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Sabato 25.05.2013 ore 03.58
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Claudia Vago

Generazione perduta


di Claudia Vago

Quello che non finirà mai di stupirmi nei dibattiti italiani è come, inevitabilmente, si finisca a discutere per ore, giorni e settimane delle dita, dimenticandosi delle lune che vengono indicate. L'ultimo caso, in ordine di tempo, riguarda la generazione perduta, la dichiarazione - infelice - del primo ministro Mario Monti e l'iniziativa di un gruppo di trenta-quarantenni che ha scritto un manifesto per dire che no, non ci stanno a farsi considerare "perduti".

Anche volendo trascurare il fatto che un primo ministro dichiari con disinvoltura che esiste, in effetti, una "generazione perduta" per la quale la sola cosa che si possa fare sia "limitare i danni" e rimandando ad altra sede la discussione sulla differenza tra essere giornalista e "reggere un microfono" di fronte a un politico libero di dichiarare qualsiasi cosa senza che nemmeno un sopracciglio si sollevi, la luna, in questo caso, è davvero piena, grande e brillante, proprio nel mezzo del cielo: c'è un'intera generazione (ma probabilmente più di una, a seconda di come definiamo "generazione") per cui la precarietà è diventata una condizione esistenziale, non solo una questione di contratto di lavoro.

La prima generazione le cui condizioni di vita e lavoro saranno peggiori di quelle dei propri padri, si dice spesso, quella per cui diritti conquistati in anni di lotte diventano "privilegi", quindi eliminabili a piacimento dai legislatori di turno in nome dei sacrifici che tutti - tranne alcuni - devono compiere in nome del bene collettivo.

E' una generazione precaria a 360 gradi: la moltiplicazione dei contratti di lavoro ha portato a una frantumazione del corpo sociale. Non ci percepiamo più parte di un gruppo, un'entità collettiva, una classe direbbe qualcuno. Siamo individui isolati e tendiamo a leggere la realtà che ci circonda in base alla nostra piccola, particolare esperienza, fatichiamo a capire che quanto succede anche solo a uno di noi ci riguarda tutti. Questo è il risultato di anni di precarizzazione e non dipende dal tipo di contratto di lavoro che abbiamo, dagli studi che abbiamo compiuto, dall'avere o no una casa e una famiglia nostra al di fuori della famiglia di origine. Questa è la ragione per cui la precarietà è il più grande male che la nostra generazione ha subito sotto gli occhi compiacenti o indifferenti delle generazioni precedenti: la precarietà ci ha resi incapaci di solidarietà.

Nessuno di noi è un'isola, al limite siamo un arcipelago bagnato dallo stesso mare, soggetto alle stesse tempeste, anche se qualcuna, più riparata delle altre, è apparentemente al sicuro e si crede non soggetta a venti e inondazioni.



Siamo anche incapaci di costruire connessioni, nonostante tutti gli strumenti di cui disponiamo, che rendono la connessione una condizione quasi naturale di vita. Manca però la capacità di "organizzare" nel senso primario di "formare gli organi di un corpo" vivo e vitale: siamo indignati, siamo scontenti, occupiamo, manifestiamo e pretendiamo "Vera Democrazia Ora", ma non siamo in grado di mettere in relazione la nostra indignazione, farle superare i confini degli stati per mettere in relazione, in connessione, in forma organica, appunto, tutti i punti in comune che ci uniscono, pur nella differenza delle situazioni nazionali particolari.

Se fossimo ancora capaci di guardare a distanza ci accorgeremmo che “all our grievances are connected”, tutti i nostri motivi di scontento sono connessi: la "generazione perduta" non è solo italiana, è un'intera generazione globale. Negli Stati Uniti è formata da studenti che al momento della laurea hanno un debito tale con le banche che difficilmente saranno in grado di rimborsare, dato che è sempre più difficile trovare lavoro e, quando lo si trova, è difficile che porti una retribuzione adeguata e in Europa è composta da giovani (e meno giovani, ormai) che subiscono le politiche di austerità e i tagli che significano meno tutele sociali, nessuna prospettiva pensionistica, drastico calo di qualità della formazione a ogni livello…

