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Venerdì 21.07.2017 ore 20.41
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Elisa Fangareggi

Quei bambini nel pattume


di Elisa Fangareggi

CHINANDEGA (NICARAGUA) - Ancora faccio fatica a respirare. Mi brucia la gola, mi bruciano gli occhi. Mi dicono che devo scrivere quello che ho appena visto e sono qui a cercare le parole giuste per esprimere l'orrore che poco fa era davanti ai miei occhi.

I responsabili di Food for Hunger mi dicono che prima di iniziare qualunque discorso per il recupero dei bambini dell'immondezzaio devo andare là e vedere con i miei occhi la situazione.

Sul nostro pick up seguiamo la strada sterrata, l'odore si fa acre, sempre più acre, pungente e subito dopo una curva, l’inferno davanti a noi. Un'infinita distesa di pattume, di orrenda immondizia con ratti, mosche e scarafaggi, cani magrissimi che vagano sui rifiuti in cerca di qualcosa, fumo ovunque, fiamme che bruciano plastica e impediscono di respirare.



Mi chiedo come un essere umano possa stare in un posto del genere. Nello stesso istante in cui penso questo, davanti a me… i bambini. Bambini anche piccolissimi, di due o tre anni, in mezzo al pattume, pieni di mosche, con la pelle nera, sporca di pattume e fumo, i loro denti bianchi illuminano il loro sorriso, così come i loro occhi.

Sconvolta ascolto Cristhian che parla con Maria. Ha 13 anni, la pelle grigia, è lì da più di dieci ore, ci racconta che raccoglie la plastica per rivenderla, guadagna mezzo dollaro al giorno, appena sufficiente per coprire il suo fabbisogno di riso, ha trovato tra i rifiuti della pelle di pollo cruda, dice che è per il suo cane, pur essendo in quello stato si vergogna a dire che la mangerà lei.



Andiamo avanti tossendo, in mezzo a sciami di mosche. I miei polmoni non hanno mai conosciuto niente di simile. A terra il piccolo Moises, la nonna dice che ha sei anni, ma lui ammette l'età reale, ne ha solo 4. È felice perché ha trovato un rotolo di plastica, che gli frutterà almeno 5 cordoba, l'equivalente di 10 centesimi di euro. Anche lui inizia le giornate di lavoro nell'immondezzaio alle 7 del mattino e termina alle 7 di sera.

È con i nonni, i genitori li ha persi. Gioca col suo rotolo, la sua grande fortuna di oggi. Sorride, con un sorriso che ti spacca il cuore. Un sorriso puro, pulito, pieno di gioia, vorrei stringerlo a me, vorrei tenerlo stretto, non lascialo andare mai più, vorrei portarlo a casa e amarlo in ogni istante della mia vita e dedicare a lui ogni mio respiro. Invece devo lasciarlo in un posto dove nessun essere umano dovrebbe stare, in un luogo che non dovrebbe nemmeno esistere, in un luogo dove tra un bambino e un rifiuto, non c'è differenza.



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