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Martedì 18.06.2013 ore 06.39
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Giuseppe Caliceti

Rette e accessi: la Lega viola il tabù nidi-scuole


di Giuseppe Caliceti

L’istituzione Nidi e scuole dell’Infanzia, voluta fortemente dalla giunta Spaggiari come lascito ai posteri, è una delle istituzioni più prestigiose e conosciute della nostra città. Se il comune di Reggio è un’azienda pubblica, l’Istituzione è una delle aziende più grandi all’interno dell’azienda comune: gestisce 6mila bambini e le loro famiglie.

La Lega ha recentemente attaccato l’Istituzione in modo strumentale prendendosela con i criteri di accesso dei bambini agli asili comunali: nei migliori, dice la Lega, il 25% è per i bambini stranieri e, provocatoriamente, aggiunge, “E’ più facile entrare agli asili comunale se non sei reggiano”. Dietro l’attacco frontale, certo populista, certo ideologico e anche un po’ razzista, c’è la prossima rielezione del cda dell’ente; i leghisti ne chiedono un ampliamento e vogliono un posto.

La loro dichiarazione a proposito è chiara: “Democrazia vuol dire che in un ente di questo tipo ci sia almeno un consigliere d’opposizione. Altrimenti chiederemo una commissione di garanzia che vigili su questi criteri di formazione delle graduatorie, criteri che sono assolutamente da modificare”. Di fronte a questo attacco l’attuale presidente in uscita dell’Istituzione Nidi e scuole dell’Infanzia, Sandra Piccinini, risponde: “Sì, però noi mettiamo al centro il bambino”. Questo e poco più. Lo dico francamente: mi pare una risposta modesta, deludente.

Ora, quale istituzione o agenzia educativa, oggi, non metterebbe al centro il bambino?
Una risposta debole, insomma. Perché invece non ammettere che i criteri di ammissione agli asili possono e devono senza dubbio migliorare, proprio per non prestare il fianco a letture razziste o comunque strumentali come quelle della Lega? Tra l’altro non è la prima volta che se ne parla e sono gli stessi già da un bel po’ di anni. Occorre inoltre controllare le dichiarazioni dei genitori? Certo, se non sono controllate: vabbè fidarsi, ma le cose devono essere fatte seriamente.

Ancora: i 14 punti che possono essere assegnati in modo soggettivo a un alunno non sono troppi? Infine, in nessuna scuola italiana, pubblica o privata, ma forse neppure nel cda di una banca, un consigliere incassa 500 euro netti per ogni riunione mensile. In tempo di crisi economica e di tagli forsennati alla scuola pubblica, anche se magari si fa un’operazione un po’ di facciata facendo lavorare le cuoche in modo volontario anche alla mensa del vescovo, fa un po’ specie, ammettiamolo.

Detto questo, vorrei però provare a spostare il discorso su un piano più politico: il costo delle rette. Gli asili comunali reggiani nascono nel primo dopoguerra come risposta laica alle esigenze crescenti di formazione prescolare. A parte il loro indiscusso valore guadagnata sul campo, la loro competitività e vicinanza alle famiglie può avvenire oggi, come avveniva in passato, in un modo più semplice: offrendo cioè un servizio il più possibile alto e importante, ma contenendone i costi. Rimane questa la via maestra per essere veramente vicino alle famiglie e ai bambini, specie quelle più in difficoltà.

Capita invece che oggi, mediamente, i costi delle rette mensili in un asilo comunale siano circa il doppio di quelli, per esempio, di una scuola privata cattolica. Uno subito pensa male: ma perché nelle cattoliche entra in gioco il volontariato, i docenti non sono pagati come alle comunali. Poi si informa: non è vero, anzi. Allora fa fatica a capire. Uno dice: sì, ma quelli sono gli asili più belli del mondo. Verrebbe da dire: va beh, ma non è colpa di noi reggiani.

In sintesi, quello che credo sia importante oggi, e tanto più lo è in un periodo di crisi economica, specie per una scuola comunale, cioè privata, d’ispirazione laica, è questa nuova scommessa: fornire una scuola di qualità riuscendone virtuosamente a contenere i costi, senza cioè dimenticarsi dello spirito di servizio che queste scuole avevano quando sono nate. Altrimenti, come capita oggi, si rischia di infoiarsi in discussioni sui criteri di iscrizione agli asili, che assomigliano a criteri più o meno oggettivi di descrizione del disagio famigliare infantile misurandolo su un’idea di famiglia che, come ogni idea, è astratta, sfuggente, opinabile, inevitabilmente non oggettiva.

