Ecco l'inizio di un atto unico. L'autore è Gabriele Aldrovandi, ventenne, che abita a Reggio Emilia e frequenta la Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Bologna. E’ appassionato di letteratura e di teatro. Ha al suo attivo già diverse scritture di copioni teatrali, tutti messi in scena con compagnia teatrali locali. Si riflette in modo originale, sospeso tra presente e passato, sulle stragi naziste degli ebrei nella Seconda Guerra Mondiale.
* * *
DIMENTICATE
di Gabriele Aldrovandi
La scena è divisa in due da un parapetto: a sinistra siamo all’inizio del XXI secolo, a destra nel 1944. La parte sinistra è un bar. Vi sono alcuni tavolini con sedie, su una delle quali è seduto il Ragazzo; ha i capelli grigi ed è vestito di grigio, sorseggia una bibita rossastra e guarda verso il basso. La parte destra della scena è divisa a metà da un muro. A destra del muro vi è seduto un uomo magrissimo con una maglietta rossa, l’Ebreo. Quando si apre il sipario sta già scrivendo, con la testa chinata. Sempre sulla destra, appoggiato dalla parte opposta del muro, c’è Soldato nazista 1.
RAGAZZO (sorseggia la sua bibita e poi la finisce) Scusa, (rivolto alla quinta) me ne porteresti un altro? Grazie.
Dopo qualche secondo entrano in scena Jaco e Ontario Milly, parlottando fra loro. Si avvicinano al ragazzo.
JACO Allora hai deciso?
RAGAZZO (scuotendo la testa) Hmm.
JACO È una scelta importante, (silenzio) molte persone potrebbero soffrire. (con tono grave)
ONTARIO MILLY Non farci caso, è normale che le persone soffrano.
JACO (scattando) Assolutamente no.
ONTARIO MILLY No?
JACO No.
ONTARIO MILLY Invece sì.
JACO Fammi un esempio.
ONTARIO MILLY (ride) Un esempio. (ride) Ne ho stracolme le tasche, io, di esempi. (si fruga nelle tasche e fa uscire numerosi foglietti di carta, ne prende uno a caso e inizia a leggere) Ecco qui: (con voce dotta) Vaiolo: malattia infettiva contagiosa causata dal Variola major, un virus appartenente alla famiglia degli Orthopoxvirus. (si interrompe e getta a terra il bigliettino) Sconfitto definitivamente nel 1979!
JACO E con questo?
ONTARIO MILLY Vaccini. (ride) Sperimentazioni. (ride) Medici.
JACO Eroi che hanno salvato migliaia di persone, gloria a loro
ONTARIO MILLY Però (lo interrompe e diventa seria) io ho un tumore.
JACO (sconcertato) Mi dispiace… davvero, mi dispiace, non sapevo, cioè… (imbarazzato) Io non so…
ONTARIO MILLY (tornando improvvisamente ilare) Scherzavo!
JACO Scherzavi?
ONTARIO MILLY (ride) Scherzavo, sì… era così, per farti
JACO (piccato) Non si scherza su queste cose!
ONTARIO MILLY No?
JACO No.
ONTARIO MILLY No?
JACO No.
ONTARIO MILLY Ma i tumori esistono.
JACO Sì?
ONTARIO MILLY Sì.
JACO (rincuorato) Sì, ma presto troveranno un vaccino anche contro di loro, e dopo non esisteranno più.
ONTARIO MILLY Ma poi ci sarà un'altra malattia, questo è ovvio: è sempre stato così. (estrae dalla tasca altri bigliettini) Sono gli esempi che me lo insegnano (rivolta al pubblico) gli esempi, gli esempi, sono gli esempi che parlano: (legge da un bigliettino) in fin dei conti, la gente muore! (lancia in aria i bigliettini)
JACO E con questo?
ONTARIO MILLY (allegra) Con questo ho ragione. Non credi? Non credi che io abbia ragione? Eh? Eh? Dai, Jaco, non credi che io abbia ragione?
