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Martedì 12.12.2017 ore 21.09
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Superciuk


Industriali. Il mandato presidenziale di Mauro Severi volge al termine. L’assemblea annuale è fissata come sempre per il mese di giugno, ma i giochi per la successione sono già iniziati e, comunque, il nome del prescelto uscirà con largo anticipo. Girano tre o quattro nomi. Il favorito è quello di Fabio Storchi, già presidente nazionale di Federmeccanica, oggi praticamente libero da impegni in Comer (ed entrato nella cordata per Arena Campovolo).

 
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Più pressante la partita sulle candidature nel Pd in vista delle elezioni politiche (Marzo? Aprile? Maggio?) I nomi, nell’ordine: Graziano Delrio, ministro in carica, con un futuro tutto da decifrare stanti le non felicissime previsioni riguardo il risultato del suo partito. Per Graziano Diomio! è pronto un seggio senatoriale, qualora il nuovo Parlamento non dovesse rivedere il Pd al governo in una Grande Coalizione con Forza Italia. Al contrario, in caso di alleanze obbligate, il nome di Graziano rimane tra i più solidi tra gli uomini di vertice del centrosinistra, quale che ne fosse la formula. A maggior ragione, lo diventerebbe in caso di tracollo elettorale e dimissioni anticipate del segretario Matteo Renzi (prospettiva attualmente fantapolitica, ma molto gettonata tra i palazzi romani).

 
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Qualora il Pd confermasse le stentate previsioni sondaggistiche, ossia un ritorno allo scarso 25% ottenuto cinque anni fa da Bersani, e anche a causa delle novità introdotte dal cosiddetto Rosatellum bis, ovvero con una quarantina di seggi attribuiti attraverso il sistema maggioritario, un centrodestra unificato da una figura gradita a Berlusconi e non indigeribile per i potenziali alleati Lega e Fratelli d’Italia, che fosse apprezzata in Europa per esperienza e per relazioni consolidate con i poteri forti continentali (Tajani? Frattini?) in grado di scongiurare il terrore dei populisti al governo, le poltrone destinate al Pd reggiano si limiterebbero a tre-quattro. 
 
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Escono per raggiunto limite di mandati l’Uomo di Marmo della Bassa e la montanara Pignedoli, cercano la riconferma dopo una sola legislatura Vanna Iori (unica renziana del mazzo), Antonella Incerti e Paolo Gandolfi. Ma, oltre a un posto per Graziano OMG, i pidini reggiani potrebbero lasciare spazio all’uomo che più è cresciuto negli ultimi mesi nel partito nazionale, ossia Andrea Rossi, sottosegretario alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, braccio destro di Stefano Bonaccini, membro della segreteria nazionale con delega all’organizzazione.

 
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Qualora Rossi desse la disponibilità a lasciare Bologna per un seggio alla Camera, Renzi sarebbe ben contento. Ma è lo stesso ex giovanissimo sindaco di Casalgrande a nicchiare. Fare il numero due di una regione quale è l’Emilia-Romagna non è necessariamente riduttivo rispetto a un seggio in Parlamento, soprattutto nella prospettiva di un Pd indebolito o addirittura all’opposizione. Anni fa, nessuno o quasi si sarebbe neppure posto il problema. Oggi è diverso. Per quanto ne sappiamo, Rossi non ha ancora dato la propria disponibilità.

 
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Poi c’è la quota-donne. La Iori sembra favorita dall’appartenenza correntizia, e tuttavia il gioco delle compensazioni va osservato perlomeno su scala regionale. Perché la Iori sì e la Incerti no? Più complicata la situazione di Gandolfi, che pure a Reggio continua a mantenere un rapporto stretto con il sindaco Luca Vecchi detto Prudencio.

 
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Tra gli aspiranti di prima fascia, segmento Orlando, in caso di stallo su due figure nella stessa posizione potrebbe uscire a sorpresa il nome di una figura terza. In questo caso, il segretario provinciale Andrea Costa sarebbe certamente il primo nome a disposizione.

 
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Tempi migliori dovranno aspettare i giovani (ormai non più propriamente giovanissimi) sindaci pidini. Giammaria Manghi, che in Provincia ha portato la croce, vede la Regione come approdo al prossimo turno regionale. I Tagliavini, i Mammi, le Malavasi porteranno a termine i rispettivi mandati e poi si vedrà.

 
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Detto delle pene democratiche, qualora davvero la sfida elettorale dovesse giocarsi tra il centrodestra riunito per l’ennesima volta da un Silvio Berlusconi politicamente redivivo e addirittura centrale nel quadro politico italiano e l’arrembante avanzata dei Cinque Stelle, nel quadro locale potrebbero aprirsi spazi inattesi e impensabili sino a poco tempo fa.
 
