Correggio. Anziani maltrattatati, 14 operatrici indagate. Botte, insulti e sporcizia le accuse

“Pietas”: così è stata denominata l’operazione condotta dai carabinieri della compagnia di Reggio Emilia, coordinati dal sostituto presso la procura reggiana Maria Rita Pantani, che vede 13 operatrici sociosanitarie indagate per maltrattamenti ad anziani, anche ultra-ottantenni, in una struttura accreditata alla cooperativa reggiana Coopselios a Correggio, nella Bassa reggiana.


 

Le indagini dei carabinieri reggiani, supportate anche da intercettazioni ambientali audio-visive, hanno infatti rivelato che in una struttura comunale per anziani, convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale e accreditata a una cooperativa di Reggio Emilia, molti ospiti anziani e incapaci di provvedere a se stessi venivano maltrattati, con continue vessazioni fisiche e psicologiche da parte di operatrici sociosanitarie che ivi lavoravano. 

 
Alle prime luci di oggi i carabinieri reggiani, tra le province di Reggio Emilia e Modena, hanno dato esecuzione a una misura cautelare nei confronti di 6 delle 13 operatrici sociosanitarie indagate alle quali il Tribunale di Reggio Emilia, su richiesta della Procura reggiana concorde con gli esiti investigativi dei carabinieri, ha applicato la misura cautelare della sospensione della professione di operatore sociosanitario per un periodo che varia dai 6 ai 12 mesi per le posizioni più gravi. 
 
Pesanti sono le accuse rivolte alle 13 operatrici sociosanitarie chiamate a rispondere del reato di continuazione nel reato di maltrattamenti aggravati dall’averli commessi nei confronti di persone incapaci di potersi difendere nonché dall’essere stati commessi da persone incaricate di un pubblico servizio. Indagata anche la coordinatrice della struttura accusata del reto di omissioni di atti d’ufficio per aver omesso, essendo a conoscenza dei fatti, di denunciarli all’autorità giudiziaria. 

Vessazioni fisiche e psicologiche quelle contestate alle operatrici sociosanitarie indagate, consistenti in percosse, anche con pugni al volto, agli anziani ospiti che venivano allontanati dal sistema di allarme al fine di impedirne l’attivazione, lasciati sporchi per diverse ore e non rispondendo alle loro richieste. “Stai fermo qua e aspetta la tua ora”, “non rompere le palle” ,“ ti lascio in mezzo alla cacca”, “stronzo” , “pezzo di merda”, “arrivo e stai nella piscia”, “ti faccio volare fuori dalla finestra come Superman” “mucca” “ se parli ti metto la merda in bocca”. Questo il linguaggio usato nei confronti delle vittime anziane ospitate nella struttura. 

 
Una grave vicenda, senza precedenti per le strutture per anziani a Reggio Emilia e provincia, con i carabinieri reggiani avviare le indagini a seguito di segnalazioni e denunce fatte dai familiari di alcuni  ricoverati nella struttura che avevano notato, sul corpo dei familiari , evidenti segni poi ricondotti alle violenze subite. L’attività dei carabinieri di Reggio Emilia ha visto Maria Rita Pantani, sostituto titolare dell’inchiesta , richiedere e ottenere intercettazioni ambientali audio-visive all’interno della struttura che hanno portato a confermare l’esito investigativo alla base dell’emissione del provvedimento cautelare eseguito oggi dai militari. 
 
Le 13 operatrici socio sanitarie indagate hanno un’età che varia dai 54 anni per la più anziana, ai 35 anni per la più giovane. Sono tutte residenti in provincia di Reggio Emilia a eccezione di una 50enne residente nel Modenese. Reggiana anche la 35enne coordinatrice della struttura.