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Martedì 22.05.2018 ore 17.38
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Replica all'articolo di Paolo Bonacini "A Natale, sì, ma di che anno?"


Dal consigliere comunale Mdp a Reggio Emilia Salvatore Scarpino riceviamo la seguente lettera relativa ai reportage del collega Paolo Bonacini.

La pubblichiamo integralmente, insieme alla replica del nostro collaboratore. 
 

Gent.mo Direttore,
 
vorrei rispondere in merito al contenuto dell’articolo di Paolo Bonacini, dal titolo “A Natale, sì, ma di che anno?”, che ho avuto modo di leggere solo oggi, considerato che sono stato a Cutro per le festività di Natale.


 
Le chiedo cortesemente di concedermi lo spazio adeguato e l’idonea visibilità per la replica, anche se ero convinto di aver già risposto, ed in modo approfondito, alle questioni che Bonacini tira di nuovo in ballo, in previsione dell’audizione di Potito Scalzulli al processo Aemilia. Mi ero reso disponibile anche ad un confronto diretto, che non mi è stato però richiesto.
 
Bonacini per avere risposta alla domanda che si pone: “Perché i giudici di Aemilia vogliono sentire Scalzulli?”, avrebbe fatto meglio ad aspettare il giorno dell’udienza, senza incorrere negli stessi errori dell’altra volta.
Per di più definisce la notizia come un “botto anticipato di San Silvestro”. Al riguardo voglio subito ricordare a Bonacini cha ad Aemilia si sta facendo il processo alla mafia, e non penso che dalle dette e ridette accuse di Scalzulli vi siano novità così eclatanti da definirle botto anticipato di San Silvestro.
 
Non è nel mio stile offendere il lavoro e la professionalità di nessuno, come qualcun altro ha fatto nei confronti di Bonacini per l’articolo in questione, però confermo la sensazione di un suo accanimento e forse risentimento nei miei confronti, che avevo già manifestato in occasione del primo articolo su Scalzulli: “Sarà vero oppure no?”.
Bonacini invita ad andare a rileggerlo, scordandosi di menzionare la mia replica. Ma la cosa più grave è, che nonostante le sue dichiarazioni successive alla mia replica, con il nuovo articolo torna ad insistere su questioni che pensavo di aver già abbondantemente chiarito. Al mio paese dicono: “U surdu chiù surdu è chiru chi nun vo sintiri”.
 
Comunque, ricordo a Bonacini di andare a rileggersi la mia replica di allora, per trovare risposta alle inesattezze che continua a ripetere sull’indagine del 2002: Caro Bonacini esiste un decreto di archiviazione che è stato pubblicato sulla stampa reggiana, che da buon giornalista avrebbe dovuto già leggere e commentare.  
Avrebbe potuto rendersi conto di quali impiegati fossero coinvolti (a parte me, non c’era nessun cutrese!), quali siano state, sulla base delle risultanze dell’indagine, le diverse posizioni degli indagati. Avrebbe potuto leggere come nel decreto, oltre alla prescrizione sopraggiunta (non a causa degli indagati e non per indagini non espletate: per capirci, i fatti risalgono al 2000, il procedimento viene aperto nel 2002, l’archiviazione arriva nel 2014, con la prescrizione che, a detta dei giudici era scattata già nel 2008), il PM, per quel che mi riguarda, afferma che non esistono gli elementi per sostenere l’accusa in giudizio. 
 
Ritorno ad invitare Bonacini a esaminare l’elenco delle ditte che sarebbero state favorite.
Un giornalista serio, prima di citare, anche se virgolettate, le affermazioni di un narratore di favole, verifica l’attendibilità delle stesse. Qualcuno mi ha detto che questa è la regola principe del giornalismo ed un giornalista esperto come Bonacini dovrebbe conoscerla molto bene ed applicarla sempre, anche nei confronti di persone non importanti come il sottoscritto.
 
