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Francesco Rossi

Klitschko, Kaladze e altri rottamatori


di Francesco Rossi

Klitschko. Più che un cognome, un marchio. Basterebbe dare un’occhiata a questo sito o al trailer del documentario dedicato ai due fratelloni più famosi d’Ucraina per comprendere di chi stiamo parlando.



Vitali e Wladimir. 4 metri e un paio di quintali in due. Entrambi attualmente campioni del mondo dei pesi massimi. Una vita in giro per l’ex impero sovietico la loro, seguendo il padre aviatore dal Kirghizistan, dov’è nato Vitali, al Kazakistan, dov’è nato Wladimir, fino all’Ucraina, dove nell’86 il signor Klitschko guidò le operazioni di bonifica intorno alla centrale di Cernobyl.



Un romanzo perfetto. Politicamente molto spendibile. In più Vitali e Wladimir di acume tattico e strategico, sarà merito della boxe, ne hanno sempre avuto da vendere. Così un bel giorno, tra un incontro di pugilato, una partita a scacchi con il campione russo Kramnik e un dottorato di ricerca, nel più anziano dei due fratelloni (sottolineo, all’epoca 34 anni) sbocciò la passione per la politica. Era il 2005 e Vitali decise di candidarsi a sindaco di Kiev. Arrivò secondo, ma fu un’occasione per testare la buona fiducia di cui godeva.

Il suo programma, rimasto invariato sino ad oggi, era un miscuglio anche abbastanza contraddittorio di centrismo e populismo. Qualcosa di riassumibile in un classico “legge e ordine” ma con un’attenzione particolare ai diritti e alla pressione fiscale, da ridurre al più presto. Il tutto in un’ottica internazionale più interessata a Bruxelles e alla Nato che non a Mosca. Nel 2008, in occasione di una nuova campagna elettorale, il buon Vitali arrivò a scomodare addirittura Rudy Giuliani, il sindaco dell’11 settembre. Boxe, ring, legge, ordine, lotta al terrorismo e alla criminalità, sudore e canotte bianche: più che una piattaforma elettorale, una locandina di Die Hard.

Va da sé che con idee simili Vitali Klitschko abbia poco da spartire con l’attuale presidente ucraino Janukovic. E con una Yulia Timoshenko ancora in carcere per abuso d’ufficio, il “dottor Pugno di Ferro” (così è simpaticamente chiamato Klitschko) ha ben visto uno spazio di manovra per tentare di rottamare un sistema che, dopo soli due anni, per tanti ucraini puzza già di stantìo.

Per tanti, ma non per tutti. Le elezioni parlamentari, una vera e propria verifica di medio termine per Janukovic, hanno indicato una sostanziale tenuta del suo Partito delle Regioni, che si conferma la prima formazione del paese. Subito dietro il partito orfano della Timoshenko, alla quale la Corte Suprema aveva impedito di candidarsi. Quarto classificato il nostro Klitschko con il suo partito Udar (traducibile con “Colpo”, un po’ monotematico il ragazzo). Udar andrà così a ingrossare, insieme a nazionalisti, timoshenkisti e comunisti, le fila dell’opposizione.

Disastro totale dell’altro sportivo aspirante rottamatore Andriy Shevchenko. Sognava di imitare il suo vecchio allenatore Oleh Blokhin, eletto per due mandati consecutivi al parlamento di Kiev, e invece niet. Avanti Ucraina!, il partito che lo candidava, non ha superato la soglia di sbarramento. In più i forum ucraini hanno riservato al povero Andriy epiteti che vanno da “traditore” a “venduto”. Un successone. Come ci conferma la vicenda Klitschko, la politica da quelle parti è una cosa da duri. Riprendendo un tweet di Enrico Bertolino: non basta un pallone d’oro nel passato, servono due palle nel presente.



Calciatori prestati, o meglio regalati, alla politica. Sportivi con la rottamazione nel sangue. Già, perché quando sei abituato a muoverti all’interno di regole e a rispettarle vorresti che lo stesso accadesse per chi è alla guida del tuo paese. Piccolo corollario: gli scandali nel calcio in Italia non sono casuali. Sono solo l’ennesimo sintomo di ciò che ormai è evidente a tutti. Tranne che ai politici.