Siamo tutti perduti, italiani, spagnoli, greci e persino tedeschi e statunitensi. Siamo la generazione che ha scoperto sulla propria pelle che questo sistema economico e sociale non può continuare a vivere uguale a se stesso all'infinito perché le risorse del pianeta sono finite e perché non si può pensare che il profitto delle imprese sia il fattore che guida politica ed economia, venendo prima della vita e delle esigenze delle persone e dell'ambiente. Questo sistema economico e sociale sta agonizzando. La fine non sarà rapida e, soprattutto, non sarà indolore. Lo sa la nostra generazione, lo sanno interi popoli del mondo, per secoli sfruttati, affamati e depredati.

Guardare alla "generazione perduta" come a un problema solo italiano è miope e riduttivo. Pensarsi fuori perché si sono terminati gli studi nei tempi previsti e si ha un buon contratto di lavoro, un mutuo e qualche figlio è pericoloso, perché nell'esplosione del sistema economico e sociale che stiamo vivendo prima o poi qualche scheggia può colpire chiunque, anche chi si crede protetto.

Forse dovremmo cominciare da qui, noi trenta - quarantenni, da questa luna piena che illumina le nostre vite, invece di continuare a fissare il dito di chi la luna ce la sta indicando. Conosco, personalmente o per frequentazione digitale, due terzi dei promotori del Manifesto della Generazione Perduta e per quanto li riguarda sono ragionevolmente certa che si tratti di persone che da anni si impegnano, ognuno nel proprio settore, per "cambiare qualcosa" e non di professionisti del lamento da aperitivo. Ma anche si trattasse di lamentatori abituali, la questione che stanno indicando è talmente grande ed evidente che perdere anche solo un secondo a discutere del "chi" è tempo prezioso rubato al vero problema da risolvere: come fare a costruire qualcosa di autonomo e alternativo in grado di dare un futuro a un'intera generazione globale e, incidentalmente, al pianeta che ci ospita.


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20/09/12 h. 11.42
chris dice:

ma non è il fatto che fate schifo per questo non ne avete colpa siete nati in un momento di miseria e volevate arricchirvi lo vedo nel terzo mondo che vive un epoca simile ai nostri anni 40 (cioè prima della guerra) e vogliono solo soldi e se ne stanno senza mangiare per metter via dei soldi e lo facevano anche certe nonne dunque non ne hai colpa vale vai tranqui...e poi c'è la nazione o patria che scassava la minchia con le tasse e l'obbedienza...adesso siamo a culo e per questo perduti ma perchè non ce ne frega più una minchia di far dei soldi perchè non ce n'è più...vedo gente che si ostina a tenere aperto nonostante vada sotto...ma se chiude cosa fa? si suiciderebbe e poi non venderebbe mai per non andar troppo sotto di prezzo e l'economia va in vacca (si ferma) perchè nessuno ha i soldi da investire e quei pochi rimasti non si ha il coraggio di muoverli perchè se no si perdono sicuro e dunque si va a fondo...ma non è esculsibvamente colpa di una generazione...si ok siete la generazione degli imprenditori con la 5a elementare e difficilmente uno che ha la 5a elementare avrà la lungimiranza di prevedere gli effetti delle sue mosse ma che ci vuoi fare siete le nostre madri e i nostri padri e anche se vi odiassimo vi terremmo sempre nel cuore nonostante l'ignoranza
yo!!!

19/09/12 h. 16.58
valeria dice:

ho 67anni e mi verogno della mia genrazione che ha tradito i propri ideali ed i propri figli.siamo egoisti ed ingordi!siamobrutti dentro!siamo pronti a pontificare ed invece dovremmo essere spazati via come melma. tia e

11/09/12 h. 22.41
aragona antonio dice:

tutti ci lamentiamo e in questo siamo bravi ma al momento di cambiare questo stato di cose ci lasciamo infinocchiare da quella banda di cialtroni che ci hanno governato per tanti anni portandoci allo stato attuale, e cotinueremo a seguirli ancora per chissà quanto tempo come tanti pecoroni senza guardarci intorno, abbiamo voglia di cambiare ma ci manca il coraggio, tutti aspettano che a cambiare siano gli altri, vedrete che fra un anno ci troveremo governati dagli stessi papponi. cioè quello che meritiamo.