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I grillini ricandideranno Maria Edera Spadoni, fedelissima di Di Maio, particolarmente attiva negli ultimi tempi sulle questioni locali (vedasi processo Aemilia e vicende giudiziarie annesse). Da fuori, la spalleggia un uomo di lunga esperienza quale Walter Ganapini, tecnico di area ambientalista molto ascoltato da Grillo. Dalla votazione online delle cosiddette Parlamentarie non è da escludere la candidatura di Matteo Incerti, leghista della prima ora in giovane età poi convertitosi al verbo grillista, oggi occupato in Parlamento nell’area comunicazione dei gruppi a cinque stelle. Uscita dai radar Maria Mussini, che lasciò il Movimento poco dopo l’elezione, e che chiuderà il mandato nel gruppo misto. Le sue posizioni più recenti sono vicine al sindaco di Parma, Federico Pizzarotti.

 
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Più complessa, e per certi versi stimolante, la contesa elettorale del centrodestra, qualora Lega, Forza Italia e Fdi riuscissero – come è probabile che accada – a trovare un’intesa globale. I berlusconiani a Reggio non hanno mai goduto di grande fortuna, ma oggi la situazione è la peggiore di sempre dopo la condanna in Appello a quattro anni di carcere del leader provinciale Giuseppe Pagliani. 
 
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E’ verosimile che sia la Lega a prevalere nella coalizione, e qui sino a poco tempo fa la candidatura di Luca Vinci a Montecitorio veniva data per scontata. Poi, negli ultimi tempi, la gestione-Vinci è finita in minoranza nella federazione di Modena (il direttivo provinciale lo ha addirittura sfiduciato) e in diverse zone della regione si sono levate lamentele e proteste. La decisione finale dipenderà da Matteo Salvini, che su Vinci aveva sinora sempre puntato. Se il leader leghista deciderà di difenderlo fino in fondo, un posto alla Camera per il consigliere comunale reggiano sembra garantito.

 
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Il voto per le Politiche aprirà di fatto sottotraccia anche la campagna elettorale per le amministrative del 2019. Luca Vecchi punta alla riconferma e a un’alleanza a sinistra con la neonata area D’Alema-Bersani-Speranza-Fratoianni-Civati, oggi già largamente rappresentata sia in giunta (Sassi e Tutino) sia in consiglio (De Franco, Scarpino). 

 
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La secolare pulsione della sinistra a dividersi al proprio interno consente oggi solo di immaginare il futuro, non di programmarlo. Ciò significa che l’esito delle Politiche e l’eventuale governo che ne scaturirà rimetterà in moto iniziative politiche permanenti, come è ormai divenuto un classico della vita parlamentare nazionale (obiettivamente, un vero scandalo: più di un terzo dei parlamentari ha cambiato casacca nel corso dell’ultima legislatura, alla faccia del mandato elettorale ricevuto).
 
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La scissione dei bersaniani ha indebolito il Pd e ha aperto fratture anche personali che solo una ricomposizione su basi di potere locale (assessorati, presidenze, poltroncine varie) potrà sanare e consentire di reggere un quadro di presentabilità politica altrimenti poco credibile. C’è una sinistra nazionale di opposizione che cannoneggia il Pd ogni giorno e una sinistra locale che con il Pd condivide posti e prebende e finge di andare d’amore e d’accordo. Ciò malgrado le annose richieste dell’elettorato di base del centrosinistra, che da decenni ormai invoca inutilmente unità, al di là dei personalismi e dei distinguo legati soprattutto alle carriere personali e disancorate da solide basi e programmi.
 
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La ricandidatura di Vecchi non potrà prescindere dal quadro generale. Amministrare a braccetto con chi leva i calici alla sconfitta del tuo segretario non rende l’immagine di una politica seria e coerente. Una sconfitta alle Politiche di Renzi e del Pd, oggi data per certa dai sondaggi, provocherebbe un terremoto nel partito e riaprirebbe la stagione congressuale. Ammesso (e non concesso) che il centrodestra, oggi dato per vincente, non abbia bisogno dei voti del Pd per poter formare un nuovo governo ed evitare elezioni anticipate (cose che accadono anche in altri Paesi, dunque non una tragedia). In quel caso, ossia dinanzi a un Parlamento paralizzato da maggioranze assenti o comunque insostenibili sul medio periodo, tutto si rimetterebbe in gioco – e le conseguenze si avvertirebbero anche in periferia.
 
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Chiudiamo la Vasca con le ultime news cittadine. Il Vittoria Park va maluccio, come alcuni avevano previsto. Sarebbe stato venduto circa il 40% dei posti-auto disponibili, Lodetti Alliata non è contento e vorrebbe poter gestire anche il parcheggio della Zucchi (ha rotto con Apcoa, sinora leader in Italia).
 