Ripeto a Bonacini che non sono stato mai direttore dell’Ufficio di Reggio Emilia, anche se ho avuto incarichi di responsabilità, e rimando senza alcun dubbio al mittente l’ombra delle classificazioni a ribasso delle rendite. 
Ricordo a Bonacini che il sottoscritto non poteva, nel modo più assoluto, dettare legge negli uffici dove erano assunti molti addetti di origine cutrese (??!!).
 
All’Ufficio Provinciale Territorio di Reggio Emilia su circa sessanta impiegati, sono solo quattro i funzionari di origine cutrese (e non numerosi funzionari e tecnici dipendenti pubblici cutresi!). Invito di nuovo Bonacini, e quanti lo vogliano, di andare a verificare quali siano, e quali siano state nel tempo, le mansioni di questi quattro impiegati, che non hanno mai avuto alcuna responsabilità. Lo Invito di nuovo ad andare a chiedere come è organizzato e come funziona un Ufficio Provinciale Territorio, per rendersi soprattutto conto di quali siano le norme che governano il classamento delle unità immobiliari, di quali siano i soggetti interessati, a partire dai professionisti esterni e dei titolari di diritto, di quale sia l’intero processo e di quali controlli siano messi in atto.
 
Quando Scalzulli diventa direttore dell’Ufficio Provinciale Territorio di Reggio Emilia nel 2009, il sottoscritto era già andato via da ben sette anni (nel 2002!) per andare a ricoprire altri incarichi, prima in Direzione Regionale dell’Emilia Romagna e poi presso l’Ufficio Provinciale di Bologna, dove svolge attualmente l’incarico di Direttore.
 
Allora una domanda è d’obbligo: Scarpino come avrebbe potuto commettere tutto quello di cui Scalzulli lo accusa? Sarebbe dovuto essere così diabolico da ingannare tutti i suoi superiori, regionali (dal 2002 fino ad oggi sono stati ben nove, sei per l’Agenzia del Territorio e tre per quella delle Entrate) e centrali, raggirare i direttori che si sono succeduti presso l’Ufficio di Reggio Emilia (due prima Scalzulli e tre dopo), manovrare i responsabili dei vari reparti, condizionare il lavoro di tanti bravissimi tecnici che lavorano presso l’Ufficio.  E tutto questo, stando al di fuori dell’Ufficio, con il solo apporto di quattro impiegati cutresi che non hanno mai ricoperto ruoli di responsabilità.
 
Poi, in merito all’incontro di Scalzulli con l’on. Marchi, a Bonacini non è bastata la smentita categorica fornita alla stampa, e non so in quali altre sedi, da parte dell’on. Marchi: “Non ho mai negato il sostegno dicendo che sarebbero venuti meno 700 voti calabresi che facevano capo a Salvatore Scarpino. Questa è una invenzione allo stato puro di Scalzulli”. A Bonacini fa più comodo ritenere credibile l’affermazione di Scalzulli, ma, a mio parere, non era necessaria alcuna smentita per smontare un’invenzione che non si regge in alcun modo.
Scalzulli sostiene che il Sistema Catasto era determinante per fare la differenza sugli equilibri politici elettorali. Bonacini, da buon giornalista, prima di riportare tale affermazione, che, che sotto il profilo politico è una pura idiozia, si sarebbe preoccupato di verificare i risultati elettorali delle ultime tre consultazioni amministrative di Reggio Emilia. Si sarebbe convinto che anche senza i voti di Scarpino, sia Delrio (sindaco dal 2004 al 2013), che Vecchi (attuale sindaco) sarebbero stati eletti senza alcun problema e sia i DS, prima, che il PD, dopo, sarebbero stati comunque i primi partiti in termini di voti.
 
Allora, forse è il caso di sintetizzare tali risultati.
 
A. Elezioni amministrative 2004
Delrio – eletto sindaco: voti 57.850 (63.23%) con un vantaggio di voti 46.225 sul secondo;
DS – lista nella quale si candida Scarpino: voti 30.329 con un vantaggio di voti 21.372 sul primo partito d’opposizione;
Scarpino – eletto consigliere comunale: voti 685.
 
