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Mercoledì 19.06.2013 ore 08.28
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Emilia, proposta Delrio: ''Unica Provincia da Piacenza a Modena''


Un unico ente emiliano che va da Piacenza a Modena, passando per Parma e Reggio Emilia. È l’idea rilanciata giovedì pomeriggio dal sindaco reggiano e presidente Anci Graziano Delrio sulla riforma delle Province in regione. A comunicare la proposta alla stampa è stato proprio Delrio al termine di un incontro convocato nella sede del Pd a Bologna dal presidente della Regione Vasco Errani e dal segretario regionale Stefano Bonaccini per discutere delle conseguenze della spending review.

Il primo cittadino di Reggio ha anche detto che si è già cominciato a ragionare su come definire le nuove funzioni provinciali nel modo ottimale per i cittadini, nonostante ci si trovi in una fase preliminare e non sia ancora stato trovato un accordo sui confini. Sono infatti diverse le correnti di pensiero sulla riorganizzazione: c’è chi preferisce un “Provincione” unico, chi più accorpamenti tra Province limitrofe e chi si oppone del tutto al cambiamento.

“Sappiamo che si tratta di una parte di una riforma più complessiva in cui ci sono anche le unioni dei Comuni e le città metropolitane: sono tutte trasformazioni positive che semplificheranno le cose”, tranquillizza Delrio e aggiunge: “Quello di oggi è stato un primo scambio di idee, ovviamente ci sono ancora opinioni diverse tra noi su quale sarà l’ambito migliore. Concentriamoci però sui servizi e su quale sarà l’effetto finale per i cittadini, ci sono gruppi di lavoro in corso su questo. Vedremo i dati sui servizi, ma io sono convinto che quel tipo di funzioni vengano realizzate meglio in ambito di area emiliana, in una Provincia emiliana da Piacenza a Modena”.

Ora la mano passa al Consiglio autonomie locali che ha fino al 24 ottobre per esprimere una proposta, poi dovranno dare l’ok la Regione e infine Roma. “C’è poco, anzi pochissimo tempo. Non perdiamone più”, esorta Delrio.

Non è dello stesso parere il sindaco di Modena Giorgio Pighi che davanti alla stampa non è sembrato entusiasta dell’idea del collega reggiano e ha dichiarato: "Oggi la discussione non è stata sui confini, ma sul metodo da adottare. Di soluzioni non si è parlato, anche se è chiaro che quella che Delrio condivide è una delle proposte in campo. Siamo in una fase in cui si analizzano i criteri e quello che dovranno fare queste nuove Province, che saranno enti di secondo grado, in rapporto alle funzioni. Ma le conclusioni sono un capitolo ancora aperto".

Più aperto alla proposta di Delrio appare il sindaco di Piacenza Paolo Dosi: "Se, come sembra, andremo nella direzione di operare all'interno di un sistema sovra-provinciale che si estende tra Piacenza e Modena - ha detto il primo cittadino - dovremo essere in grado di conquistare gli spazi utili a valorizzare le nostre eccellenze, produttive e di servizio alla persona. Sia per non disperdere la ricchezza di un patrimonio, sia per metterlo a disposizione di nuovi utenti. Il lavoro non manca. Siamo e saremo presenti".

"Province, dibattito inesistente sul futuro di Modena. Attendiamo gli ordini presi a Bologna dal partitone?"
di Andrea Leoni - consigliere regionale Pdl Emilia-Romagna


Ultimo aggiornamento: 10/09/12

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01/09/12 h. 20.13
Dino Angelini dice:

a mio avviso procedere per stralci non porta da nessuna parte. Occorre ripensare tutto l'assetto degli enti locali, a partire da una profonda riforma della finanza locale: il compianto Enzo Bonazzi giustamente diceva che una finanza locale in Italia non c'è mai stata.

31/08/12 h. 18.02
chris dice:

e l'altra da bologna a rimini!...non si faceva prima a dividere la regione in emilia e romagna e eliminare le provincie?

31/08/12 h. 16.34
Roberto Lugli dice:

