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Claudia Vago

Genova, la discussione che non c'è


di Claudia Vago

Sono passati più di dieci anni dalle giornate del G8 di Genova e il dibattito pubblico è ancora talmente intriso di ideologia da rendere impossibile una discussione costruttiva, un superamento delle convinzioni da cui ci si muove per arrivare a un riconoscimento della realtà dei fatti: quello che è successo a Genova, in particolare alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto, è di una gravità inaudita in un Paese democratico.

Dopo dieci anni quando si fa cenno a quelle giornate c’è sempre quello che alza il sopracciglio e dice «Sì, ma i black bloc», «E però il servizio d’ordine», così come ci sono quelli che «La polizia fascista».

Intendiamoci, non sono per dare un colpo al cerchio e uno alla botte: il Genoa Social Forum ha avuto indubbiamente delle responsabilità nel modo in cui ha gestito l’organizzazione delle manifestazioni ed è innegabile che del movimento di allora facesse parte un gruppo (Black bloc, quelli veri, non quelli dei titoli dei giornali italiani a proposito di qualsiasi manifestazione che degenera in scontri) che fa dell’esercizio della “violenza” (contro le cose) parte del suo agire. Però non si può fare finta che le responsabilità siano equamente distribuite: il Genoa Social Forum non avrà avuto un servizio d’ordine, ma la gestione della piazza da parte delle forze dell’ordine è stata, per usare un eufemismo e senza indagare sulle ragioni, disastrosa.

Ma Genova non è stata solo scontri in piazza. La pagina più buia e inquietante di quelle giornate è stata scritta nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto.

Venerdì 13 aprile uscirà nelle sale italiane Diaz. Don’t clean up this blood, il film di Daniele Vicari premio del pubblico a Berlino 2012. Come ho già scritto, Diaz è un film importante perché può essere il punto di partenza di un dibattito oggettivo sulle giornate di Genova, fuori dalle prese di posizione aprioristiche.

Diaz non nega che del movimento di allora facessero parte i Black bloc. Il film si apre con un gruppo di Black bloc che distrugge bancomat e vetrine, ribalta e incendia automobili. Alcuni di questi si ritroveranno anche alla Diaz, nelle ore precedenti l’assalto da parte della polizia.

Ma la domanda che Vicari si pone è quella corretta: poniamo che dentro alla Diaz ci fosse davvero un appartenente al Black bloc, o anche dieci, duecento. Diciamo che dentro alla Diaz quella sera ci fossero tutti e solo i protagonisti delle devastazioni del pomeriggio. Questo avrebbe giustificato – in uno Stato di diritto – un’aggressione come quella che c’è stata da parte delle forze dell’ordine? Poniamo che i manifestanti portati a Bolzaneto avessero davvero distrutto Genova il giorno precedente. Questo avrebbe giustificato – in uno Stato di diritto – l’uso di quella che non so definire altrimenti che con il termine “tortura”?

Diaz non è un film che vuole “pestare piedi” o illustrare teorie. Daniele Vicari e Domenico Procacci, produttore del film, si sono letti migliaia di pagine di atti processuali per scrivere il soggetto e la sceneggiatura. Non è un punto di vista quello che viene raccontato ma la “verità” per come è stata appurata nel corso dei numerosi processi di questi anni.

Daniele Vicari ci dice: «Le cose stanno così». E la domanda quindi viene spontanea: vogliamo prendere atto del fatto che ci sono delle responsabilità in questi fatti? E che queste responsabilità stanno da una parte precisa? Che non sono tutti uguali e le responsabilità non sono tutte sullo stesso piano.

Così come non erano uguali partigiani e repubblichini, la Resistenza non è affare di una parte politica, ma fondamento della nostra Repubblica e il 25 aprile non è la festa di alcuni contro gli altri, ma la festa di tutta la nazione che si è liberata dalla dittatura e dall’oppressione. Tutte cose che dopo quasi 70 anni non sono ancora scontate. Sono quindi pessimista sul fatto che si possa trovare un terreno comune da cui guardare alle giornate di Genova 2001.


