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Giovedì 24.08.2017 ore 01.14
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Sinistre, progetti, poltrone


Nuovo Ulivo? Grande Ulivo? Nell’intervista a un quotidiano locale il vicesindaco di Reggio, Matteo Sassi, ex Rifondazione ed ex Sel, oggi Art. 1, ha definito la strategia per arrivare alla scadenza della consigliatura nel 2019 con un accordo blindato tra il Pd e l’area che costantemente va muovendosi alla sua sinistra.
 
 
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La base teorica del ragionamento di Sassi è semplice. Primo: Reggio e possibilmente la maggior parte dell’Emilia devono continuare nel sentirsi diversi dal resto del Paese, comunque protagonisti di una storia a sé. Che è una storia, nella sua visione, di sinistra-centro, piuttosto che di centrosinistra, con o senza trattino.
 
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Secondo. Qui non esistono i personalismi, i rancori, gli odi personali che devastano la vita quotidiana di quel pezzo d’Italia che seguita a considerarsi di sinistra. Le amministrazioni locali esprimono identità politica coerente con i valori fondamentali della tradizione, seppure naturalmente declinate nel mondo contemporaneo, e soprattutto non c’è un Matteo Renzi capace di stravolgere – e soprattutto di scalare – la forza politica senza la quale la sinistra che si vorrebbe se non dura almeno pura finirebbe relegata nel reducismo e nel folklore locale (notevoli, in questo senso, le annunciate celebrazioni a Cavriago per il centenario della Rivoluzione d’Ottobre).
 
 
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Terzo. Sassi gioca pro domo sua. Considera Luca Vecchi un renziano sotto mentite spoglie, ossia un ragazzo che viene dalla federazione giovanile comunista e che comunque garantisce un dna politico affidabile e accettabile a sinistra, e per il resto un’alleanza gauchista dove le specifiche componenti sono destinate a trovare l’intesa davanti al classico caminetto.

 
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Mirko Tutino, referente locale di Art.1, sta preparando un incontro nazionale del movimento da tenersi proprio a Reggio cui saranno invitati i Bersani, i D’Alema, i Rossi, gli Speranza – e certamente anche l’ondivago Giuliano Pisapia. Non è detto che venga, naturalmente. Ma se così fosse, come è negli auspici di Tutino e compagni, significherebbe una possibile ricucitura le cui ricadute politiche avrebbero conseguenze nazionali. Qualcosa di paragonabile al “patto di Vasto” che precedette le ultime elezioni politiche, che pure sembrano e sono così lontane.

 
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Prima di ancorare Vecchi e il Pd a sinistra, tuttavia, occorre superare i mal di pancia che agitano sottotraccia la componente renziana locale. Soprattutto perché in ballo ci sono i seggi parlamentari da occupare, sui quali la corsa è già cominciata e che non sarà facile risolvere senza creare delusioni e dissapori anche nel Pd.
 
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I seggi sicuri dovrebbero essere tre o, al massimo, quattro. Uno è teoricamente già occupato da Graziano Delrio, che parlamentare non è mai stato, e che certamente guiderà una lista: qui o altrove. Se il ministro scegliesse di candidarsi in casa, un posto in più verrebbe a liberarsi. Ma non è affatto scontato che ciò possa accadere.
 

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Un secondo seggio sarà verosimilmente appannaggio di Andrea Rossi, fresco esponente della segreteria nazionale e responsabile dell’organizzazione pidina. Nessun segretario lascerebbe fuori dal Parlamento un fedelissimo cui ha appena affidato una missione tanto delicata e a continuo impegno all’interno del partito.
 
 
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L’ingresso di Rossi in Parlamento aprirebbe poi una casella importante in Regione, alla quale mira l’attuale presidente della Provincia Giammaria Manghi. 
Manghi può rivendicare quattro anni di lavoro faticoso in un ente decimato dai tagli e dalle confusioni legislative. Lo ha fatto gratis, da sindaco di Poviglio, ricevendo la sola indennità dei sindaci dei piccoli Comuni (siamo sui 1.200 euro al mese). Va bene che la politica si faccia per passione, ma nelle regole non scritte della vita dei partiti (non solo il Pd) vigono tuttora scampoli di logica premiale. Rossi alla Camera e Manghi in Regione: è un’opzione possibile.
 
 
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Il terzo seggio non potrebbe essere assegnato che a una donna. La renziana più renziana tra chi ha un solo mandato alle spalle è Vanna Iori. Plausibile che la riconferma venga da sé. Ma alla prima legislatura sono anche Antonella Incerti e Paolo Gandolfi, i quali male non hanno fatto, e poi non può essere ignorata la componente che fa capo ad Andrea Orlando, che alle recenti primarie ha ottenuto a Reggio la migliore performance in Italia. La coperta, come si evince, è corta.
 
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Sulle faccende emiliane l’ultima parola spetterà, insieme a Matteo Renzi, a Graziano Delrio e a Stefano Bonaccini. Dei tre, diciamo pure al secondo. Il quale, ogni volta che l’argomento lo sfiora, si defila ed evita non solo di schierarsi, ma neppure di considerare la questione in agenda essendo in altre faccende affaccendato.
 