Detto questo, che poi il politico-sportivo non abbia spesso alcuna competenza in senso stretto è un fatto. Trascurabile, secondo il neo-premier georgiano Ivanishvili, che ha affidato all’ex milanista Kaladze il posto di vicepremier con delega all’energia, un qualcosa che in un paese come la Georgia significa praticamente il controllo assoluto. Cercare su google alla voce “oleodotto Baku-Tibilisi-Ceyhan”.

Stupito, emozionato, incredulo, Kakha Kaladze ammette in sostanza di non capirci un’acca né di energia né di oleodotti e gasdotti. Per cui davanti alle incalzanti domande tecniche si rifugia in un generico e forse un po’ torbido “ho tanti contatti all’estero che torneranno utili”. Ok, non vogliamo saperne di più.

Insomma, la rottamazione di un sistema può avvenire anche attraverso l’immagine, attraverso un volto noto e accattivante. Ormai lo abbiamo capito pure noi. Esistono le menti, esistono gli spin doctor. Ormai conosciamo i Casaleggio e i Gori. Kaladze e Schevchenko come George Weah, candidato presidente in Liberia. Kaladze e Schevchenko come Cafu, oggi sottosegretario allo sport in Brasile. Ma a Milanello, ogni tanto, ci si allenava?



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30/10/12 h. 12.06
Frankenstin dice:

A parte i sostenitori della Timoshenko e le Femen, in realtà l'opposizione a Jankovic mi sembra molto blanda. Per quel che conosco e sento dai miei amici ucraini, il problema non è tanto la dittadura del presidente, ma l'oligarchia che governa effettivamente l'Ucraina: ogni eletto al parlamento, in sostanza, è una sorta di padrone e signore del suo "oblast" (la provincia, che corrisponde all'incirca alle nostre regioni) e decide anche chi saranno i sindaci delle principali città. Basta guardare il sindaco di Lviv (che è anche deputato) e che sta facendo la campagna per l'uso esclusivo della lingua ucraina e contro il riconoscimento del russo come seconda lingua ufficiale, me è anche un imprenditore ricchissimo. Conosci la situazione di Parachenko? E' padrone della Rochen (fabbrica di cioccolato famosa in tutto l'est europeo), padrone e deputato dell'oblast di Vinnitza, che controlla il sindaco della città (Grossman, di origine ebraica, grande imprenditore di lavori stradali, che, ovviamente, si aggiudica tutti gli appalti di almento due o tre regioni), e infine considerato un "magnate" perchè invece di pagare una pesante multa alla città, ha costruito sul fiume una grande fontana con giochi di luce. Questi personaggi, che una volta erano accanto agli arancioni di Yuschenko e della Timoshenko, adesso sono al fianco di Janukovic che, insieme al primo ministro Azarov, sono i personaggi più corrotti di tutti riuscendo persino ad acquistare personalmente edifici governativi o statali trasformandole in (proprie) lussuose residenze. Dunque credo che l'ucraina in quanto a politici e partiti sia messa peggio dell'Italia e anche i rottamatori sono poco credibili in quanto pronti a fare il salto della quaglia molto alla svelta, a seconda dei loro interessi. Quanto agli sportivi, ce n'erano in tutti i partiti e quindi, è evidente che sono tutti facilmente "acquistabili" da parte degli stessi oligarchi.

30/10/12 h. 11.48
Mr Cavrini dice:

Milanello e' poi il feudo del professionista che scende in campo (ci han preso un po la mano con sto slogan)...e sempre parlando di calciatori rossoneri prestati alla politica non bisogna bypassare gianni rivera, che dopo una vita a perdere elezioni (ma collezionando incarichi) nel centrosinistra, ha deciso di passare dalla parte del Milanista per eccellenza alle comunali di Milano stravinte da Pisapia, collezionando la bellezza di 20 preferenze: un successone insomma, quasi come quando a ridicolizzarlo fu la Corea del Nord (partita a cui segui' la notte dei pomodori), uno dei pochi luoghi al mondo in cui quei comunisti che il suo Leader vede ovunque esistono ancora sul serio...
Calciatori e politici son poi le categorie "capro espiatorio", le piu odiate nonche' intimamente invidiate da tutti. Se in un bar non si parla di politica, si parla di calcio e viceversa. E visto che il salto da un campo all'altro e' possibile solo in un senso mi meraviglio, anzi, che di esempi non ce ne siano poi piu di tanti. Milanisti a parte.

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