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14/04/12 h. 13.54
Marco dice:

Non condivido alcuni giudizi del tuo articolo.
Per punti
a) Non capisco perché il film dovrebbe essere "il punto di partenza di un dibattito oggettivo sulle giornate di Genova, fuori dalle prese di posizione aprioristiche". Il film è basato su atti giudiziari che sono stati il frutto del lavoro di inchiesta del Legal Forum e dei mediattivisti che hanno aiutato il loro lavoro (tutto il materiale è qui: http://www.processig8.org) nonché di un magistrato come Zucca che ha mantenuto la schiena dritta. Le uniche posizione aprioristiche in Italia le ha espresse la politica istituzionale, non la società civile. Fini ha escluso responsabilità della polizia pochi giorni dopo il G8 in parlamento.
b) Non capisco quali colpe si imputano al Genova Social Forum ("il Genoa Social Forum ha avuto indubbiamente delle responsabilità nel modo in cui ha gestito l?organizzazione delle manifestazioni"). Il Genova Social Forum era una rete di soggetti molti diversi (circa un migliaio) che si sono riuniti intorno ad un appello che denunciava le colpe del G8 ed una modalità per contestarlo: l'assedio in forme plurali. Questo teneva insieme gli scout in Piazza Manin e i disobbedienti allo stadio Carlini. La ricercatrice Della Porta ha documentato che a Genova sono venute molte più persone della rappresentatività delle singole associazioni aderenti al GSF. Genova G8 era una manifestazione mondiale e non c'erano vertici ad organizzarla. Questo nel film non c'è perché, a detta del regista, non si poteva inserire tutto. Ma rimuoverlo non serve a capire perché c'era tanta gente e perché le istituzioni hanno risposto nel modo che ha prodotto anche il massacro della Diaz e le torture di Bolzaneto
c) Questa cosa è così vera che nella notte tra il 20 ed il 21 Luglio il PDS toglie l'adesione al corteo (molti militanti partiranno lo stesso) e la CGIL non c'era, anche se nel film si mostra il personaggio di Arnaldo Cestaro che viene con un pullman della CGIL. C'era la FIOM che ha messo su un servizio d'ordine il 21 che non è bastato visto che le condizioni erano quelle descritte al punto b.
d) Inoltre non si capisce quali sarebbero le "ideologie". Di "polizia fascista" se ne parla dopo che escono le prime testimonianze di poliziotti che a Bolzaneto facevano sentire la suoneria sul cellulare con faccetta nera (documentata negli atti, ma non finita nel film). Durante i processi vengono rese pubbliche le telefonate tra alcuni agenti delle forze dell'ordine dove si parla di "zecche" e, riferiti all'uccisione di Carlo Giuliani, "1 a 0 per noi" (documentate negli atti, ma non finite nel film - http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/cronaca/g8-genova/telefonate-poliziotti/telefonate-poliziotti.html)
e) Invece nelle parti fiction del film ci sono una serie di riferimenti del tutto inventati e poco attinenti con la realtà. Per esempio il ragazzo di colore usato per rappresentare i Black Block (a Genova non ce ne erano con questa descrizione). I "no global" rappresentati tutti con dread e pearcing, falce e martello e che guevara. Simboli presenti, certo, ma per il punto a) insieme a molto altro visto che c'erano ambientali, sem terra brasiliani, scout, movimenti femministi, pink block, teatro di strada, attivisti dell'economia solidale, rete lilliput, pacifisti, ecc. Era la forza di quel movimento, quello che faceva paura alle istituzioni nella zona rossa. Se questa rappresentazione deve servire a creare "un immaginario comune" come sostiene Anais Ginori, penso che siamo lontani dall'obiettivo.

E' vero. Il film può essere un contributo che squarcia la cappa di silenzio imposta fino ad oggi. A patto che nei commenti e nelle discussioni si tornino a citare i fatti.

12/04/12 h. 16.53
Claudia Vago dice:

Io credo che la cosa più importante sia "smettere di parlarsi addosso", smettere di guardarci in faccia tra "noi che sappiamo come stanno le cose" ripetendoci le stesse cose che ci diciamo da 10 anni. Fare nomi là dove non c'è nulla di "oggettivo" che attribuisca responsabilità riconosciute a quei nomi non fa che polarizzare la discussione. Si tratta di teorie. Alcune molto, molto fondate, ma pur sempre teorie. E non permettono di riconoscere la gravità di quello che è successo perché la discussione si avvita su «Ma i manifestanti erano violenti» e «La polizia fascista e gli infiltrati» e non se ne esce, non si avanza, non si costruisce una memoria condivisa. Il paragone con la Resistenza mi viene spontaneo, anche se si tratta di due eventi *evidentemente* diversi. E' il dopo che assomiglia incredibilmente e che, quindi, non mi fa essere ottimista. Spero di sbagliarmi, ma non so come andrà viste le reazioni finora, anche da parte di chi dovrebbe essere contento che finalmente, dopo dieci anni, si possa mettere un punto e ripartire un passo più avanti nella discussione su quelle giornate.

