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Mercoledì 19.06.2013 ore 10.38
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Fabrizio Montanari

Inizia la guerra civile spagnola


di Fabrizio Montanari

17 luglio 1936
Il 17 luglio 1936 scoppiò la guerra civile spagnola che oppose per tre anni le forze nazionaliste, capeggiate dai generali Francisco Franco ed Emilio Mola, e quelle del legittimo Stato repubblicano, guidato dal presidente della repubblica M. Azana e dal presidente del consiglio Largo Caballero. L’incauta politica del nuovo governo repubblicano che, dopo aver vinto di misura le elezioni qualche mese prima, sotto la spinta delle forze più radicali avviò una politica modernizzatrice (abolizione del latifondo, espropriazione delle terre e loro socializzazione) e anticlericale (confisca dei beni), provocò la reazione violenta della destra, del clero e dei fascisti. Il loro obiettivo era quello di ristabilire il vecchio ordine, cacciare i rossi e ridare vita a una Spagna monarchica e clericale.

Proveniente dal Marocco e potendo contare su gran parte dell’esercito, il generale Franco diede il via alla guerra civile risalendo lentamente dal sud la penisola iberica. Benché le grandi potenze scelsero di rispettare il principio di “non intervento”, Italia e Germania inviarono massicci aiuti militari e numerosi volontari a sostegno dei nazionalisti. A fianco della Repubblica giunsero invece migliaia di volontari da oltre 50 paesi (milizie e brigate internazionali) e aiuti economici e militari dall’Urss. Il Fronte popolare vide schierate tutte le forze di sinistra presenti in Spagna: comunisti, socialisti, anarchici, repubblicani, sindacati di ogni tendenza. Tra i più noti partecipanti stranieri alla lotta contro i nazionalisti ricordiamo gli scrittori Ernest Hemingway ("Per chi suona la campana"), George Orwell ("Omaggio alla Catalogna") e il fotoreporter Robert Capa. Tra gli italiani, invece, Togliatti, Longo, Nenni, Di Vittorio, Berneri, Pacciardi, Nitti e Rosselli.

Il conflitto venne vissuto dalle democrazie occidentali come la prova inconfutabile del riarmo bellico della Germania e come prova generale della seconda guerra mondiale. Gli antifascisti d’altra parte compresero la posta in gioco e fecero loro le parole di Carlo Rosselli: “Oggi in Spagna, domani in Italia”. L’esito fu disastroso. La Spagna uscì dal conflitto completamente distrutta e si calcola che le vittime abbiano superato il numero di un milione. Una vera e propria mattanza. La vittima più illustre fu senza dubbio il poeta e drammaturgo Federico Garcia Lorca, caduto per mano dei franchisti.

La sconfitta del Fronte fu causata, o forse solo accelerata, dal conflitto che nel maggio 1937 scoppiò a Barcellona tra comunisti e libertari. In seguito ai decreti governativi che imponevano, secondo le direttive di Mosca, lo scioglimento delle milizie e la militarizzazione dei volontari, infatti, si verificarono violenti scontri a fuoco tra i diversi schieramenti in campo (social-comunisti da un lato e anarchici dall'altro). Le vittime furono oltre 500. L’anarchico italiano Camillo Berneri, l’intellettuale e l’antifascista più stimato in campo internazionale e più temuto da Mosca, fu uno di loro. Prelevato dalla propria abitazione da agenti comunisti mai identificati, fu assassinato nelle strade di Barcellona.


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