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E’ trascorso un anno dalla scomparsa di Nino Nasi, molte sono state le mobilitazioni di singoli e di amici (meritevoli il Fai, la Fai, la Grande Cena di Boorea, Franco Ferretti) ma sulla è accaduto sul piano istituzionale. Prudencio e Arci avevano pubblicamente manifestato l’intenzione di fare qualcosa di utile per salvare la Libreria del Teatro. Per ora, risultati zero.

 
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Il 2018 sarà comunque un anno importante per la città: entro l’estate sono in calendario i primi ingressi di aziende nell’area riqualificata delle Reggiane e, poco distante, l’inaugurazione dell’Arena Campovolo con i primi eventi. Per l’opening si parla di una reunion del meglio del pop italiano, ma fare nomi in assenza di fonti credibili non avrebbe senso. 
 
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Nel 2019 scadrà anche il mandato di Barbagianni Borghi alla presidenza dell’Affondazione Manodori. I lettori della presente rubrica sono informati da tempo: Unicredit si sposterà a Palazzo Pratonieri, in via Toschi, dove stanno terminando i lavori di ristrutturazione. A Palazzo del Monte, sul versante di piazza Prampolini entrerà una catena di ortodonzia spagnola (non stiamo scherzando) e, sul versante di piazza del Monte, la catena di fast market Teddy. Dite che non sia il massimo per il presunto salotto buono della città? La Manodori, d’altronde, deve pure incassare qualcosa d’affitto. E comunque, sarà sempre meglio dello spazio pubblico occupato stabilmente dai cosiddetti “Superciuk” (citazione non nostra, ma di un lettore-commentatore) tra l’angolo del Teatro Valli e l’ingresso dei Musei: qualche giorno fa, tra bottiglie di vetro e sostanze varie in orario di uscita dalle scuole adiacenti, si è visto uno attaccare un fornellino elettrico all’allacciamento dell’Enel e scaldarsi la pasta. Vamolà.



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02/12/17 h. 16.36
Dino Angelini dice:

dopo aver visto la foto degli ex pidini reggiani:

E la sinistra
pallida pulzella
fu rapita qui
a Reggio Emilia
dove - come vedete -
gli ex-pidini
ancora acquartierati sono
nelle casematte partigiane
che furono dei loro avi,
e che ora definitivamente
sono occupate
dei cesaroli alla Delrio.

A fare che,
ognun lo può capire!

Reggio Emilia, 27.11.17

02/12/17 h. 14.36
NOTIZIE DAL TEMPIO dice:

Incarichi, ispezione in municipio
Il ministero contesta alcune nomine e alcuni incentivi
Prima di tutto sono metodologici e riguardano i tempi di stipulazione dei «contratti decentrati integrativi» e alcune «scelte organizzative».
Gli ispettori, a ben leggere, contestano proprio alcune procedure di reclutamento: per alcuni posti da dirigente veniva assegnato un punteggio considerato troppo alto a chi aveva avuto precedenti esperienze di pari ruolo

AEMILIA
gli imputati ora puntano sui favoritismi tirando in ballo lottizzazioni, voti e parentele
I pentiti richiamano la politica a processo.
Il bersaglio è ora il sindaco Luca Vecchi, che sconta l'origine cutrese della moglie, Maria Sergio, ex dirigente comunale a Reggio, tirata in ballo ogni tre per due. IL SOSPETTO SU PIEVE. Valerio ha messo nel mirino i cambi di destinazione d'uso a Pieve Modolena, il grande quartiere emblema del boom edilizio reggiano
(fonte GAZZETTA DI REGGIO 2.12.17)

01/12/17 h. 18.51
paolo dice:

Beh!!! La Iori sicuramente sarà ricandidata. Nel mandato in corso è entrata senza far le primarie chissà cosa altro le prepareranno stavolta!!! Evviva la trasparenza e la premialità che esiste in casa PD!!!

30/11/17 h. 22.19
nel PD e dice:

Rossi, la Iori, Costa e Manghi sono scarsi e mediocri, di Vecchi meglio non parlare...
Il sistema di questo partito a forza di prediligere uomini fidelizzati ciecamente ai loro predecessori che a loro volta li avevano nominati si è evirato da solo e produce solo bardotti. La sinistra che in teoria avrebbe dovuto avere le palle si è intenerita sul tema dei gay e non ha più un muscolo. Se il seme della ragione crescerà nei crani dei 5stelle non ci saranno dubbi per il grande calcio in culo e li si spedisce tutti a lavorare in coop.

28/11/17 h. 23.13
Janos Boka dice:

il problema, direttore, è che alcuni fra i sindaci che non potranno essere ricandidati, ce ne sono alcuni che non hanno mai lavorato un giorno in vita loro, e altri che non hanno nessuna voglia di tornare a lavorare. Cosa ce ne facciamo ora che sono sparite le cooperative e che i posti da parlamentare e da consigliere regionale si diradano? E' un problema sociale di cui bisognerà farsi carico.

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