12/04/12 h. 16.33
Guido dice:

Ricordo perfettamente i fatti qui narrati. Le prime notizie frammentarie sulla morte di uno dei manifestanti, un "punkbestia" si disse subito, così come i servizi filmati delle reti Mediaset che riprendevano un poliziotto intento a fermare colui che, a suo dire con occhio ben vigile sulla telecamera, si era reso responsabile della morte di Carlo Giuliani.["Lo hai ucciso tu...pezzo di merda!"]. Sappiamo poi come era andata. Come ricordo pure il fatto che, il democraticissimo Gianfranco Fini presidiava, non avendo nessun diritto di farlo, la prefettura. Questo per dire che in quei giorni, e nei successivi, vi sono state molte omissioni, molti depistaggi [vocabolo tutto italiano] sui fatti realmente accaduti. Fatti certamente gravissimi e non compatibili con uno stato di diritto. Purtroppo questo paese da molto ha intrapreso la strada del pensiero unico, dall'omologazione, dall'appiattimento delle verità, sempre pronto alla rimozione degli aspetti scomodi, come la verità appunto. Vorrò vedere il film...

12/04/12 h. 16.20
Manuel Fantoni dice:

"il dibattito pubblico è ancora talmente intriso di ideologia da rendere impossibile una discussione costruttiva".

Sì ok ma basta usare la parola ideologia come qualcosa di negativo. Non è una questione ideologica, c'è chi su Genova 2001 ci si è costruito una carriera. L'ideologia c'entra poco o zero.
Vi ricordo che ci sono 10 persone a cui probabilmente la Cassazione confermerò la condanna (quasi 100 anni in tutto con punte di 15 anni).
Ah vero ma sono Black Bloc. O presunti. Conta poco.

12/04/12 h. 16.18
malnita dice:

Ciao. Mi è piaciuto molto questo tuo tweet: "Dopo 10 anni ancora non si trova un terreno comune da cui guardare ai fatti di Genova.Diaz è un film importante perché è quel terreno comune".
Anche questo articolo è bello, attento, chiaro e puntuale.
Ma c'è una differenza tra il tweet e la conclusione dell'articolo. Come mai? Le reazioni di molti di quelli che adesso hanno trentacinque anni e che allora erano a Genova ti hanno resa più pessimista?
È che anche a me il film sembra importante.
Non ero a Genova ma è stato un caso. Sono udici anni che so come sono andate le cose.
Vedere il film è stato particolare proprio perché mentre lo guardavo quella verità trovava un'oggettivazione per immagini fuori dalla testa mia e dei miei compagni, proiettata su uno schermo di fronte a tanti spettatori (terreno comune).
Eppure proprio molti miei compagni sono come infastiditi. Lo vedo anche io che non ci sono i nomi di Scajola, De Gennaro, Manganelli e Fini ma questo non mi urta, non mi sembra un coprire, mi sembra invece il risultato della scelta di mostrare quell'episodio in due atti, Diaz e Bolzaneto, con forza. Ogni rappresentazione circoscrive una porzione di realtà, ma non per questo è parziale. Mostrare bene il massacro della Diaz e il sequestro e le torture di Bolzaneto permette, come scrivi tu, di prendere atto del fatto che ci sono delle responsabilità e che stanno da una parte precisa.
Insomma, sei diventata più pessimista? Il film Diaz non è più, secondo te, il terreno comune che non c'era?

Grazie e brava.

12/04/12 h. 15.27
Valeria dice:

mi piace il tuo articolo.è chiaro.

in Italia è difficile dire la verità, c'è sempre qualcuno con tanto o poco potere mediatico, che rigira la frittata, che fa revisionismo, che boicotta di continuo l'Italia stessa.

grazie comunque per l'analisi lucida

buona giornata
Valeria

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