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Sabato 24.06.2017 ore 17.40
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Matteo Fortelli

Pallacanestro Reggiana, passi sottotraccia


di Matteo Fortelli

Grissin Bon Reggio Emilia – Openjobmetis Varese 73 - 68

Cominciamo a pensare che il “sottotraccia” sia la dimensione ideale per la squadra biancorossa. È indubbio che le cose migliori questa squadra le abbia mostrate quando messa da parte, tolta dai riflettori, inquadrata in una stima underrated, come dicono gli americani in questi casi.



Con l’inizio di campionato in sordina, senza coppe e con un mercato in la minore, i riflettori puntati ben altrove, Reggio ha saputo costruirsi quella striscia vincente che si è rivelata bottino prezioso nei momenti poi di difficoltà.

Così ora, dopo il grande freddo invernale, le sconfitte consecutive, addirittura un ritiro – pur se chiaramente non punitivo, ma volto piuttosto ad accelerare la coesione –, mentre per il ruolo dell’antiMilano la scelta della stampa nazionale cade di volta in volta su Avellino o su Venezia, oppure si guarda alla rimonta di Trento o alle potenzialità di Sassari, zitta zitta la squadra reggiana inanella una striscia di quattro vittorie consecutive, ivi compreso il “colpo play-off” a Capo d’Orlando.

La curiosità è poi anche nel fatto che il calendario ha disegnato un percorso quasi fatto apposta per testare, step by step, la crescente consistenza del team post-Cesenatico: la non organizzatissima Pesaro come primo passaggio; poi Brescia, squadra ben più significativa ma priva di elementi fondamentali; il difficile impegno in esterna in una Capo d’Orlando pur forse in leggera flessione; l'atletica Varese, squadra ad oggi più in forma del campionato, a suggellare la definitiva crescita dei reggiani.

Proprio contro i lombardi la partita è stata in larghissima parte perfetta: inizio aggressivo, tenuta di campo e punteggio, nessun tentennamento a fronte della forte fisicità varesina e dei suoi tentativi di intimidire la sicurezza avversaria.

I lombardi, secondo il credo di coach Caja, facevano sfoggio di una difesa gagliarda, non omettendo importanti sfuriate offensive nella persona dei vari Eyenga, l’interessante play serbo Avramovic, il verticalissimo centro Pelle (4 schiacciate per 8 punti) e di un Johnson troppo altalenante, che pareva sempre essere lì lì per accendersi ma che mai riusciva ad entrare in ritmo veramente.

Merito, certo, delle maglie biancorosse, la cui aggressività iniziale consentiva poi di navigare “con la luce tra le barche” per pressoché tutto il match. Interessante l’autorevolezza di cui faceva sfoggio la squadra di coach Menetti anche nelle “linee straniere”, un po’ sotto esame dopo le ultime uscite. Bene Needham e Reynolds, in ripresa Kaukenas e Williams, soprattutto per un finale di terzo quarto e un inizio di ultimo, momenti chiave del match sicuramente ben condotti.

Certo, il quintetto italiano è un piacere per gli occhi. Ancora manca la definitiva fluidità e qualche infrazione di troppo di 24” lo testimonia, anche se onestamente testimonia pure la volontà di risolvere i problemi di attacco a una difesa chiusa passandosi la palla e non avventurandosi in disperati 1vs5.

Pesano poi su tali residue incertezze, a modestissimo parere di chi scrive, una forma fisica di capitan Aradori a cui manca la definitiva brillantezza – o forse consuetudine col gioco – che, ci pare, Pietro debba ancora ritrovare del tutto dal rientro dall’infortunio; e un rinnovato impegno, davvero encomiabile, di Della Valle in difesa, che forse in alcune situazioni sottrae un minimo di energia nervosa sul piano offensivo.

Ma, al di là di tali – non esitiamo a definire – dettagli, davvero si registrano passi avanti significativi, sia nella leadership dei due testè menzionati sia nel gioco tipico dei due lunghi. Polonara, che ritrova appieno la “sua” attitudine a rimbalzo e la “sua” vena al tiro.

Cervi che, ben servito e ben cercato dai compagni, danza letteralmente intorno al canestro, deliziando coll’intero repertorio di appoggi e pure con il sempre più sicuro tiro frontale “alla Lamarcus Aldridge”, diremmo quasi, se ci perdonate l’eccesso di tifoseria. Senza dimenticare la “solita” capacità di rim protector, quella che Ricky si trascina dalla LegaDue. 18 punti con 12 tiri, più 8 rimbalzi e 3 stoppate: dove lo trovate un altro così?

Ci sarebbero poi gli ultimi 3’, dal +16 al +3. Beh, quelli, davvero, non vanno contati; se non per consentire al team di lavorare su ciò che ancora è rimasto da approfondire, ossia la gestione delle partite in vantaggio. Attaccare bene anche quando il ritmo si rallenta, ecco quanto manca a Reggio per uscire definitivamente dal sottotraccia senza che, questa volta, faccia più male.

Ma sul resto, manco ne parleremmo, primo perché mollare il ritmo sul +16 a pochi minuti dalla fine è normale: brava Varese a crederci sempre, però la partita era già sepolta. 

Secondo, perché l’azione decisiva che ha reso la rimonta di Varese minimamente valutabile come tale è costituita in un tiro libero sbagliato appositamente da Bulleri sul quale si sono fiondati due giocatori reggiani, intralciandosi a vicenda e consentendo così a Varese di recuperare ulteriormente palla e un successivo 2+1. Però, su quel rimbalzo, erano in due; e il match era chiuso.

Terzo perché, in ogni caso, mai la partita è stata in discussione davvero e la stessa gestione del finale è stata comunque perfetta.

Parte ora la rincorsa al terzo ma anche – perché no? – secondo posto. Sono le ultime quattro partite di regular season, di cui tre onestamente alla portata. Anche se forse la più interessante è proprio la quarta, la discesa a Milano, al Forum di Assago, quello che il maggio scorso ha riservato solo amarezze ai biancorossi e che forse, meglio di tutti, potrà testare il reale valore del team reggiano.


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