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Roberto Paltretti

Oligopolio collusivo


di Roberto Paltretti

Il pessimista è quello che, dovendo scegliere tra due mali, li prende entrambi (Arthur Bloch)

Non smettere mai di capire. Andrea Fumagalli, docente di economia all’Università di Padova.

Le grandi società finanziarie hanno un comportamento da oligopolio collusivo. Il loro scopo è fare plusvalenze. In questo periodo le più alte derivano dal traffico dei Cds, Credit Default Swaps (contratti che assicurano il rischio di fallimento di un'emittente di obbligazioni).

Il Pil mondiale nel 2010 è stato di 74.000 miliardi di $. Le obbligazioni mondiali erano 95.000 miliardi di $. Le azioni valevano 50.000 miliardi di $. I derivati (Cds e altre armi di distruzione finanziaria di massa, come le chiama Warren Buffett) erano 466.000 miliardi di $. Tutti questi mercati muovono una ricchezza 8 volte quella reale, prodotta da agricoltura, industria, servizi…

Inoltre, dalla crisi dei mutui sub-prime (estate 2007), c’è stata un’ulteriore concentrazione nei mercati finanziari. Nel 2011 5 SIM (Società di Intermediazione Mobiliare e divisioni bancarie: JP Morgan, Bank Of America, Citybank, Goldman Sachs, HSBC Usa) e 5 banche (Deutsche Bank, UBS, Credit Suisse, Citycorp-Merrill Lynch, BNP-Paribas) controllano il 90% dei derivati.

Il potere politico-economico è nelle loro mani e lo esercitano orientando le fasi speculative. Le banche centrali hanno perso la loro autonomia: le scelte di politica monetaria dipendono dall’andamento delle convenzioni finanziarie. Oggi tale governance è in grado di scegliere direttamente i leader politici da mettere ai governi. La natura collusiva viene garantita dell’intermediazione delle società di rating.

L’attacco all’€ è stato deciso nel febbraio 2010 a New York da un gruppo di fondi hedge. La speculazione non ha colpito i Paesi a maggior rischio di fallimento (come gli Usa con smisurato debito pubblico, Giappone, Gran Bretagna) ma quelli che non possono godere del diritto di signoraggio (stampare moneta) e che sono strategicamente meno rilevanti.

Gli unici che avrebbero interesse all’implosione dell’€ sarebbero gli Usa, per mettere in ombra il problema del loro debito pubblico, estromettere un concorrente e favorire gli afflussi di capitali esteri per potersi finanziare a tassi molto bassi.

La strategia ha avuto un successo superiore alle attese, e ora gli Usa sono preoccupati delle conseguenze economiche e finanziarie, che potrebbero provocare una forte destabilizzazione del sistema bancario.

La Germania ha la forza di non piegarsi a tali manovre perché il potere della sua industria (reale) non è stato ancora annientato dalla finanza. Stessa cosa per la Cina, che si è auto-esclusa dalla finanza globale: non esiste libertà di movimento di capitali, uno straniero non può investire in Borsa a Shanghai, né un cinese può comprare sulle Borse straniere. Tutto passa sotto il controllo dello Stato.

In sintesi: il potere del capitale è, al tempo stesso, centralizzato e articolato su scala globale, tramite una rete finanziaria strettamente interconnessa. In questo contesto, un numero ristretto di operatori (oligopolio) prende le principali decisioni su svariati argomenti: speculazioni sui debiti sovrani, materie prime, mercato immobiliare, localizzazione industriale, orientamento delle politiche economiche.

E’ uno scenario in cui le politiche di austerità provocheranno inevitabilmente recessione, riaprendo la spirale del deficit e del peggioramento del rapporto debito/Pil.

Ci fregano come e quando vogliono! E noi facciamo come le due pulci che discutono di chi è il cane su cui stanno.


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