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L'Agenzia delle Entrate dell'Emilia Romagna e i diritti dei lavoratori


di Barbara Vigilante

Si può combattere l’evasione fiscale e nello stesso tempo violare i diritti dei lavoratori?

La vicenda che ha coinvolto un dipendente della Direzione Provinciale delle Entrate di Reggio Emilia è emblematica di come questo ente, in prima linea per il recupero del gettito fiscale, non ritenga fondamentali il coinvolgimento e la motivazione del proprio personale.

Oltre al blocco dei contratti e il livello insoddisfacente di relazioni sindacali, l’Agenzia delle Entrate non perdona ad un lavoratore che si è rivolto al giudice per far valere i propri diritti (nella fattispecie la fruizione dei permessi mensili previsti dalla legge 104 per poter assistere il proprio padre, gravemente malato e residente nel centro Italia) e gli chiede, a conclusione del percorso giudiziario, la restituzione di ben 8.800 euro.

La vicenda riguarda un contenzioso relativo all’interpretazione del diritto ai permessi che la L. 104 prevede per l’assistenza ai familiari disabili e/o gravemente ammalati, che l’Agenzia inizialmente nega, interpretando in senso restrittivo il concetto di continuità dell’assistenza (a suo dire impossibile da prestare vista la lontananza dal luogo di lavoro al luogo di residenza del padre).

Il dipendente si rivolge quindi al giudice del lavoro di Reggio Emilia che in primo grado accoglie le ragioni del lavoratore, interpretando in maniera estensiva il vincolo di continuità dell’assistenza, e intima all’Agenzia di concedere i permessi. E così avviene per un certo periodo.

L’Agenzia ricorre in secondo grado, la Corte d’Appello di Bologna riforma la sentenza di primo grado e i permessi vengono rifiutati ma purtroppo, nel frattempo, il padre del lavoratore interessato, è deceduto.

Nonostante la L. 183/2010 (cd collegato lavoro) abbia risolto il dubbio interpretativo in senso favorevole al dipendente eliminando il requisito di continuità, l’Agenzia insiste nel chiedere il recupero delle somme corrispondenti alle giornate di permesso fruite per alcuni anni a seguito della sentenza di primo grado del Tribunale di Reggio Emilia.

E’ singolare come l’Agenzia non usi nei confronti dei propri dipendenti il principio del “favor rei”, usato invece nei confronti di contribuenti anche in caso di accertata evasione fiscale, come a volte accade nell’ambito della definizione delle liti pendenti.

Da sottolineare che la Direzioni Regionale delle Entrate si rifiuta di rispondere al legale del lavoratore che, con ben tre lettere raccomandate, ha chiesto chiarimenti e delucidazioni rispetto ai conteggi effettuati (che non appaiono corretti), né accetta di discutere nel merito del provvedimento o di prendere in considerazione ipotesi di mediazione.

La somma richiesta è ingente e gravosa per la busta paga di un lavoratore dipendente. Possibile che l’Agenzia non abbia al momento altre priorità (ad esempio concentrarsi sulla lotta all’evasione fiscale)?

Barbara Vigilante
Fp Cgil Reggio


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30/03/12 h. 22.39
Domanda dice:

Non è forse anche grazie a qualche abuso, difeso e sostenuto da qualche sindacato, che oggi ci si trova a fronteggiare situazioni generalizzate ed estremamente gravi?

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