Prestando il fianco al populismo della Lega: esattamente come sul tema più generale dell’immigrazione. Se nei prossimi anni questo non avverrà, capiterà anche a Reggio Emilia quello che già capita in tanti paesi della nostra provincia, con tanti saluti sia alle parole della Lega che a quelle della Piccinini: chi ha più problemi economici e sociali, anche se magari è di fede musulmana, iscrive infatti già tranquillamente i propri figli all’asilo parrocchiale per un motivo molto semplice: spende meno. E questo, al di là di tutte le buone intenzioni, è ancora letto dalla maggioranza dell’utenza come la migliore capacità di stare vicino ai più deboli e ai più fragili.

Questo è di sinistra o, se volete, di centrosinistra. D’altra parte, il successo della proposta originaria di Malaguzzi fu straordinaria perché coniugava alta qualità a costi tutto sommato contenuti: ed ha avuto ragione. Quella che si profila all’orizzonte, al di là dei fatti contingenti legati alla nomina del nuovo presidente e del nuovo cda dell’istituzione, è allora una sfida per guardare al futuro di questo ente e e dell’intero centrosinistra nella costruzione di una città educativa che però non è solo una città dei bambini, ma delle persone. Questo è il progetto politico forte che Reggio Emilia può lanciare nell’Italia di oggi e nel centrosinistra di oggi.

Non capire bene che questa partita è già in corso da anni e non affrontarla con idee nuove ma vecchie, riposando sugli allori di un tempo senza accorgersi che il mondo, Reggio Emilia e anche i bambini non sono più quelli di una volta, può essere pericoloso per tutti, specie nel centrosinistra. Sveglia!


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08/09/09 h. 12.13
Giacomo Giovannini dice:

Egregio Sig. Caliceti, mi segnalano questi suoi interventi e mi preme darLe alcune precisazioni:
1) perchè a Reggio tutti i cda delle partecipate sono monocolori? per impedire la funzione di controllo diretta sugli enti di secondo grado?
2) la frase che Lei cita "è più facile entrare se sei straniero" è una libera interpretazione della stampa, poichè nella complessa operazione di trasparenza che abbiamo condotto non ci siamo occupati solo del rapporto stranieri-comunitari rispetto ai criteri di accesso al servizio, ma anche delle discriminazioni tra categorie di lavoratori e famiglie e della correttezza della gestione di procedure e domande;
3) il manifesto che Lei cita sulle torture agli immigrati è un falso creato da Mauro Biani, vignettista di Leberazione e Unità ed inserito ad "arte" in una pagina di facebook come già denunciato alle Autorità competenti.
Cordiali saluti.

07/09/09 h. 17.28
caliceti giuseppe dice:

Gentile dr. Barbieri, come lei certo sa, anche le fotografie non sono neutre. E poi una cosa è fornire dati, una cosa è commentarli. Il "modo" è tutto, si dice. Avreste potuto dire che volevate un posto nel cda. O che per voi erano da rivedere i criteri di accesso agli asili. Invece avete detto: "E' più facile entrare agli asili d reggio se sei straniero". Una forzatura. Le faccio una dmanda ecca: il principio di aiutare i bambini più in difficoltà a prescindere dal colore della pelle per lei è giusto o no? Una seconda domanda: Cosa pensa dell'iscrizione di Bossi e suo figlio al gruppo su facebook pubblicizzato col manifesto "ironico" con su scritto: "immigrati. torturarli è giusto?" Come Lega Nord diReggio Emilia vi siete dissociati o no?
Grazie delle sue gentili risposte.
GC

07/09/09 h. 13.05
Miles Barbieri dice:

Stim.mo Dr. Caliceti,
ho letto il Suo intervento e ne condivido sostanzialmente l'analisi politica ( ed "economica!" )oltre ai suggerimenti che ha voluto dare alla Presidente del cda.
Quello che mi preme sottolineare è che non mi pare esserci nulla di "strumentale" nel lavoro che abbiamo svolto. Semplicemente abbiamo fatto una fotografia della realtà e un controllo attento il lavoro che dovrebbe fare il DIRIGENTE PAGATO profumatamente ( 66.000 euro l'anno) anche da me e da Lei. Se informare l'opinione pubblica circa i risultati di questo nostro lavoro è per Lei strumentale, mi dispiace. Per me ( e per noi ) è semplicemente un atto dovuto nei confronti del cittadino che paga le tasse. Trasparenza: anche se ( cito parole della Piccinini) " non è mai successo che qualcuno controlli...", male. Noi lo faremo: il tempo della ricreazione è finito.
Cordiali saluti
Miles Barbieri
Consigliere comunale Lega Nord

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