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Reggio, un libro per raccontare Franco Boiardi


«Una biografia di Franco Boiardi era necessaria. Dagli anni Cinquanta del Novecento al primo decennio del nuovo millennio, Boiardi è stato un protagonista, così che studiare la sua vita significa studiare tante altre cose. E viceversa».

 
Scrive così Giorgio Vecchio, professore ordinario di Storia contemporanea all'Università di Parma, nella propria prefazione al volume di Andrea Montanari, uscito per la casa editrice Jouvence di Milano, intitolato «Franco Boiardi. Un intellettuale nel Novecento», volume che verrà presentato dall'autore, insieme allo storico Fabrizio Solieri, giovedì 30 novembre alle 18 presso la biblioteca «Ettore Borghi» di Istoreco.
 
Enfant prodige della Democrazia cristiana reggiana dei primi anni Cinquanta, Boiardi arriverà ad essere vice segretario provinciale del partito allora guidato da Corrado Corghi; allontanato poi per i rapporti troppo fitti intrattenuti con il mondo comunista, Boiardi entra nel Psi con il quale diviene assessore alla Cultura del Comune di Reggio: farà esordire sul palco del teatro Municipale un giovanissimo Luciano Pavarotti nel 1961 e, nello stesso anno, un altrettanto giovane Claudio Abbado. 
 
Da assessore all'Urbanistica avrà un ruolo di primissimo piano nell'elaborazione prima, e poi nella costruzione del sistema di scuole comunali per l'infanzia. Sarà poi parlamentare Psiup per infine approdare al Pci, dal quale si allontanerà polemicamente. Nel mentre, una lunga serie di cariche istituzionali – sarà anche presidente del Comitato scientifico dell'Istituto Cervi – e oltre 700 fra articoli su quotidiani nazionali, riviste specializzate di storia e storia della politica, due monumentali serie di volumi sulla storia del pensiero politico e sulla storia del Parlamento italiano, decine di volumi, convegni e pure due romanzi: una produzione intellettuale di livello nazionale.
 
Scomparso a 78 anni nel 2009, Boiardi contribuì in prima persona e in modo del tutto originale insomma, continua Giorgio Vecchio nella prefazione, all'elaborazione del «modello emiliano» e del «modello reggiano». «Intellettuale dal percorso inquieto», come lo definì il «Corriere della Sera» nel 1986, la sua vita è stata ricostruita attraverso lo studio del suo archivio personale conservato presso il Polo Archivistico del Comune di Reggio Emilia.


Ultimo aggiornamento: 15/11/17

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