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Giovedì 23.03.2017 ore 13.12
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Layla Yusuf

Islam e laicità


di Layla Yusuf

Oggi in molti si domandano: perché in gran parte dei paesi musulmani non esiste una netta autonomia dello Stato dalla religione?



Per iniziare è necessario chiarire che cosa significhi, in pratica, Islam laico. Nella realtà l'Islam - così come l'ebraismo - non è costituito da una gerarchia religiosa simile a quella della Chiesa cattolica, organizzata in una struttura piramidale (papa, cardinali, vescovi, sacerdoti, ecc...), ma soltanto da comunità di preghiera e associazioni che amministrano i beni materiali legati ai luoghi di culto.

La Shari'a, la legge derivante dal Corano, ha rappresentato - fino a tempi recenti – il riferimento principale nell’amministrazione del diritto privato, mentre il potere di cui godevano i “qadi”, i giudici-giurisperiti, può essere paragonato a quello dei nostri odierni “giudici di pace”.

I sovrani, a loro volta, diffondevano la legge “qanun”, una parola derivante dal greco “kanon” e indicante il complesso giuridico dipendente dal diritto giustinianeo. Tra questi occupa sicuramente un posto di rilievo il sultano turco Solimano il Magnifico, conosciuto in tutto il mondo islamico come al-Qanuni, ossia “il Restauratore della Legge”.



Il fatto che i sovrani islamici siano ricorsi - durante la loro reggenza - al consiglio degli "ulema", gli interpreti del Corano provvisti di un'autorità legittimata da una scuola, non è mai stato percepito come un conflitto tra lo Stato e la religione, poiché l'autorità politica restava la sola a decidere.

Inoltre essa sorvegliava anche l'attività degli "imam", i direttori di preghiera che ogni piccola comunità ("jama'a") all'interno della grande comunità generale dei credenti ("umma") può scegliere liberamente.

Il raffronto con l'Occidente è iniziato a partire dalla fine del Settecento, in particolare cioè quando da una parte i grandi sovrani musulmani (il sultano turco ottomano e sunnita d'Istanbul, lo scià sciita di Persia e il sunnita moghul in India) iniziarono a rendersi conto che le grandi potenze europee, con la loro tecnologia, rappresentavano una minaccia concreta al loro status quo, e quindi cercarono di adeguarsi importando dall'Occidente tecnici e consiglieri militari; mentre dall'altra una già nascente "borghesia" cittadina, specie nelle città dell'Islam mediterraneo, veniva attratta dalle novità politiche europee, e in modo particolare dalla Francia rivoluzionaria.

A partire dalla campagna d’Egitto di Napoleone Bonaparte del 1798, che aspirava a un'identità pratica dell’Islam frammista agli ideali di “liberté" ed "egalité” giacobini, per tutto l'Ottocento, soprattutto nell'impero turco, si diffusero organizzazioni massoniche musulmane che chiedevano una modernizzazione delle istituzioni civili dei loro paesi.

La rivolta dei soldati (i "Giovani Turchi”) nell'impero ottomano, che sfociò alla fine nella rivoluzione kemalista “laica”, sfruttò a tal proposito l'onda lunga degli entusiasmi massonici cui si aggiunse un altro forte modello occidentale, il nazionalismo.

Agli inizi del Novecento, il mondo musulmano era disposto all'occidentalizzazione, ma questa disponibilità fu fortemente ridimensionata dalla Prima guerra mondiale e dagli esiti del movimento sionista.

Dopo la fine della grande guerra, le potenze vittoriose - e particolarmente Francia e Inghilterra, ancora interessate a un'affermazione di dominio coloniale - frenarono le forze liberali e occidentalizzanti presenti nel mondo arabo, in quanto avevano paura che esse avrebbero preteso indipendenza nazionale e alte percentuali sugli utili del petrolio da poco scoperto, favorendo invece l’instaurarsi di regimi di tipo tradizionalista, che non avevano pretese del genere.