B. Elezioni amministrative 2009
Delrio – eletto sindaco: voti 47.760 (52.40%) con un vantaggio di voti 31.148 sul secondo;
PD – lista nella quale si candida Scarpino: voti 37.892 con un vantaggio di voti 24.089 sul primo partito d’opposizione;
Scarpino – eletto consigliere comunale: voti 332.
 
C. Elezioni amministrative 2014
 
Vecchi – eletto sindaco: voti 46.673 (56.38%) con un vantaggio di voti 32.532 sul secondo;
PD – lista nella quale si candida Scarpino: voti 40.908 con un vantaggio di voti 26.919 sul primo partito d’opposizione;
 
Scarpino – eletto consigliere comunale: voti 573.
 
Faccio notare a Bonacini che i voti di Scarpino non sono stati decisivi neppure per un eventuale ballottaggio e che non sono mai stati 700, come avrebbe detto Marchi (secondo la narrazione di Scalzulli), anzi nella consultazione precedente all’incontro con Scalzulli (avvenuto il 5 marzo 2012, come da lui stesso sostenuto) sono stati appena 332!
 
Allora, caro Bonacini, di che cosa stiamo parlando?
 
Voglio, inoltre, ricordare a Bonacini che l’on. Marchi non aveva bisogno di essere informato da Scalzulli che il sottoscritto fosse compreso nell’elenco degli indagati, perché Marchi lo sapeva già fin dal 2004. Forse sarà sfuggito a Bonacini, ma la notizia dell’indagine era venuta sulla stampa fin da subito e venne fuori in tutta la sua interezza anche durante la campagna elettorale del 2004, quando Marchi era segretario di federazione dei DS. Allora informai i responsabili del Partito, che mi confermarono la fiducia. Ad elezioni avvenute, Marchi rilasciò sul mio conto la seguente dichiarazione: “Scarpino è stato semplicemente oggetto di un’indagine preliminare e non è imputato. Essere in questa condizione non può significare la perdita, o la messa in mora, di nessun diritto civile o politico o il venir meno della nostra stima”.
 
Si tratta certamente di una dichiarazione di civiltà, a prescindere di quello che pensi Bonacini o di quello che insinui Scalzulli, diffamando e calunniando il sottoscritto.
E poi, non risulta comprensibile il motivo per cui l’on. Marchi avrebbe dovuto interferire con il lavoro della Procura di Reggio Emilia, che sicuramente, se è giunta alle conclusioni contenute nel decreto citato, avrà avuto le proprie buone ragioni.
 
Comunque, ora sono io a chiedere a Bonacini: che senso ha oggi dire che Scarpino nel 2002 era indagato? A chi giova tutto questo? E che c’entra poi la mafia con tutto questo? Perché a tutti i costi mi si vuole tirare dentro?
Comunque, caro Bonacini, non so quale iniziativa abbia preso l’on. Marchi, ma da parte mia le confermo che in data 20 dicembre 2017 ho sporto denuncia querela per i reati di diffamazione a mezzo stampa e calunnia nei confronti di Potito Scalzulli alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia e sono sicuro che qualcun altro ha presentato analoga denuncia.
 
Dall’esame della documentazione, presentata da Scalzulli nell’audizione del 20 settembre 2017, che la Commissione Parlamentare Antimafia mi ha spedito su mia richiesta, ho potuto infatti dedurre tutte le accuse infondate nei miei riguardi. Suggerisco a Bonacini di procurarsi il documento e i relativi allegati per rendersene conto direttamente.
 
Successivamente, ho trasmesso alla Presidente della stessa Commissione, on. Rosy Bindi, la copia della denuncia querela presentata alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia e la copia di una memoria difensiva esplicativa con allegati, che è stata presentata a corredo della denuncia e che entra nel merito puntualmente e sconfessa tutte le accuse contenute nella documentazione prodotta da Scalzulli.
 
