Facebook Twitter You Tube Google Plus Flipboard
Venerdì 22.09.2017 ore 06.19
Sei qui: Home | Italiani a Mosca
9 Commenti
  • Aumenta dimensione testo
  • Diminuisci dimensione testo
  • Invia articolo
  • Stampa articolo
Irina Gomonova

Italiani a Mosca


di Irina Gomonova

MOSCA - Il termine che è usato per chiamare uno straniero che vive in Russia è "expat" dall'inglese "expatriate" - espatriato. In questi due mesi ho conosciuto molti italiani, abbastanza da riuscire a individuare almeno tre gruppi di expat a seconda delle motivazioni che li hanno portati a trasferirsi qui.

Del primo gruppo, il più ovvio, fanno parte gli italiani che sono stati mandati in Russia dalle aziende per cui lavorano. Cosa posso dire di loro? Prima di tutto che sono piuttosto viziati: ci frega ancora l'eredità di chiusura dei tempi sovietici, quando tutti gli stranieri erano considerati persone superiori semplicemente per mancanza di informazioni sulla vita all'estero. Insomma, l'ignoto che ti attrae.

Con mia grande sorpresa ho visto che in sedici anni è cambiato poco in questo senso. Gli stranieri in Russia sono ben visti semplicemente perché sono stranieri. Certo, nel nostro caso specifico spesso si tratta degli italiani che hanno già lavorato all'estero e, dunque, hanno una mentalità abbastanza aperta. Sono pronti a esplorare i nuovi orizzonti, conoscere la nuova cultura e la lingua e, di conseguenza, a integrarsi nella società russa. Ma ci sono anche quelli che vivono questa esperienza diversamente, si ghettizzano da soli e si lamentano sempre: fa troppo freddo, l'alimentazione è diversa da quella italiana, i cartelli e le insegne sono in cirillico, i russi non parlano italiano, ecc. Potrebbero essere semplicemente contenti di avere un lavoro ben retribuito e l'affitto pagato (in centro, ovviamente!) qui a Mosca, vista la crisi che ha colpito l'Europa, ma non si rendono conto dei cambiamenti globali e continuano a pretendere.

Ad esempio gli italiani della mia azienda, compreso un semplice ingegnere, vengono portati al lavoro in macchina (basterebbero dieci minuti a piedi). L'azienda organizza corsi di italiano per gli impiegati russi e non quelli di russo per gli italiani, che non si sono presi la briga di imparare neanche una parola nonostante il molto tempo passato in Russia. Come avete intuito, non mi è molto simpatica questa categoria di expat.



Il secondo gruppo è più curioso. Ricordate, una volta se un italiano sposava una russa era scontato la portasse in Italia? I tempi sono cambiati. Quando Alfredo portò sua moglie russa a Roma lei non riusciva a trovare lavoro. Dopo i tagli al personale nella multinazionale dove lui lavorava, hanno deciso di trasferirsi a Mosca. Alfredo è stato fortunato a trovare subito un impiego, pur senza parlare russo, presso un'agenzia interinale olandese. Vive a Mosca ormai da tre anni e mi ha confidato di non essersi pentito neanche un giorno della scelta presa.

Giacomo e Vika, entrambi giovani architetti, si sono conosciuti all'estero e quando hanno deciso di vivere insieme, la scelta naturale per lui è stata venire a Mosca. Lavora in uno studio di architetti e parla benissimo il russo. Non si tratta dei casi isolati, conosco tante altre coppie simili. La tendenza, ormai, è evidente: l'importazione dei mariti stranieri ha sostituito l'esportazione delle mogli russe di una volta.

È particolarmente interessante per me il terzo gruppo. Si tratta delle persone animate dall'amore per la Russia, per la sua storia, la sua cultura e la lingua. Guarda caso la maggior parte di loro sono donne. Lucia, giornalista, ha cominciato a studiare il russo all'università di Rovigo per pura curiosità e si è appassionata a tal punto che dopo numerosi viaggi a Mosca e a San Pietroburgo ha deciso di rimanere in Russia. Adesso scrive per Russia Oggi, l'inserto mensile di Repubblica. Non ha un contratto, non è possibile averlo senza il permesso di lavoro che, a sua volta, è molto difficile da ottenere. Per questo motivo ogni tre mesi deve rientrare in Italia per rifare il visto. Nonostante tutte le difficoltà con i documenti, è felice di stare a Mosca. "Ho vinto la mia lotteria", mi ha detto sorridendo.