JACO No.
ONTARIO MILLY Invece sì.
JACO No.
ONTARIO MILLY Sì.
JACO No.
ONTARIO MILLY (cambiano tono) Significa almeno, me lo concederai, che posso aver ragione.
Jaco si alza in piedi e prende il bicchiere. Lo guarda, alzandolo a mezz’aria.
JACO Tu sostieni questo: visto che qualcuno soffre allora tutti non fanno altro che soffrire.
ONTARIO MILLY No.
JACO (rompendo il bicchiere a terra) E adesso?
ONTARIO MILLY Bè?!
JACO Significa questo che il vetro non fa altro che rompersi?
ONTARIO MILLY (minimizzando) Significa che può rompersi.
JACO Ah, dunque è così (pausa sarcastica): il vetro può rompersi.
Jaco si avvicina a Ontario Milly e le tira i capelli.
ONTARIO MILLY Ahia!
JACO (con il dito davanti alla bocca) Shhh. Taci. I capelli possono far male.
ONTARIO MILLY Ma tu ragioni per assurd-ahia!
Arriva il Cameriere con un bicchiere pieno in una mano e una scopa nell’altra. Appoggia il bicchiere sul tavolo, di fronte al Ragazzo, e inizia a spazzare i vetri. Il Ragazzo muove la mano intorno al vetro e tace, sempre con la testa bassa. Jaco, imbarazzato dallo sguardo del cameriere, molla la presa.
JACO Allora, lo fai oppure no?
ONTARIO MILLY Fallo.
JACO No, pensaci bene prima. (silenzio) Di esempi dovresti averne.
ONTARIO MILLY Anche troppi. (tira fuori qualche foglietto dalle tasche)
JACO Non sono mai troppi.
ONTARIO MILLY Si elidono a vicenda, ma non puoi che farci caso!
JACO Ah! (come se si fosse improvvisamente ricordato di un’altra cosa) E con lei come fai?
ONTARIO MILLY Lei chi?
JACO (ride) Tu non lo sai. (cantilenato) Tu non lo sai, non lo sai, non lo sai.
ONTARIO MILLY Va bè, io comunque la manderei al diavolo. Sì, chiunque sia… direttamente là, al diavolo, fra le fiamme eterne e sulfuree, perché no? sulfuree, dimenticate (silenzio) lontane?
JACO Me lo chiedi?
ONTARIO MILLY Non ti piace: dimenticate e lontane?
JACO Sì, è poetico.
ONTARIO MILLY (facendo una smorfia) Ah, è stucchevole.
JACO Comunque non può. (poi si rivolge al ragazzo) Non puoi.
ONTARIO MILLY Sì che può. (poi si rivolge al ragazzo) Puoi.
JACO No. Lo sai come finiscono queste cose: lei lo ama, lui la ama. I problemi fra le loro famiglie, il divario di classi sociali, le liti fra tifoserie, il fatto che il cane di lei cerchi sempre di penetrare posteriormente il cane di lui benché anch’esso sia un maschio, (in un crescendo di tono), la lontananza, la vicinanza, l’altezza, gli interessi, la cultura, tutte queste diversità non possono frenare il loro amore! Ah, l’amore… quanti esempi d’amore che dovresti avere!
ONTARIO MILLY (estrae un foglietto di carta e lo legge) Amore… amore... (poi lo butta a terra) Amore, sì. (sorridendo e abbracciando il ragazzo) Allora sposala. Sì, direttamente là, con l’abito panna lei e il tight grigio tu, sì, tutti i paggetti e l’organo che suona la marcia nuziale.
JACO Sì.
ONTARIO MILLY Sì. E il pranzo, e la mamma che piange, e i nonni che non si sarebbero mai immaginati un giorno simile, e il mal di pancia per l’emozione, e i balli, e l’addio al celibato, e i bambini… tanti bambini… l’amore, sì!