A breve presenterò un’altra denuncia querela sempre nei confronti di Potito Scalzulli, per il reato di calunnia in riferimento ad uno specifico caso a mio danno.
 
Infatti, ormai ho preso una decisione irrinunciabile: denuncerò allo stesso modo tutti coloro che avanzeranno dubbi sulla mia dignità, reputazione e onorabilità.
 
Pertanto chiederei a Bonacini di chiarire il senso della strana affermazione: “La domanda qui è: Perché i giudici di Aemilia vogliono sentire Scalzulli?” Forse perché di favori alle imprese edili, da parte di organi e persone dello Stato e degli Enti Locali, si è tanto parlato nelle udienze di Aemilia da rendere legittimo qualche ulteriore approfondimento. O forse perché c’è un reato che più di altri aleggia nell’aria dell’aula bunker: il 416 ter, cioè il voto di scambio politico mafioso, punibile con una pena da 4 a 10 anni di carcere”.
 
Nel merito, voglio semplicemente ribadire che fin da quando sono arrivato a Reggio Emilia, tanti anni or sono, all’epoca del sindaco Fantuzzi, mi fu chiesto di candidarmi al Consiglio Comunale di Reggio Emilia. Accettai solo nel 2004, ma a quell’epoca, già da due anni, professionalmente non lavoravo più a all’Ufficio di Reggio Emilia, quindi non potevo assolutamente favorire alcuna impresa edile, e non potevo offrire alcuna utilità in cambio di voti. Come non l’ho fatto mai in tutta la mia lunga carriera professionale, così non l’ho mai fatto in tutta la mia lunga carriera politica. Sfido chiunque a dimostrare il contrario, non con semplici narrazioni, invenzioni o suggestioni, ma con fatti concreti e prove documentali.
 
Ricordo a Bonacini due cose importanti.
 
La prima: nonostante le numerose denunce presentate da Scalzulli, il sottoscritto non risulta indagato in alcun procedimento penale. Penso che riesca da solo a capirne le ragioni.
 
La seconda: la prova che Scalzulli porta a dimostrazione che presso l’Ufficio di Reggio Emilia operava la mafia è un paio di lettere anonime, che contengono riferimenti ai suoi comportamenti personali (lo invito a leggere gli allegati consegnati alla Commissione Parlamentare Antimafia che riportano la questione). E per attestarlo, dichiara testualmente: “Quella di ricorrere alla lettera anonima è una strategia raffinata, la preferita dalla criminalità organizzata per diffamare le personalità a lei non gradite, soprattutto quando questa sa di poter contare sui mezzi, complicità e disponibilità all’obbedienza di terzi con cui fare sponda per colpire quelle persona”.
Mai affermazione più inconsistente e grottesca di questa fu proferita per dimostrare la pericolosità e le potenzialità della criminalità organizzata.
 
Tornando, infine, sul documento che Scalzulli ha prodotto alla Commissione Parlamentare Antimafia, si evince pure in tutta evidenza come Scalzulli costruisca il proprio teorema, senza però riuscire a dimostrarlo.
Si riesce, quindi, a comprendere come il quadro così allarmante, che Scalzulli ha creato e che chiama in causa dipendenti pubblici, vertici regionali e nazionali dell’Agenzia delle Entrate, un esponente politico di rilievo nazionale, un ministro della Repubblica e la Questura di Reggio Emilia, non abbia prodotto gli effetti da lui sperati e abbia determinato, con la sua piena consapevolezza, solo diffamazione e calunnia nei confronti del sottoscritto, come cittadino, come consigliere comunale e come dirigente dell’Agenzia delle Entrate. Ecco perché ho provveduto alla denuncia querela per tali reati nei confronti di Scalzulli.
 
Caro Direttore, per la stima che le porto, la pregherei di provvedere nel merito delle dichiarazioni di Bonacini, in riferimento alla competenza del ruolo che lei ricopre.
La ringrazio per l’attenzione e per la disponibilità.