Anche Francesca di Padova ha studiato il russo all'università e, dopo il dottorato, ha trovato il lavoro in una scuola di lingue moscovita. Purtroppo ha gli stessi problemi di Lucia e di tanti altri italiani che non sono stati invitati da un'azienda, ma in Russia di propria spontanea volontà. I datori di lavoro non la possono assumere, viene pagata in nero, ma non si perde d'animo ed è decisa a rimanere a Mosca.



Infine, molto simpatico il caso di Andrea, un ragazzo italiano laureato in scienze politiche a Lione, che un giorno ha deciso di imparare la lingua della madre e partire per la Russia. Si è trasferito dallo zio Sasha a Mosca e i primi mesi si è arrangiato con le lezioni di italiano, scrivendo tesi, lavorando come bagnino. Per un anno ha lavorato all'ambasciata italiana, mai convinto di restare in Russia. Ma poi è arrivato il momento in cui, seduto su una panchina del Tverskoy boulevard dopo una lezione di italiano, ha deciso: "Rimango per sempre". Ora è rappresentante commerciale per un'azienda italiana che produce macchinari industriali e ha già girato quasi tutta la Russia.

Vi confido che anch’io, dopo tanti anni di assenza dalla Russia, mi sento un’espatriata. Non a caso mi sono iscritta al gruppo "Italiani a Mosca" su Facebook.


  • Condividi:
  • Aggiungi a Del.icio.us
  • Aggiungi a Technorati
  • OKNotizie
23/07/17 h. 15.41
Salvo dice:

Salve a tutti,

Lavoro nell'IT service desk come Team Leader.

Parlo Italiano, Inglese, Spagnolo e un po francese e norvegese.

Mi piacerebbe lavorare a Mosca.

Mi consigliate qualche sito internet dove cercare lavoro in Russia??

grazie in anticipo :)

02/10/16 h. 11.24
Francesco dice:

Salve S.Irina io sono un sosia di Adriano Celentano mi piacerebbe avere un contatto con un manager che si trova in Russia per fare serate in diversi locali della Russia grazie per l'attenzione a risentirla

25/01/16 h. 17.11
valentino mancuso dice:

Mi chiamo Valentino Mancuso sono un cantautore Italiano di Roma ho appena finito il mi novo album di mie canzoni inedite : Vorrei andare con i miei spettacoli in Russia e Kazakistan, o un repertorio specifico per questo popolo canto le canzoni di

Albano,Celentano ,Pupo ,Riccardo Fogli , Bocelli, Ricchi e Poveri e altri, sto cercando un impresario ho un locale/ ristorante che mi possa far lavorare e possibile con voi una collaborazione o un contatto e da tempo che non trovo la strada ,vi ringrazio e vi porgo i miei più distinti dall'italia se vi occorre vi invio il mio materiale audio / video vi ringrazio di tutto cuore saluti Valentino
tel +39-3495762354

24/03/15 h. 8.58
Cristian dice:

Ciao lrina sono un muratore e intonaco voglio lavorare in russia con una ditta Italia

17/12/14 h. 9.52
Yo dice:

Bell'articolo, molto interessante.
Ho vissuto 4 anni in Germania e 1 anno negli Emirati Arabi e ho sempre cercato di imparare le lingue locali.
In Russia farei lo stesso.
Ciao

07/06/14 h. 23.51
Elena dice:

Brava Irina! Hai fatto bene di andarci. Io dopo 16 anni ancora non ho coraggio di tornare a casa. Ammiro gente che fa come te.
Ciao.
Elena.

03/12/13 h. 16.40
Rita dice:

Felice di appartenere alla terza categoria (conosco anche un paio di persone che hai nominato). Felice di parlare russo e di stare in Russia! Perché mai gli italiani non dovrebbero leggere quello che ha scritto Irina? O commentare senza aver letto l'articolo? Misteri...

23/08/13 h. 1.03
ciau irina dice:

Io avere una domandu per tu: essere moldi "ciau amigu" in Russia dove sei tu?
Gli italiani tutti razzistu, noi venire tutti lì da tu se ministru Kyenghe non fare subitu decretu "Ciau Amigu" per riconoscere nostro dirittu di fermare chiungue persona per strada e dire lui:Ciau amigu! e poi obligare lui comprare calzinu che lui non vuole perché lui molto razzistu!

02/07/13 h. 12.04
chris dice:

cara mia è molto difficile che un italiano legga l'articolo scritto in italiano da una russa che descrive o critica gli italiani nel suo paese...io per esempio non l'ho letto...ma perché poi avevo cercato di leggere quell'altro che avevi scritto che non mi disse niente

Esprimi il tuo commento