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M5S, firme irregolari: quattro verso processo


La Procura ha chiuso l'inchiesta sulle firme del M5S per le elezioni regionali del 2014 in Emilia-Romagna: la violazione della legge elettorale per irregolarità nella raccolta e alcune firme non riconosciute.



Tra i quattro che hanno ricevuto l'avviso di chiusura indagini preliminari, interrogati nelle scorse settimane dal Pm Michela Guidi, c'è Marco Piazza, vicepresidente del consiglio comunale di Bologna. 
 
Il fascicolo partì da una denuncia di due ex militanti dell'Appennino. A Piazza è contestato di aver violato le norme perché in qualità di pubblico ufficiale che procedette ad autenticare le firme per presentare la lista circoscrizionale, attestò falsamente che alcune erano state apposte in sua presenza, mentre in realtà non era così: furono apposte davanti ad altri o in altro luogo e data. Indagati anche le attivista Giuseppina Maracino e Tania Fiorini e il dipendente comunale Stefano Negroni.

"La validità della raccolta firme per le regionali non è lontanamente messa in discussione. Consegnammo 181 firme in più, altre centinaia non le consegnammo per non eccedere. Firme in più che abbiamo consegnato ai pm per dimostrare che non c'era bisogno di ricorrere a sotterfugi o ad altra cosa. Risultano a nostro carico 21 firme, credo. 21 firme sulla cui autenticità non ci sono dubbi. Nel mio caso le firme sono sette". Lo ha detto, al telefono, il consigliere bolognese M5s, Marco Piazza, tra gli indagati nell'inchiesta per irregolarità nella raccolta firme per le regionali. Piazza - che ha detto di non aver sentito oggi i vertici M5s, "avevo già inviato tutti i dati. Sono tutti informati e non sono emerse novità anche con la chiusura indagini" - ha detto di restare "autosospeso dal M5s: non firmo atti, non parlo a nome dei 5s. Forse è un eccesso di zelo questa sospensione, ma vediamo. Nel senso che si parla di un numero di firme talmente esiguo che non scalfisce la validità della raccolta".


Ultimo aggiornamento: 15/02/17

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