Salvatore Scarpino - consigliere Mdp in Comune a Reggio Emilia


* * *
* * *
 
Gentile Salvatore Scarpino,
tre precisazioni sono doverose in merito a quanto da me scritto nell’articolo “Natale sì, ma di che anno?”. 



1) Io ho ben specificato: “Scalzulli collega la propria esperienza professionale a Reggio Emilia con gli argomenti che spinsero la Procura reggiana, nel 2002, ad aprire una inchiesta poi archiviata per prescrizione dei reati ipotizzati” Dell’archiviazione ho quindi parlato; le deve essere sfuggito. 

2) L’unico direttore di cui parlo nell’articolo è Potito Scalzulli. Lei Scarpino viene definito “ex funzionario del catasto reggiano” e “consigliere comunale”. Direttore l’avevo erroneamente chiamata solo nell’articolo del 22 settembre scorso. Errore del quale mi sono allora scusato dopo la sua precisazione. Mi dica lei se devo continuare a scusarmi in eterno. 

3) Riferendo, come tutti i giornalisti che ne hanno parlato, di quanto detto da Scalzulli in Commissione Antimafia, ho poi precisato: “Marchi e Scarpino negano decisamente e annunciano querele”. 
Comprendo il suo stato d’animo, ma Potito Scalzulli a deporre nel processo Aemilia, e nel recente 20 settembre a parlare davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia, non l’ho chiamato io. E la domanda che io mi sono posto nell’articolo: “Perché i giudici di Aemilia vogliono sentire Scalzulli?” immagino se la sia posta anche lei. Io ho fornito una possibile risposta, lei può legittimamente fornirne un’altra magari migliore della mia. Ce la illustri e credo che troverà pubblicazione. Non credo comunque che il dott. Caruso lo abbia chiamato per farsi raccontare come si vive a Galatea, comune nel quale Potito Scalzulli è oggi assessore. 
La prego infine di lasciare da parte parole come accanimento e risentimento, riferendosi al mio lavoro. Io faccio semplicemente il giornalista. 

La ringrazio in ogni caso dell’attenzione e la saluto cordialmente. 

Paolo Bonacini 
 
 
 


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11/01/18 h. 21.20
pierpaolo fornaro dice:

Gent.mo Dott. Paolo Bonacini,
mi permetta di inserirmi nella discussione, ciò al solo fine di confermare un punto della replica del consigliere ed amico Salvatore Scarpino. Il passaggio in questone è il seguente:"sono sicuro che qualcun altro ha presentato analoga denuncia", ebbene le confermo che anch'io, in data 20 dicembre u.s., ho presentato querela, presso la locale Procura della Repubblica, nei confronti dell'ex Direttore Ing. Potito Scalzulli. Inoltre, sulla base delle dichiarazioni odierne dell'Ing. Scalzulli, rilasciate nel corso della sua deposizione, in qualità di testimone, nell'udienza del processo "Aemilia", sto valutando la sussistenza di ulteriori elementi da sottoporre all'attenzione dell'Autorità Giudiziaria. Tali elementi potrebbero essere integrativi della querela già da me presentata oppure essere oggetto di nuova denuncia alla medesima A.G.
Nel ringrariarla anticipatamente per l'attenzione prestata, colgo l'occasione per inviarle i miei migliori saluti.
Pierpaolo Fornaro

11/01/18 h. 15.41
Mario Guidetti - Consigliere reg.le Ordine dei Giornalisti dice:

Senza alimentare polemiche e senza riferimenti ad alcuno in particolare, ma parlando di "principi e massimi sistemi", personalmente una archiviazione per prescrizione, la ritengo una Venendo nel merito, bene ha fatto il direttore a pubblicare la lettera del consigliere comunale. Qualora questi ritenesse di muovere appunti sulla deontologia del giornalista Paolo Bonacini, ha sempre l'opportunità di presentare un esposto all'Ordine il cui Consiglio i Disciplina ha il compito di sovraintendere alla correttezza dei propri iscritti. Ad maiora

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