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Referendum. Il ministro della giustizia Orlando sul giudice Caruso: ha detto frasi inopportune


2 dicembre

"Il ministero non prenderà provvedimenti. So che se ne sta interessando la procura generale".


 
Così il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, rispondendo a una domanda sul caso del presidente del Tribunale di Bologna, Francesco Maria Caruso, che su Facebook si è schierato per il no al referendum del 4 dicembre, utilizzando argomentazioni molto forti. 
 
"Quello che devo dire è che questo tipo di argomenti vanno rifiutati sia che siano a supporto del 'Sì' che a supporto del 'No'. E credo che siano tanto più inopportuni nel momento in cui sono argomenti sostenuti da un magistrato che dal giorno dopo il referendum sarà chiamato a mettere in campo la sua credibilità e la sua autorevolezza di fronte a cittadini che avranno votato per il 'No' e a cittadini che avranno votato per il 'Sì'. 
 
Io sono stato tra i primi a dire che i magistrati possono schierarsi e ne hanno diritto come qualsiasi altro cittadino, ma come qualunque altro cittadino, in ragione delle funzioni che ogni cittadino ha, in qualche modo, c'è anche un obbligo di mantenere un livello adeguato delle argomentazioni perché altrimenti si determina una serie di conseguenze che rischiano di produrre un danno al dibattito pubblico e al funzionamento delle istituzioni", ha sottolineato Orlando.

1 dicembre


Il Comitato di presidenza del Csm ha affidato al procuratore generale della Cassazione, titolare dell'azione disciplinare, il caso del presidente del Tribunale di Bologna, Francesco Maria Caruso, che su Facebook aveva definito la riforma costituzionale fondata su "corruzione" e "clientelismo".

 
Il vertice del Csm ha anche inviato l'articolo alla Prima commissione perchè valuti se ci sono gli estremi per un eventuale trasferimento d'ufficio per incompatibilità funzionale.

"Mi sono state attribuite cose che non ho detto. Non ho detto che chi vota Sì al referendum sia un repubblichino, ma che commette un errore grave come quello compiuto da chi sostenne la Repubblica di Salò. E' una cosa del tutto diversa". 
Così il presidente del Tribunale di Bologna Francesco Caruso, durante una pausa dell'udienza del processo 'Aemilia' che si tiene a Reggio Emilia, ha commentato le polemiche suscitate dal suo messaggio di sostegno al No al Referendum. "Volevo parlare soltanto con i miei amici attraverso Facebook. Se avessi voluto parlare con i giornali avrei usato una forma diversa".

Il post della bufera. "Una maggioranza spuria e costituzionalmente illegittima non può cambiare la Costituzione trasformandone l’anima, rubando la democrazia ai cittadini". Per questo "i sinceri democratici che credono al sì, riflettano. Nulla sarà come prima e voi sarete stati inesorabilmente dalla parte sbagliata, come coloro che nel ’43 scelsero male, pur in buona fede".
 
Il magistrato Francesco Maria Caruso, presidente del tribunale di Bologna, prima a capo della corte del maxiprocesso alla n'drangheta a Reggio Emilia, in un post su Facebook, accosta i sostenitori del sì ai repubblichini di Salò, anche se in seguito corregge il tiro e spiega che il suo è un pensiero privato affidato pubblicamente solo a una ristretta cerchia di amici. Ma nel frattempo, visto che il commento è stato pubblicato sulle pagine della Gazzetta di Reggio, la polemica era già scoppiata. L'ex deputato del Pd Pierluigi Castagnetti si chiede: "Ma è consentito a un giudice delirare?". E poi definisce i concetti espressi dal giudice Caruso: "Un delirante manifesto per il no". 
 
Anche l'ex deputato socialista Mauro Del Bue ha bollato le frasi del presidente del tribunale di Bologna: "Io non capisco come un magistrato che dovrebbe essere dotato di equilibrio possa arrivare a tali offensive e irrazionali considerazioni. Ho provato un senso di vergogna. Per lui".
 
Al contrario i grillini si schierano dalla parte di Caruso quando sostiene sia una riforma "fondata su valori del clientelismo scientifico e organizzato, del voto di scambio, della corruzione e del trasformismo". E ancora: "Si avvera la profezia dell’ideologo leghista Gianfranco Miglio che nel 1994 proponeva una riforma che costituzionalizzasse le mafie". Interviene infatti Luigi Di Maio: "Noi dei 5 stelle ve lo avevamo detto, lo sosteniamo da tanto tempo: questa riforma creerà più corruzione". 
 
Poi il giudice torna in parte sulle sue dichiarazioni: conferma il contenuto dello scritto, ma spiega che il suo contenuto era privato, pur avendo postato il proprio pensierio su Facebook. Il pensiero, dice il magistrato, "non era destinato alla pubblicazione sul giornale, non richiesta né autorizzata, trattandosi di un testo privato, scritto sulla propria pagina Facebook, destinato a un numero limitato di lettori".
 
Anche se qualche giorno prima, riporta Estense.com, un sito di Ferrara, città nella quale Francesco Maria Caruso era stato presidente del tribunale, il magistrato, partecipando a un incontro oraganizzato dal no al referendum, aveva detto che con la riforma si "vuole cambiare una Costituzione troppo democratica, che aspira a principi di libertà e uguaglianza scomodi al sistema politico attuale e incompatibili con lo sviluppo del capitale finanziario". 
 
Dunque, prosegue il magistrato "no" perché "chiede meno democrazia, meno rappresentanza, meno partecipazione, soppressione della sovranità popolare" e "più decisione e potere al governo". Un governo "illegittimo, perché composto da una maggioranza non rappresentativa". 

Il giudice ha infine rimosso dal suo profilo Facebook il commento sulla riforma. Tuttavia, ne sono rimasti alcuni commenti che qui sotto vengono riportati. 
 
Marcello Giachi: "La corruzione e la mafia sguazzano nel paese dei magistrati più pagati e più fannulloni del pianeta che hanno assolto il comico pluriomicida psicopatico con una sentenza scandalosa e non lo hanno mai indagato per le sue evasioni. L'applauso della prima assoluzione era tipicamente mafioso. Lei è uno spudorato e insultante ipocrita inutile e dannoso che da siculo si mette in mostra piuttosto che lavorare. Vada a scavare dai suoi colleghi tributari e fallimentare se ne ha il coraggio".
 
Pietro Calatroni: "Io l'ammiro assai meno e non vorrei mai avere la sventura di capitare fra le mani di un simile giudice, indipendentemente dal fatto di votare Si o No. Fa il paio con la Signora Ferilli, che disse che vota NO perche' lei ama il suo paese, ergo chi vota SI non ama il suo paese. Per questo giudice invece chi vota si e' un republichino. Ovviamente la posizione istituzionale della Signora e' un po' diversa da quella del giudice, ma dalle sue parole in liberta', in termini di responsabilita' mica poi tanto".
 
Gino Anggelo Lattanzi: "Lei e' un grande, coraggioso e libero uomo e rappresenta ancora quella Magistratura alla quale i cittadini guardano con fiducia e ripongono e loro speranze affinché in questa sempre piu' povera Italia il bisogno di giustizia trovi sempre piu' affermazione. GRAZIE DI ESISTERE".


Ultimo aggiornamento: 02/12/16

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