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Layla Yusuf

Le femministe occidentali snobbano Dorsa Derakhshani


di Layla Yusuf

Traduco in italiano un articolo di Darya Safai, un'attivista belga-iraniana per i diritti delle donne e fondatrice del movimento “Let Iranian Women Enter Their Stadiums”, pubblicato sul Wall Street Journal del primo marzo 2017.



Potremmo ritenere Dorsa Derakhshani la più coraggiosa femminista di oggi. Una giovane ragazza 18enne, componente della squadra di scacchi nazionale delle donne iraniane, a gennaio ha gareggiato in un torneo a Gibilterra e in quell'occassione ha rifiutato di indossare l'hijab, sfidando le autorità islamica del suo paese.

Purtroppo la Derakhshani è stata successivamente espulsa dalla squadra nazionale; inoltre suo fratello 15enne - anch'egli giocatore di scacchi - è stato cacciato dal torneo per aver affrontato un giocatore israeliano.



Sarebbe stato grandioso vedere le femministe occidentali radunate a difesa della Derakhshani, ma non l'hanno fatto. Le femministe liberali americane, nell’ultimo periodo, sono state impegnate a preparare l’evento "Un giorno senza una donna" per protestare contro la misoginia del neo-presidente Trump. Mentre in Iran il Ministero dell'interno indaga più di un milione di donne ogni anno per aver rifiutato di portare il velo.

Già nel 2014 molte giovani donne iraniane hanno pubblicato un video di se stesse a capo scoperto mentre ballano e cantano la canzone di Pharrell Williams "Happy". Sono state arrestate per "danno alla pubblica castità" e condannate a un anno di prigione e 91 frustate (le sentenze sono state poi sospese a patto di garantire tre anni di "buona condotta").

È da notare come le femministe e le progressiste abbiano l'abitudine di ignorare le donne vittime dell'islamismo, preferendo concentrarsi sugli episodi riguardanti l'islamofobia in Occidente. Hanno dato enorme attenzione al cosiddetto "divieto di burqa" nei paesi europei. Ma come mai non fanno cenno né sono al fianco delle donne in serie difficoltà per quanto riguarda i diritti fondamentali negati? Perché molti lettori non hanno mai sentito parlare della vicenda di Dorsa Derakhshani?

La Svezia rivendica di avere una "politica estera femminista", ma durante un viaggio ufficiale in Iran parecchie componenti donne del governo si sono coperte la testa con il velo.



Come fanno le donne iraniane a sfuggire al controllo paralizzante dell'islamismo se le femministe europee remissivamente si inchinano a uomini che rifiutano persino di stringere la mano a una donna?

Giorni prima di questa visita di Stato, un tribunale islamico nella provincia iraniana del Lorestan ha condannato a morte per lapidazione un uomo e una donna per adulterio. Le femministe svedesi non hanno detto nulla in segno di protesta contro questa agghiacciante violazione dei diritti umani.

Sotto le spoglie del relativismo culturale, il femminismo occidentale sembra essersi evoluto in un nuovo tipo di razzismo. La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo non sembra applicarsi alle donne in alcuni paesi islamici.

Eppure il pavoneggiarsi della morale occidentale non finisce mai. Alcuni giorni prima della visita di Stato in Iran, il vice primo ministro svedese Isabella Lövin ha pubblicizzato una foto di se stessa mentre firma un decreto con sette funzionarie donna in piedi dietro la sua scrivania. L'immagine è stata intesa come una parodia di Trump, sempre circondato di soli uomini quando firma i suoi atti.



La domanda è: perché le funzionarie svedesi sono così agitate dall’assurdo presidente degli Stati Uniti ma sono invece così taciturne sui brutali islamisti dell'Iran? Perché il machismo di Trump dovrebbe farle preoccupare più di milioni di donne oppresse e degradate? Perché usano due pesi e due misure?

Non otterrete risposte a queste domande dai progressisti di nessuno dei due lati dell'Atlantico. Un primo esempio è Linda Sarsour, nata a Brooklyn da genitori palestinesi: è lei stessa che guida il movimento anti-Trump. Nel 2014 ha twittato: "Io vivo ogni giorno la mia vita sotto la legge della Sharia". 

Queste donne non si mobiliteranno mai per i diritti fondamentali delle loro omologhe nei paesi musulmani. Queste donne non meritano di chiamarsi femministe, che è un onore che giustamente appartiene a persone del calibro di Dorsa Derakhshani.


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