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Primo Gonzaga

Italia, i numeri del disastro


di Primo Gonzaga

La preparazione di un Ingegnere o un medico italiano costa circa 300.000  Euro (stato + famiglia) . Quella di un diplomato circa 150.000 Euro.  E’ l’investimento più alto per una famiglia e per lo stato.  
E’ l’investimento sul nostro futuro. 
La settimana scorsa i Consulenti del Lavoro hanno pubblicato un ottimo rapporto dal quale si evince che “Un esercito di 509.000 connazionali si è cancellato dall'anagrafe per trasferirsi all'estero per motivi di lavoro nel periodo 2008-2016”. 
 
 
Una ricerca sulle emigrazioni stima che oltre il 60% degli italiani che emigrano sono diplomati o laureati.  I primi tre paesi verso cui i nostri connazionali si dirigono sono nell’ordine Germania, Inghilterra e Francia. 
Stimiamo per difetto che i laureati italiani emigrati siano 120.000 e che i diplomati siano 185.000 con un rapido calcolo è possibile stimare che negli ultimi 8 anni l’Italia abbia “regalato” o meglio trasferito all’estero un investimento di circa 64 Miliardi di Euro. Il numero di per se è già enorme, ma non è nulla se consideriamo che stiamo letteralmente regalando all’estero il nostro futuro.  Nel 21° secolo lo sviluppo di una nazione dipende soprattutto dalla sua capacità di innovare e di gestire la complessità. Quale futuro può avere un paese che spesso vede i suoi giovani migliori portare all’estero idee, imprenditorialità, capacità di lavoro? Su cosa costruiremo l’Italia del domani? La costruiremo sui pensionati e le loro badanti? La costruiremo sui giovani senegalesi e nigeriani che servono per ridurre di qualche euro  il costo del lavoro dequalificato? Pensiamo veramente sia possibile fare concorrenza sul prezzo a cinesi e indiani? 

Per tanti anni ho diretto un centro che specializzava i migliori diplomati e laureati e li collocava nelle imprese, soprattutto emiliane e lombarde. Studiavamo i loro percorsi dopo anni di lavoro: spesso diventavano gli elementi portanti delle aziende dove erano stati inseriti. Fino a 10 anni fa ci preoccupavamo di attirare da altre regioni e dall’estero giovani con un ottimo CV universitario per specializzarli e inserirli nel nostro tessuto produttivo. Ho personalmente organizzato percorsi di integrazione con le Università Inglesi, ma l’obiettivo era mandarli all’estero per qualche mese per acquisire ulteriori conoscenze, che poi avrebbero portato qui nelle nostre imprese meccaniche, alimentari o dell’abbigliamento.  
Smettere di offrire ai nostri giovani diplomati e laureati un percorso di lavoro in Italia è l’errore più grande che il nostro paese possa compiere. Stiamo letteralmente svendendo il nostro futuro insieme ai nostri giovani, ai nostri figli e nipoti. 

Per invertire il processo non servono ridicoli incentivi per il “rimpatrio dei cervelli”. 
Serve la fine dell’austerità imposta da una UE a guida tedesca che tratta l’Italia come un paese satellite da cui attingere subforniture e ora, anche ottimi lavoratori della mente; serve far ripartire il credito alle PMI; serve una politica industriale; servono forti investimenti in innovazione di prodotto e di processo. 
Questa deve essere la nostra Linea del Piave. Se la UE non ci permette di fare queste azioni, allora questa UE (per al quale ho lavorato tanto) diventa un vecchio arnese inutile. 
 
Bibliografia 
 
 


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27/06/17 h. 10.50
Gonzaga dice:

Certo che i Tedeschi fanno i loro interessi ed è legittimo che li facciano ma anche noi dobbiamo fare i nostri. Sulle banche va ricordato che nel 2008 i tedeschi salvarono tutto il loro sistema con soldi pubblici (600 Miliardi complessivi di garanzie pubbliche di cui circa 250/70 per aumenti di capitale tutto scritto e certificato sul mio profilo metto sempre i dati e i riferimenti) e noi acconsentimmo alla sospensione delle regole UE sugli aiuti di stato

27/06/17 h. 9.27
Paolo dice:

I Tedeschi fanno i loro interessi, ma non possiamo pensare che si rincretiniscano al punto da finanziare un paese di truffatori e biscazzieri, altrimenti torneremmo in un batter d'occhio a riemettere BOT a go-go.
Se non altro, fino ad ora ci hanno imposto un minimo di finanza decorosa, fino ad ora perché con la vendita(parola grossa) delle banche venete a banca intesa stiamo di nuovo passando la parte. Fonti Istituzionali hanno evidenziato la vendita del Banco Popolare Spagnolo a Santander per 1 ?(un prezzo che sta diventando cult) al fine di giustificare la stessa cosa con Intesa, ma l'hanno fatta molto più sporca, infatti in spagna hanno fatto un aumento di capitale per pagare i debiti, qua no la banca ha addirittura aumentato la quotazione in borsa, e te lo credo gli hanno ceduto per 1 ? la parte buona e hanno tenuto debiti, sofferenze e incagli per tutti noi.
Scommettiamo che gli ex quadri di veneto e vicenza entrano con surplus di stipendio ad intesa, mentre i dirigenti se la cavano senza batter ciglio?
Non sono mai state salvate tante banche con soldi pubblici come è successo dall'entrata in vigore del bail-in(1/1/2016), e il nostro attuale ministro delle finanze(tecnico stimato) ha la pretesa di farci credere che con 20 miliardi di ? abbiamo messo in sicurezza le banche.
La realtà è che in questo paese invece di sapere come stanno le cose dal ministro Padoan, le si viene a sapere da Crozza quando imita lo stesso ministro; c'è da sperare che i Tedeschi guardino Padoan e non Crozza.

26/06/17 h. 22.27
Gonzaga dice:

Grande Weimar..... sempre a difendere la Germania tu..... ovvio che la burocrazia è un problema..... ma proprio tu che usi Weimar come nickname..... dovresti conoscere come la Germania è entrato in crisi è come ne è uscita all'epoca della Repubblica

26/06/17 h. 19.48
weimar dice:

il problema non è l'austerità tedesca.
Il problema è che fare impresa in italia è come correre controvento in mezzo all'acqua.
E non è solo un livello di tassazione elevato, è un problema di sistema bancario, di burocrazia e di costo del lavoro.
E Germania ed UE in tutto questo c'entrano ben poco.
E se non si fa impresa va da se che oltre all'operaio non c'è posto nemmeno per il colletto bianco, salvo diventare tutti statali.

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