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Mercoledì 23.08.2017 ore 17.25
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NF

La cosca e la politica


di NF

L'attesa per la deposizione di Graziano Delrio al processo Aemilia era ovviamente ammantata da una certa tensione. La convocazione in veste di testimone dell'ex sindaco di Reggio, oggi ministro alle Infrastrutture nel governo Gentiloni, nonché la sua disponibilità a raccoglierla, poteva lasciare intuire che qualcosa di rilevante ai fini del dibattimento potesse scaturire dalle domande dei tre avvocati dai quali era stata avanzata la richiesta.

Al termine delle due ore di deposizione, al contrario, chi avesse atteso dichiarazioni inedite o particolari anche politicamente significativi è rimasto deluso. Il ministro ha risposto a tutte le domande - molte, ma spesso dispersive, al punto da sollevare i rimproveri del presidente del collegio Caruso - nel consueto stile sobrio e pacato.

Qualora il tentativo dei difensori fosse stato mirato ad alleggerire tramite la testimonianza dell'ex sindaco la posizione dei propri assistiti, non sembra averne ricavato né danno né vantaggio.

Tutte ampiamente note le circostanze emerse durante l'udienza: la presenza di una forte componente di cittadini di origine cutrese a Reggio Emilia, la specializzazione di molti di essi nel settore dell'edilizia, gli anni dell'espansione e della ricchezza facile (anni Ottanta e Novanta, dunque fuori dall'amministrazione Delrio), gli effetti anche locali della crisi dei subprime trasferitasi violentemente anche sull'economia italiana, il tentativo di alcuni costruttori cutresi di rivolgersi alle istituzioni per ottenere aiuti e appoggi cui il Comune non avrebbe comunque potuto dare risposta.

Le attività illecite della cosca Grande Aracri e le sue ramificazioni nell'economia reggiana sono proseguite nel tempo - lo riferiscono gli atti accertati nell'indagine - a prescindere dalle vicende tormentate del comparto edilizio e subirono un colpo decisivo a partire dalle misure stimolate dall'allora prefetto Antonella De Miro, la cui azione introdusse l'uso accurato delle interdittive antimafia per scoperchiare una realtà sommersa le cui dimensioni sono state infine portate alla luce grazie a un'eccellente azione di approfondimento investigativo.

L'eventuale correlazione con il contesto politico di quegli anni, tuttavia, non è mai stata considerata una pista verosimile per gli inquirenti, tanto è vero che l'unico esponente di spicco della politica locale coinvolto in Aemilia è stato Giuseppe Pagliani, professione avvocato, oggi consigliere in Comune e in Provincia (assolto in primo grado per associazione mafiosa, ora in attesa dell'appello).

Che accanto a una vasta immigrazione dalla Calabria profonda di persone perbene, poi integratesi progressivamente nel tessuto emiliano, si fosse sviluppata l'azione illegale e pericolosa di una cosca di 'ndrangheta è fatto ormai consolidato sul piano storico. Le conclusioni giudiziarie del processo ne costituiranno un tassello importante.

Altro sarebbe una rilettura adeguata del fenomeno nella sua complessità, dagli albori ai giorni nostri. Ma, in tal caso, non sarebbero i politici di oggi coloro ai quali chiedere conto dell'andamento dei fatti, quanto piuttosto quelli del passato, e in particolare i responsabili di un'espansione urbanistica smisurata e talvolta fuori controllo quale apparve quella subìta da Reggio Emilia soprattutto negli anni Novanta, quando la concertazione di interessi tra imprese, banche e mercato, e certamente la supervisione amministrativa di chi ne poneva le basi, produsse uno sviluppo edilizio ben al di sopra di una programmazione ragionevole e non mise certamente al primo posto le esigenza del territorio e dell'ambiente.

Non è tuttavia – verosimilmente – un tribunale il luogo in cui affrontare un'analisi accurata e precisa. Rientrato a Roma Delrio, nei prossimi giorni saranno ascoltati in qualità di testimoni il sindaco di Reggio in carica, Luca Vecchi, e la moglie Maria Sergio, già dirigente del settore urbanistica del municipio.


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