In Arabia Saudita gli inglesi favorirono l’ascesa della setta oscurantista wahabita a scapito delle moderne forze politiche che sognavano una nazione araba moderna sul modello liberaldemocratico britannico, che sarebbe stata una pericolosa concorrente.

L’attuale radicalismo islamista, che avversa l'Occidente, non nasce dunque dalle nebbie dei secoli, non è ereditario nella natura dell'Islam, non è "antico". Semmai è, al contrario, modernissimo. Di fronte alle ripetute promesse disattese da parte dei governi occidentali, una parte dei musulmani si è lasciata attrarre dal proselitismo dei vari movimenti radicali nati intorno agli anni Venti del Novecento.



Va altresì considerato il fatto che diversi Stati musulmani abbiano adottato oggi la Shari'a alla base della legge civile come risposta ai tentativi di modernizzazione sia interni che esterni: ciò rappresenta una sconfitta nei confronti della crescente espansione dei movimenti radicali, dal momento che in nessuno Stato musulmano nato prima della frantumazione dell'Impero ottomano si era mai verificato nulla del genere.

Inglesi e francesi prima, e americani poi, hanno permesso - e in alcuni casi agevolato, per loro interesse politico - che la situazione interna di molti Stati musulmani si evolvesse in senso radicale.

Inoltre in diversi paesi musulmani, preso atto del fallimento dei tentativi di modernizzazione e del socialismo arabo, ci si è volti al radicalismo religioso. Si pensi a quello che è accaduto in Somalia, in Libia, in Iraq. Esauritasi per motivi diversi l'esperienza socialista e nazionalista, si è giunti all'accettazione della Shari'a musulmana come base per la convivenza civile. Una soluzione, questa, che fino ad alcuni decenni fa sarebbe stata impensabile.

Questa è la realtà storica. Il resto è frutto di errori storici divulgati a gran voce dai mass media interessati a non far capire quel che succede e, talvolta, a far credere che sia in atto uno scontro di civiltà.

Oggi anche in Occidente si è arrivati a un punto tale che, per molte persone (specialmente giovani), il professarsi musulmani laici incute la paura di essere considerati come miscredenti da una parte o fondamentalisti dall’altra. Insomma, un paradosso contemporaneo e un tema su cui approfondire la riflessione e aprire un fertile dibattito.


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24/02/17 h. 17.48
Layla dice:

@Francesco Karem,

Grazie mille.

24/02/17 h. 17.47
Layla dice:

@Miten Veniero Galvagni,

Grazie e mi fa piacere di aver accesso la sua curiosità.
Tornando alle sue domande provo a risponderle quanto segue:

1- Al rito delle logge marcate dal Grande oriente sotto il protettorato francese, ad esempio: in Egitto, le prime logge spuntano con la spedizione di Bonaparte nel 1799, anche se lo sviluppo vero e proprio avverrà più tardi con Ismail Pascià, figlio dell?allora governatore d?Egitto, iniziato ai riti massonici da Ferdinand de Lesseps, l?artefice del canale di Suez. Anche nel Maghreb e in Libano, le logge sorgono con l?arrivo dei francesi.

2- Credo un ruoli importanti, essendo organizzazioni funzionale allo scopo di essere camera di compensazione delle contraddizioni intercapitalistiche, interstatali e tra Europa e Usa sia soprattutto di esercitare l?egemonia sul resto del mondo compreso il Medio-oriente attraverso l?elaborazione, la condivisione ideologica tra i vari settori di questa borghesia e l?implementazione nei sistemi politici di linee guida generali. Il risultato del loro attivismo è il caos, come possiamo osservare nelle cronache di ogni giorno.

23/02/17 h. 12.37
Miten Veniero Galvagni dice:

Ringrazio l'autrice di questo bel lavoro che mi ha indotto a rivolgerle le seguenti domande:
1)A quale Rito fa riferimento prevalentemente l'Islam Massonico?
2)Davos e Bilderberg che ruolo giocano nello scacchiere medio-orientale?
Grazie.

17/02/17 h. 14.25
Francesco Karam dice:

Complimenti bellissimo articolo

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