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Venerdì 22.09.2017 ore 06.19
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Meno Prudencio


Una spiegazione possibile può essere di carattere personale. Levatosi dalle scatole, insieme alla moglie, la testimonianza al processo Aemilia, della quale ai fini del processo probabilmente si poteva fare a meno, il sindaco Prudencio si è tolto un bel peso dallo stomaco. E ha ricominciato a respirare, dopo un paio d'anni di stress.

 
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Sì, perché da alcune settimane assistiamo a un Prudencio diverso: meno Prudencio del solito, molto mediatico, meno rigido, più propenso a dichiarazioni un po' su tutto. Persino capace di aprire una (peraltro opaca) polemica con i suoi predecessori.

 
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Al termine di un'intervista alla Gazzetta, parlando del nuovo corso di Palazzo Magnani, il sindaco è andato giù pesante: "Non succederà più che gli assessori si faranno le mostre e poi le metteranno sul conto del Comune".

 
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Roba pesante, soprattutto perché l'intervista, non andando oltre, non si è peritata di chiedere a Prudencio a quali mostre e a quali assessori si riferisse.
 
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Ne è scaturito un comprensibile bailamme. Tutti hanno pensato che Prudencio si riferisse agli assessori di Delrio, Catellani e Spadoni, inventori di Fotografia Europea e, nel bene e nel male, protagonisti del rilancio del centro storico dopo anni di grigiore spaggiariano.

 
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Ma attaccare alzo zero Spadoni e Catellani non significa attaccare solo il passato (nel quale, peraltro, il capogruppo Vecchi approvò tutto l'approvabile della giunta Delrio) bensì aprire un fronte del tutto contemporaneo all'interno degli equilibri del Pd. A Reggio, come a Bologna e a Roma.

 
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Dopo una lunga fase in cui Prudencio amministrò con estrema cautela il Comune, ora si nota una maggiore autonomia: circostanza anche apprezzabile, perché il sindaco di Reggio è Vecchi e non Delrio. Ma che il fuoco covi sotto la cenere di un partito molto più diviso di quel che si vorrebbe far credere sono anche episodi come questo.

 
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Sempre alla Gazzetta, oggi molto vicina a Vecchi, il sindaco - che votò Renzi alle primarie - si è apertamente detto in prospettiva per l'unità delle sinistre, senza specificare peraltro sin dove arrivi il confine sinistro della politica locale. Non si tratta esattamente della politica del Pd, che subisce invece ogni giorno gli effettidella scissione di Art.1 Mdp, largamente rappresentati in giunta da un vicesindaco (Sassi) e da un assessore di peso (Tutino).

 
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E i renziani, quelli che in teoria dovrebbero guidare il Pd? Rinculano che è una bellezza. Hanno persino rinunciato a giocarsi la federazione regionale temendo che Andrea Costa (apertamente schierato con Orlando, ossia l'opposizione a Renzi, ma interna) potesse farcela con voti propri. Si farà una gestione unitaria, con Tagliavini. A tutti gli effetti, è una vittoria preventiva di Costa e dell'opposizione a Renzi che si sente sempre più forte nel Pd reggiano.
 
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D'altronde, anche la componente in teoria maggioritaria del Pd - ossia riformista, postcomunista, aperta al nuovo, non nostalgica del vecchio Pci - raccoglie quel che semina. Graziano OMG ha altro da fare, e lo sappiamo tutti, ma su Reggio non parla ormai da anni lasciando i suoi fedelissimi nello sconcerto.

 
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La mente migliore del centrosinistra locale, Pierluigi Castagnetti, se ne sta alla larga perché è troppo signore per infilarsi in beghe locali: ha accettato di guidare la Fondazione Fossoli, nel Modenese. La presente rubrica considera abbastanza risibile che una figura quale PLC non abbia un ruolo politico visibile nella provincia dove è cresciuto: nell'interesse del Pd, non certo del suo. Perché in questo sabba di giovanilismo rapace, dove tutti fingono di essere amici per accoltellarsi alle spalle un momento dopo, non è detto che si trovi il meglio del futuro della politica italiana. E siccome l'eta media si allunga, le intelligenze (sempre più rare) andrebbero coltivate con cura.