23/08/12 h. 16.57
chris dice:

http://www.youtube.com/watch?v=A7BRraVMZzc

questo qui era gene pitney nel 1961 e da 50 anni pare sia cambiato molto poco

23/08/12 h. 13.18
Laura dice:

Nessuno è perduto, se ragioniamo con criteri diversi da quelli che ci propinano da quando siamo nati.
Siamo perduti in che senso? Perchè non lavorando stabilmente non produciamo PIL? Siamo perduti perchè se lo stato ci assume con contratti a tempo indeterminato aumentiamo il debito pubblico? Siamo persi perchè la tecnologia non è un cilindro magico dove sempre si può attingere per tirar fuori l'idea che risolverà i nostri problemi? E poi, perchè dobbiamo considerarci perduti, per i debiti? Quali? Quelli che non possiamo fare? I debiti dei nostri padri li paghiamo noi, questo è il meccanismo su cui si reggono gli Stati da quando sono nati. Non li vogliamo pagare? Nessun problema, ci compreranno come schiavi per i prossimi 100 anni. Ma chi? Se noi siamo la generazione resa schiava, chi ci ha comprato? Le multinazionazionali? I petrolieri? La spectre? C'è davvero troppa vacuità in questo discorso, partendo da miseri dati di fatto, ovvero che siamo solo a cavallo delle mutande, vorrei capire come mai non rinunciamo a vivere come i nostri padri ma troviamo strade alternative come il rispetto dell'ambiente e dell'individuo prima di tutto. Forse dobbiamo abbandonare i computer ogni tanto, e ricominciare a far cose pratiche, zappare, potare, tirar su un muro, ritrovare gioia nel fare un buon lavoro. E voi direte, si ma lavorare gratis mica è bello, poi come campo? Allora, tutto il problema ruota sempre lì, la moneta. La finanza è un bluff mondiale, i soldi non esistono, sono un invenzione e si basano sulla capacità produttiva di un paese. Non è vero che siamo perduti, è Mario Monti che non vede un futuro dvanti a sè. Ma lui è un tecnico, non uno statista. Oltre i libri mastri non vede. I più giovani hanno il tempo di vivere e glielo hanno divorato i debiti fatti da altri...ma i debiti pubblici sono solo un sistema di controllo di un Paese su un altro, alla fine. Nessuno è perduto, solo un'altra guerra mondiale ci farà perdere sul serio, e che Dio ce ne scampi!

18/08/12 h. 12.39
chris dice:

sei sulla buona strada per la smaterializzazione vale frizzon seguendo i consigli di claudia nella nuova ribrica di vacuum technology

17/08/12 h. 22.39
Frizzon Valentina dice:

Brancolo nel buio.
Cosa posso fare per non sentirmi così piccola e impotente. Ho molte idee per cambiare il mondo, molte sono condivise e condivisibili, altre sono troppo estreme per essere condivise. Se ognuno di noi ha una serie di idee condivisibili e un altra serie un pò meno, come possiamo raggiungere un sunto accettabile? Ho l'impressione che nulla si possa fare se non accontentarsi di ciò che si può avere e diffondere quanto più possibile il pensiero logico.

09/08/12 h. 18.11
sara rocutto dice:

Ecco, mettiamo nel cestino pure il mito dell'eldorado all'estero. Assieme a quello dell'età però.
Magari così possiamo ricominciare. Come abbiamo cominciato nel 2000.
Basterebbe un senso, o anche due o tre. Il problema oggi è che non basta stare ad ascoltarli, tocca costruirli, questi sensi.
Ed è forse li il nodo meno banale...

09/08/12 h. 15.52
chris dice:

in italia capita anche che se sta per nascere un bel dibattito su un quotidiano on line l'autore tolga il pezzo su cui si sta discutendo...this is italia
per cosa credevamo di dover morire
this is italia dove possiamo incatenarti alle rotaie o ammazzarti in prigione (the clash this is england)

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