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Martedì 21.05.2013 ore 21.07
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Francesco Rossi

Ost-antipolitik in Europa


di Francesco Rossi

Con il botto o senza il botto, quella che ormai viene comunemente indicata come antipolitica è divenuta una realtà con la quale occorre fare i conti poiché, scusate il gioco di parole, è una realtà che conta. Politicamente. Il sottoscritto conviene sul fatto che il termine “antipolitica” sia totalmente inadeguato dal punto di vista descrittivo, racchiudendo al suo interno un’eccessiva varietà di posizioni, situazioni e motivazioni: egoismo, delusione, volontà di rinnovamento.



Ugualmente l’espressione contiene un altro vizio di fondo: la prospettiva. È chiaro che parlare di antipolitica ha senso solamente adottando l’ottica del sistema politico-partitico costituito. E se capovolgessimo lo sguardo? Perché se è vero che noi definiamo l’altro sulla base di noi stessi, è anche vero che osservando l’altro e osservandoci coi suoi occhi possiamo conoscerci un po’ meglio. In fondo è questo uno dei tentativi della presente rubrica, guardare all’est e guardarci dall’est per capirci meglio.

Cosa può allora dirci un’ottica ost rispetto al fenomeno dell’antipolitica? Diverse cose. Anzitutto, senza troppe sorprese, troviamo conferma del legame tra antipolitica (uso volutamente quest’espressione) e crisi economica. In un paese come la Polonia, in questo periodo vero motore economico dell’Unione Europea, si nota la quasi totale assenza di formazioni riconducibili ad esempio alla galassia pirata che tanto successo ha recentemente raccolto in Germania.

La stesso vale per la minuscola e tecnologicissima Estonia dove il sistema politico-partitico non pare subire rilevanti attacchi antipolitici. Anche in questo caso nessuna sorpresa, l’economia tira (Pil al +8%), il debito pubblico intorno al 3% è in fase di ulteriore diminuzione e soprattutto il tema di internet, tanto caro ai cosiddetti movimenti antipolitici, è da anni stabilmente presente nell’agenda di tutti i principali partiti. Nel paese che diede i natali a Skype e KaZaA è possibile votare online, pagare online le tasse in cinque minuti e pagare il parcheggio con il cellulare, il tutto con una copertura wi-fi praticamente totale e free.



Diversa la lezione che ci viene dalla Repubblica Ceca, a testimonianza del fatto che l’economia e il reddito pro-capite non sono tutto. Qui l’emergere di bucanieri vari è direttamente proporzionale alla crisi dei partiti, agli scandali che li coinvolgono e all’assenza di leadership forti. Intendiamoci, il consenso a livello di voti è ancora irrisorio, ma non è un caso che la fantomatica Internazionale dei Pirati abbia deciso di riunirsi lo scorso aprile proprio nella capitale ceca.

Menzione particolare meritano infine due figure femminili salite alla ribalta nel meeting di Praga: la russa Lola Voronina, eletta alla presidenza del Partito Pirata Internazionale, e la serba Jelena Jovanovic, eletta nel board internazionale del partito stesso. Essendo il monopolio dell’antipolitica russa ormai detenuto dal blogger indipendente (o meglio, Cia-dipendente) Alexei Navalnij, Lola ha pensato bene di emigrare da San Pietroburgo a Praga alla ricerca di un vuoto politico che evidentemente nella terra natia avrebbe faticato non poco a trovare.



È stato correttamente e simpaticamente scritto che Lola Voronina e Jelena Jovanovic raffigurano la rivincita dei nerd. Tuttavia a mio avviso rappresentano molto di più, e cioè un’esigenza politica, un bisogno democratico, una richiesta sistemica. Possiamo continuare a chiamare tutto ciò antipolitica. Ma forse stiamo semplicemente sbagliando prospettiva, ignorando la realtà e condannando a morte certa gli attuali partiti.


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10/05/12 h. 9.54
maria dice:

Condivido in toto la visione di Rossi. Mi è piaciuto soprattutto la teoria del "rovesciamento dello sguardo" in riferimento all'antipolitica. Come al solito, Rossi è lucido, brillante, innovativo: avanti così.
Parentesi di genere: donne che avanzano 8non tipo Merkel), il nuovo?
M.

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