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Ivan M. Cipressi

I disturbi da uso di droga sono curabili


di Ivan M. Cipressi

Il messaggio del 2014 dell’Unodc per la giornata mondiale contro le droghe recita: "I disturbi da uso di droga sono prevenibili e curabili".



Mi piace.

Sono diversi i motivi del pollice alzato. Il primo ha per me una valenza personale e per certi versi quasi storica; quando iniziai a fare l’operatore di comunità, circa 30 anni fa, ricordo ancora gli ospiti che popolavano la nostra struttura e devo dire che lo scarto di anni tra me e loro era basso: il più vecchio aveva circa 30 anni, i più giovani 20.

Molte di quelle persone ora stanno bene, hanno progetti di vita e hanno affrontato i problemi che la vita stessa ci riserva; altri purtroppo sono morti, soprattutto per la falcidia dell’Aids. Lo slogan di oggi si prestava ad essere un'affermazione concreta allora. Le comunità e i servizi pubblici svolgevano non solo una funzione di trattamento ma, a mio modesto parere, anche di prevenzione e di sensibilizzazione.

Oggi non può dire la stessa cosa: le comunità terapeutiche, e non solo, sono abitate da persone che si avvicinano ai 60 anni e con storie di emarginazioni sociali importanti. Spesso queste vengono presentate come persone croniche (io continuo a credere che siano recidive e non croniche) correndo così il rischio di ottenere solo cure che rispondono alla logica della riduzione del danno. È pur vero che l’attesa di vita è migliorata e i tossicodipendenti riescono a invecchiare anche con storie di droga lunghe e pesanti alle spalle.



Il secondo motivo di soddisfazione sta nel fatto che con questo slogan in qualche modo si vuole scalfire “l’etichetta” che oramai è troppo speso accompagnata al fenomeno delle tossicodipendenze e,  nello specifico, mi riferisco al termine cronico. Quel cronico mal interpretato che comporta atteggiamenti di rassegnazione e incurabilità della malattia e che non offre spazio alla speranza.

È noto che esiste una declinazione di cronicità che continua a tenere aperta la possibilità di controllo dei sintomi agendo sui fattori sociali e ambientali, oltre che medici. Questa prospettiva nei decenni si è sempre più sbiadita. Mi sembra una sottolineatura forte e condivisibile affermare oggi che i disturbi dipendenti siano prevenibili e curabili.

Tutto ciò tende a rimettere al centro l’uomo con le sue storie e non solo con i sintomi dei suoi possibili disagi del vivere. Infine mi piace perché oggi abbiamo bisogno di speranza: ogni persona recuperata da un percorso negativo di dipendenza diventa un anticorpo sociale di cui non possiamo farne a meno.

Ma esiste anche un pollice verso che val la pena tenere in considerazione. Oggi il governo italiano ancora non ha stabilito chi guiderà il dipartimento per le dipendenze e ciò non fa altro che rallentare la necessità di ammodernare e rendere il sistema dei servizi di cura adeguato alle nuove esigenze e anche allineato con le migliori metodiche europee.

Nonostante questo ritardo, si celebri la giornata mondiale contro le droghe e soprattutto essa sia un riconoscimento per chi decide di rimettere il “controller” della propria vita nelle mani delle relazioni umane e non delle relazioni con le sostanze.


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23/07/14 h. 11.10
Giuseppe dice:

I Ser.T. in Italia da pochi anni sono (e pochi del popolo se ne sono resi conto) stati "aggregati" formalmente alla divisione di psichiatria ed al suo primario, da anni ed anni ormai la tossicodipendenza in Italia è affrontata con farmaci piuttosto che tramite tecniche educative ritenendo futili le comunità rese ormai parcheggi più che scuole di vita, i glaciali calcoli hanno reso pubblico che dagli anni 70 ai tardi anni 90 l'esperienza delle comunità aveva meno del 10% di persone che facevano l'intero programma (i quali erano il 6% del totale di ingressi!) che non si ripresentavano ai servizi nei 5 anni successivi. questo tradotto significa che per quasi 30 anni abbiamo basato il nostro sistema di contrasto alla tossicodipendenza con le comunità ed i numeri sono totalmente fallimentari, in pratica se io avevo un figlio tossicodipendente all'epoca avevo meno del 10 percento di possibilità che fcesse una vita normale se lo affidavo a persone come Mario Cipressi. Questi sono dati nudi e crudi. Poi è ovvio che chi gestisce queste strutture vi dirà: "sappiamo noi come si trattano questi problemi, abbiamo esperienza più di chiunque altro e nessuno ci deve mettere becco." mi spiace per voi Mario Cipressi ma non avete avuto risultati e come per ogni materia l'essere umano si è evoluto cambiando strategia quando una cosa non funziona, è così ci siamo evoluti in ogni materia, dovremmo affidavi i nostri figli per i prossimi 30 anni? avete meno del 10 per cento di riuscite, in natura (ovvero non trattando la tossicodipendenza) siamo sicuri che sarebbero diversi i numeri? siamo sicuri che il 7 o 8 percento non smetterebbero comunque di utilizzare sostanze? i numeri ed i dati che ho citato non sono smentibili basta andare sul sito del ministero e chiunque può verificare. Il fine di questo articolo non sono le persone ma la paura di perdere il lavoro di chi lavora al Ceis, è brutto perdere il lavoro ma anche mentire sulla vita delle persone non è il massimo.

03/07/14 h. 11.35
maluk dice:

Che stupido che sei iban Mario un vero pretino

30/06/14 h. 10.50
ivan mario dice:

al momento ancora non se ne sa niente. Il tema delle dipendenze chiaramente non è tra le prime emergenze del governo. La storia di questo dipartimento ci dice che oltre la competenza politico-professionale la caratteristica necessaria ed auspicabile per questo ruolo dovrebbe essere quella di saper far dialogare regioni con stato e pubblico con privato. Se poi, chi avrà questo incarico possedesse nel suo DNA la capacità di lavorare in gruppo anche questo potrebbe essere utile e molto funzionale.

26/06/14 h. 16.29
Miten Veniero Galvagni dice:

Grazie, Ivan, sono d'accordo su tutto quello che scrivi. Ma il dipartimento sulle dipendenze da che figura politico-professionale potrebbe o dovrebbe essere guidato? Se ne sa qualcosa? Tu che cosa ne pensi?

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