JACO Sì.
ONTARIO MILLY Sì.
JACO Sì.
ONTARIO MILLY Sì.
JACO No. (rivolto al ragazzo) Sai benissimo che lei finirebbe per annoiarti.
ONTARIO MILLY Vedi, io infatti l’avrei mandata al diavolo fin da subito. Buona la prima. (gesticolando) Al diavolo, via! Problema risolto.
JACO Lo sai come finiscono queste vicende: la storia è piena di casi del genere.
ONTARIO MILLY Piena zeppa. Guarda, tu ti muovi appena e… (estrae un foglietto dalla tasca) tac, un caso del genere.
JACO Di che genere?
ONTARIO MILLY (osserva il foglietto) Oh, di qualunque genere. (getta il foglietto a terra)
JACO Infatti, di qualunque genere. (si rivolge al ragazzo) Sta a te scegliere. (silenzio) Infatti. (silenzio di qualche secondo in cui tutti sono in fermo immagine) Hai scelto?
RAGAZZO (beve un goccio) Hmm.
Nella parte destra della scena entra Gerarca nazista; parla sempre ad alta voce ma ha un modo di fare effeminato. I tre sulla sinistra sono in fermo immagine.
GERARCA NAZISTA (facendo un saluto nazista) Heil!
SOLDATO NAZISTA 1 (con meno enfasi) Heeil.
GERARCA NAZISTA Cos’hai soldato?! La tua volontà si sta forse affievolendo?!
SOLDATO NAZISTA 1 Nossignore.
GERARCA NAZISTA Ti piace l’arte, soldato?
SOLDATO NAZISTA 1 Non lo so, signore.
GERARCA NAZISTA L’arte… l’arte non è altro che una modalità… capisci cosa voglio dire?
SOLDATO NAZISTA 1 Non credo, signore.
GERARCA NAZISTA (urla) Una modalità! Mi capisci?
SOLDATO NAZISTA 1 Non ne sono sicuro, signore.
GERARCA NAZISTA (urlando ancora più forte) Una modalità! Ho detto: una modalità! Sei sordo?
SOLDATO NAZISTA 1 No, ci sento benissimo.
GERARCA NAZISTA (stupito) E ugualmente non capisci?
SOLDATO NAZISTA 1 Non so, signore.
GERARCA NAZISTA Ah (scaldandosi e poi tornando improvvisamente calmo), una modalità, una modalità… voglio dire che anche uccidere può essere un’arte, dipende tutto dal come! (silenzio) Non mi capisci ancora, eh? Ah, sono venuto troppo presto. (silenzio) Che ne dici?
SOLDATO NAZISTA 1 Come crede, signore.
GERARCA NAZISTA (arrabbiatissimo) Come crede!? Mi sembra di parlare in una vallata! Tu mi fai da eco! (si ferma a riflettere e chiude gli occhi mettendosi in una posizione effeminata) Che bella immagine, io in un vallata… (poi li riapre e, quando vede il soldato ha un tremolio di scherno, poi torna serio e riprende a urlare) Fai attenzione, soldato! Un informatore mi ha rivelato che stanotte alcuni prigionieri tenteranno la fuga! Non avere pietà!
SOLDATO NAZISTA 1 Nossignore.
GERARCA NAZISTA Heil!
SOLDATO NAZISTA 1 (con pochissima enfasi) Heeil!
GERARCA NAZISTA (mentre esce di scena si volta e urla) E cerca di lasciare chiazze di sangue in maniera elegante, se ti riesce! Non voglio macelli, ma piuttosto eroiche stragi!
SOLDATO NAZISTA 1 (con pochissima enfasi) Heeil!
Il gerarca nazista esce.
(CONTINUA)
08/09/11 h. 12.31
christian dice:
e chi le dimentica? dai beppe che ci sono 20 giornate della memoria all'anno ultimamente...almeno da quando c'è berlusca al governo
yo!!!