 
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Non era mai accaduto in passato che un sindaco di Reggio assumesse a fine mandato incarichi (importanti) di governo. Dunque, ècomprensibile che Prudencio si sia trovato almeno nella prima fase del mandato a dover fare i conti con un predecessore di già acquisita notorietà nazionale e di peso all'interno del partito.
 
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Tuttavia, stando alle decrittazioni delle interviste locali, comprendere il disegno di Prudencio al di là di un certo cerchiobottismo non particolarmente entusiasmante sta diventando complicato.
Il sindaco era bersaniano, proviene da una tradizione postcomunista di cui non ha mai fatto mistero (e perché dovrebbe, poi). La sua conversione al renzismo è apparsa a tutti, più che una sincera convinzione sulla necessità di un forte rilancio del Pd, come un gesto forzato dal ruolo.

 
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Ma c'è di più. Come può Vecchi rilanciare la vetusta formula dell'unità a sinistra quando il principale obiettivo dell'arcipelago di sinistra consiste nel disarcionamento definitivo di Renzi e del cosiddetto renzismo? Reggio Emilia non è una repubblica autonoma. E', questo sì, considerata come il giardino di casa ormai da qualche vecchia gloria di troppo (Prodi, Bersani, i quali non rinunciano a muoversi in zona su partite anche urbanistiche di un certo rilievo) e tuttavia, in questa riedizione vagamente passatista dell'unità a sinistra anzitutto sugli incarichi, sorprende l'assenza dei graziani e dei renziani. Finché c'era Notari in giunta, ricordiamo un approccio discutibile ma interessante sulla partita Reggio Children. Notari fu sconfitto in quell'occasione, ma ebbe il merito di aprire una discussione che poi, un anno dopo, è riesplosa in seguito alle battute un po' grevi di Paolo Crepet, ospite di Festareggio.

 
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Il posizionamento dei non renziani in attesa di vederne la testa rotolare dopo le Politiche (e chissà, forse anche prima) è del tutto comprensibile in chiave politicistica. Ma il rischio di consegnare Renzi alla storia patria contiene un vecchio problema, ossia il resto del Paese, dove circolano sondaggi da brivido soprattutto a favore di un centrodestra unito e persino dei grillini.
 
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Si finge, nelle stanze sempre più vuote di decisori, che la politica sia come un acquazzone, che passa e va. Eppure in Emilia il centrosinistra ha registrato segnali pericolosi circa la propria tenuta (penso al clamoroso caso di Campegine). In municipio si percepisce un vago sentore di spocchia che mal si attaglia alle simpatie degli elettori. Vero è che le opposizioni a Reggio paiono non esistere. La condanna di Pagliani, paradossalmente, può avere aiutato il centrodestra a trovarsi un leader più moderato e attraente verso il centro. Ma segnali di disagio sociale si avvertono ancora, nonostante i buoni indicatori che provengono dalle statistiche economiche.
Insomma: attendere il cadavere di Renzi per rilanciare l'unità della sinistra sembra l'unica prospettiva plausibile. Ma fossimo tra le menti migliori del Pd reggiano, studieremmo un piano B.

 


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21/09/17 h. 19.25
Fausto Poli dice:

Un articolo molto complesso come l'esperto Direttore e' solito fare.

19/09/17 h. 14.25
non c'è bisogno di un piano B dice:

con Bassi capogruppo di Forza Italia, Guatteri capogruppo dei grillini, Vinci già in parlamento ocn il deserto dei tartati dietro di sè, il centrosinistra a reggio è già dato vincente 1 a 1 dai bookmakers di londra..

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