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Sabato 03.12.2016 ore 10.35
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Giuseppe Caliceti

Talento


di Giuseppe Caliceti

Una delle battute che Matteo Renzi ha riciclato di più nella sua campagna a favore del "Sì" al referendum ha a che fare con la scuola e, visto che la battuta l'ha ripetuta varie volte, anche nel suo incontro reggiano al teatro Ariosto, mi ha colpito.



Dunque, la battuta è questa: "Ci vuole un bel po' di talento a mettere 3 miliardi sulla scuola e scontentare tutti". È sempre detta da Renzi con un pizzico di ironia. Ha funzione di autocritica. Ci fa capire una cosa importante: che è consapevole di come, sulla scuola, si sia fatto male. Nonostante gli annunci epocali della Buona Scuola. Nonostante la buona volontà.

Il premier e segretario del Pd ha ragione: ci voleva proprio un gran talento per scontentare tutti. Docenti. Studenti. Genitori degli studenti. Si poteva evitare? Certo. Magari chiedendo consiglio a dei pedagogisti e non solo ad esperti di marketing.

La scuola, infatti, non è una battuta a effetto. Né lo è la sua gestione. Né lo sono i nostri figli. Ricordo che Renzi, in principio, andava sempre nelle scuole e si faceva fotografare con gli studenti. E che il tema scuola era il suo cavallo di battaglia. Almeno a parole.

Poi questa ammissione di aver commesso errori proprio sulla scuola. In effetti, a proposito di scuola e politica scolastica, Renzi e il suo governo - fino ad ora - hanno continuato sulla stessa linea di chi li aveva preceduti: smobilitare la scuola pubblica.

Parlando di merito come forma di modernizzazione, mentre le scuole continuavano a cadere a pezzi. Con un'aggravante: proponendo una politica scolastica di destra, e fin qui nulla di male, per carità, ma da sinistra. Meglio: spacciandola per una politica scolastica di centro-sinistra. Così i docenti italiani, tutti, si sono sentiti gabbati e mazziati.

La cosa più grave nella battuta sulla scuola di Renzi, però, mi pare un'altra. Quel suo dire: "Abbiamo messo tre miliardi sulla scuola e....". È quel mettere, lo ammetto, che mi preoccupa più di ogni altra cosa. "Mettere", quasi come se avesse detto "puntare". Come si mettone le fiches al casinò sul tavolo da gioco per tentare la fortuna.

Lo stupore di Matteo per ciò che non è andato con la cosiddetta Buona Scuola deriva infatti dal fatto che, mi pare, nonostante abbia puntato sulla Buona Scuola tre miliardi – che, ammettiamolo, sono solo parole e briciole, perché in realtà ha continuato a bloccare il contratto dei docenti arrivato ormai al decimo anno di stop - non abbia ottenuto il consenso che avrebbe meritato.

Come se il consenso, ehm, sì, si comprasse. Ecco, questo rivela un modo un po' vecchio di pensare e fare politica che, in realtà, non è così lontano da quello di certi governatori.

Comunque vadano le cose al referendum, spero che a proposito di scuola, dopo aver ammesso di aver sbagliato qualcosa, si tenga maggior conto di chi ci lavora e, perché no, anche della parola dei pedagogisti: in Italia ce ne sono tanti e di prim'ordine.


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28/11/16 h. 10.09
raspini uberalles dice:

guarda che se ti arriva salvini. giuseppe. la scuola te l'abolisce.....guarda che esiste sempre un peggio......in francia per es se vince fillon verrano licenziati 500mila statali.....non sputare sul piatto in cui mangi giuseppe, un abbraccio

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