Com?era prevedibile, la Spending review sta mettendo a dura prova Enti locali e Governo, entrambi chiamati a rispondere a un paio di domandine ?semplici semplici?: come far quadrare i bilanci in una fase economico-finanziaria drammatica; come mantenere a un livello dignitoso i servizi essenziali per i cittadini. Anche se il quesito più impegnativo rimane come cavolo fare per promuovere un po? di crescita in un periodo in cui dovremo tirar la cinghia per quanto tempo ancora non è dato sapere.
L?urgente bisogno di arginare la voragine del debito pubblico che rischia di inghiottire anche le aree più produttive del Paese non può essere rinviato. Il Pozzo di San Patrizio dove per decenni Governi, Regioni ed Enti locali hanno attinto a piene mani va rimpinguato rapidamente, tagliando costi, sprechi, diseconomie, cominciando a metterci dentro i soldi di coloro che continuano a spernacchiare il Fisco (e sembra non siano pochi discoli).
Merita di essere seguita con interesse la discussione che anima in queste settimane i corridoi di ?Palazzo Allende? et similia. Non tanto per sapere delle sorti di noi reggiani, se finiremo per chiamarci reggio-modenesi o reggio-parmensi oppure parmigiano-reggiano-piacentin-modenesi (o semplicemente emiliani, con buona pace di ferraresi e limitrofi), quanto invece per capire se il rinominato Decreto sul riordino delle Province darà concretamente il via a un percorso serio e coerente sulla strada delle riforme istituzionali. Un cammino tutto in salita, impegnativo fin che si vuole, ma che i tempi richiedono di percorrere bene e in fretta, con l?obiettivo di rimettere in piedi un Paese chiamato a rimediare ai trentennali disastri di una classe dirigente che il Poeta collocherebbe senz?altro all?ottavo cerchio (la bolgia è lasciata alla libera scelta dei peccatori). La speranza è che agli albori della ripresa (che prima o poi dovrà pure arrivare anche qui?!) l?Italia possa presentarsi ai blocchi di partenza in salute (conti e bilanci in ordine), più competitiva e presente nel mondo (prodotti innovativi e di qualità), affidabile agli occhi degli investitori, attenta verso i giovani ora costretti a immaginarsi un futuro in terra aliena.
Si vuol dimezzare-dimezzare il numero delle Province, ovviamente raddoppiandone i territori amministrativi. Bene, però insieme agli ettari non si moltiplichi anche il personale. Si respinga la tentazione di dar vita a vere e proprie sub Regioni, non sarebbe tollerabile.
E? molto diffusa l?idea della necessità di una profonda riforma delle istituzioni (Parlamento compreso), da realizzare senza nostalgie geopolitiche preunitarie, utile ad adeguare ai bisogni odierni l?articolazione politico-amministrativa dello Stato, logorata dalla storia e infiacchita dagli apparati. Nell?epoca della globalizzazione servono meno Comuni e più comunità. Spetta alla Politica favorire la partecipazione della gente alla discussione su ciò che serve, praticando il principio federalista della sussidiarietà, lasciato fin qui ai proclami di qualche audace imbonitore del Nord, rivelatosi sleale coi suoi e con il suo Paese.
I Partiti facciano sul serio la loro parte: l?articolo 49 della Costituzione repubblicana non è mai stato di così straordinaria attualità. Ben venga il documento del PD locale; gl?altri partiti battano un colpo, dicano la loro. E? il momento di mettere a confronto ogni proposta: il Paese è di tutti e dell?impegno di tutti sembra esserci un gran bisogno.
La riforma della Pubblica amministrazione non si fermi alle Province. Gli oltre 8mila comuni disseminati per la lunga Penisola non sono uno scherzo. Si potrà ben dire che sono troppi; nella stragrande maggioranza dei casi sono anche troppo piccoli e senza il supporto della Provincia per essi sarebbe impossibile interloquire direttamente con il legislatore di prossimità (Regione), figuriamoci con il Governo o l?Unione europea. Così stanti le cose la Provincia è insopprimibile.
Piccolo è bello si dirà. Certo, ma è anche costoso. E gli oneri maggiori non sembrano nemmeno esser dati dai gettoni di presenza di sindaci-assessori-consiglieri (che sono comunque troppi?), quanto invece dalle opportunità che per i piccoli comuni rischiano di rimanere nel libro dei sogni (bandi e fondi europei ecc., ad esempio). Anche questi sono ?i costi della politica?.
Pertanto, l?unificazione possibile dei piccoli Comuni non sia un tabù; non verrebbero cancellate identità e località care ad ognuno di noi, che rimarrebbero intatte, uniche ed esclusive come lo sono le persone che le compongono. I Municipi di oggi potrebbero essere gli uffici pubblici territoriali di domani, che per funzionare bene avrebbero bisogno di meno personale e di più reti telematiche. I rapporti politico-elettivi (sindaco e Consiglio comunale) potrebbero essere regolati dagli Statuti, strumenti giuridici che Reggio Emilia ben conosce fin dal Medioevo (?Vallisnera?). Sarebbe pure l?occasione per riequilibrare la macchina pubblica che il legislatore continua pervicacemente a volere ostaggio di una burocrazia da decenni mortificatrice di ogni intrapresa e predatrice di tante risorse (?finite?). Semplificare senza banalizzare deve essere un imperativo sulla via coerente della modernizzazione e dell?efficienza.
Si ragioni per ambiti ottimali, sinergie, per territori omogenei compatibili con le vocazioni della crescita socio-economica; i distretti sanitari non siano il solo parametro. Con due sole Province in regione, i Comuni rivieraschi del Secchia e dell?Enza potrebbero addirittura ?sconfinare?, mettersi insieme per ridurre i costi sfruttando meglio le opportunità delle similitudini territoriali.
Dunque, rimangano i campanili. Semmai si incominci ad abbattere qualche confine. Ché di troppo. Con una raccomandazione: non si pensi di lasciarli così per altri 150anni. Il mondo s?è messo a viaggiare molto forte. E correrà sempre di più. ?BRICS? docet.

31/08/12 h. 12.55
Paolo Maria dice:

La provinciona mi sembra "la meno peggio" fra le varie ipotesi in circolazione,fermo restando che occorre entrare nelle carni vive della sua strutturazione prima di potersi davvero esprimere

31/08/12 h. 11.47
paolo dice:

io credo che la cosa migliore da fare era abolire la provincia come Ente, e attivare invece una conferenza dei sindaci del territorio provinciale. I dependenti dell'Ente provincia sarebbero stati assorbiti poi da regione o comuni interessati a seconda delle necessità.
Tuttavia credo che vada salvaguardata invece la provincia come area statistica (in europa chiamata NUTS-3) e "storica" (un reggiano non può essere definito "modenese" a livello provinciale)...

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