 
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GDR ha davvero altro a cui pensare. Le elezioni politiche di primavera non saranno uno scherzo per i destini del Paese. L’intero campo politico è in movimento. Passato agosto, la campagna elettorale sarà dura, incerta, sinora del tutto imprevedibile. Per paradosso, Silvio Berlusconi è tornato ad assumere una centralità che nessuno cinque anni fa avrebbe saputo prevedere. Un centrodestra alleato su basi tradizionali otterrebbe oggi con ogni probabilità la maggioranza in entrambe le Camere. Tuttavia, il centrodestra di oggi non è quello del ventennio berlusconiano e la Lega – che sull’emergenza immigrati sta incassando consensi al di là dei propri steccati tradizionali – non è più quella di Umberto Bossi and family.

 
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E poi c’è il Movimento 5 Stelle, che in autunno voterà online il candidato alla premiership Luigi Di Maio e che vuole giocare la partita in campo aperto con due plus importanti: vinceranno in Sicilia, senza avere il tempo di combinare troppi guai, e tornerà nelle piazze Beppe Grillo, protagonista di quel celebre Tsunami Tour invernale che, con l’effetto moltiplicatore della rete, riuscì a superare nel voto italiano il Pd di Bersani dato per sicuro vincente.

 
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Troppi sono oggi i passaggi da compiere per poter prefigurare un quadro elettorale amministrativo sul 2019. La consuetudine dei due mandati da sindaco appartiene a una stagione in cui la politica si muoveva a ritmi infinitamente più rilassati rispetto alla velocità contemporanea. Dunque, Vecchi non può pensare di arrivare sul velluto all’appuntamento con il secondo mandato. L’intervista di Sassi, che con il sindaco in carica ha un consolidato rapporto di collaborazione e di amicizia, ha il pregio di delineare una visione di campo ma potrebbe rivelarsi un boomerang qualora la presunta estraneità reggiana alle vicende nazionali venisse improvvisamente a cadere di fronte al principio di realtà. GDR si è ritagliato nel partito un profilo da riserva della Repubblica – quello che per esperienza e cursus honorum spetterebbe semmai a Pierluigi Castagnetti – ma le truppe parlamentari, in questo giro, rivedranno un Renzi ancora mattatore. Per lasciare al suo destino l’ex Rottamatore di Rignano, almeno finché si parla di Pd, non è ancora arrivato il momento.      
 


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11/08/17 h. 12.26
Franco dice:

Quali progetti ? Quali politiche per il futuro in campo industriale, ambientale, energetico? Le poltrone quelle sono comode e con la colla!

10/08/17 h. 18.07
Scandianese dice:

E il sindaco si Scandiano, Mammi, cosa gli facciamo fare nel 2019?
In corso Vallisneri fino a poco tempo fa si dava per scontato il termine anticipato della consiliatura per la sua candidatura in Parlamento...

08/08/17 h. 12.02
prezzi dice:

Ma quanto costa a Vecchi la fedeltà alla giunta dei fuoriusciti dal Pd, ora MDP? In campo nazionale l'MDP è in totale rotta di collisione con il Partito Democratico, ma a Reggio hanno fatto la scissione di cartone... Che gente come Di Franco e amici, che nel PD avevano trovato un salvagente dalla sfiga, restassero incollati al 'partito mamma' era scontato, ma resta la contraddizione. Quindi come lo pensano quasi tutti, o Vecchi si finge Renziano per tenere il posto, o i puffi reggiani di D'Alema hanno avuto qualche bel regaluccio.

02/08/17 h. 11.08
Masini for ever dice:

La Masini no alla camera? Dopo che il PD l'ha emerginata per la sua battaglia acerrima contro le mafie, non sarebbe ben ricompensata con un posto da onorevole? O pensate che sarebbe meglio e più consono un seggio da senatore a vita? Forse si! Direttore perchè questo rotocalco non si fa promotore dell'iniziativa? #Soniasenatrice

02/08/17 h. 4.02
@direttore dice:

Per curiosità: come mai l'assessore Montanari non dichiara più?
ci aveva abituato bene con i suoi droni,gli orti urbani dappertutto la città smart...le stampanti in 3D. comunicati ogni due giorni...
I soliti pettegoli dicono che,nell'eventualità,studia da sindaco prossimo venturo
Anche Lei non la cita mai.....dov'è finita?

02/08/17 h. 1.43
a prescindere.... dice:

A prescindere (direbbe Totò...) Tutino e Sassi rincorrono un posto...Tutino possibilmente al parlamento
sono desideri come altri....

01/08/17 h. 16.29
Tramvata nelle gengive e stridore di denti dice:

Quello che si beccherà il PD alle prox amministrative

01/08/17 h. 11.08
Yanez dice:

Buona ricostruzione e anche credibile, ma c'è una qualche variante di cui tenere conto. C'è un qualche sindaco al secondo mandato che non ha un lavoro garantito. Saltato il connubio partito coop che uno stipendio lo garantiva sempre, cosa diciamo a queste persone che si trovano alla soglia dei 40/50 anni senza competenze specifiche? Grazie del servizio e arrangiati? Mah, staremo a vedere. Da parte mia prevedo si scateni una faida senza esclusione di colpi, un duello all'ultima poltrona

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