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Sabato 01.11.2014 ore 09.47
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Dal governo Monti un attacco epocale al lavoro


di Carla Ruffini

Siamo di fronte a un attacco epocale al diritto del lavoro. Il governo Monti, per “gentile” intercessione della ministra Fornero, ha messo mano con determinazione, per modificarlo alle radici, all’assetto democratico del nostro Paese.

Lo Statuto dei Lavoratori e l’articolo 18 hanno rappresentato l’ingresso dei principi e dei diritti sanciti dalla Costituzione nei luoghi di lavoro, a più di vent’anni dal varo della Carta costituzionale, inaugurando l’era del “sistema” dei diritti dei lavoratori, il cui architrave era l’impossibilità di licenziare senza giusta causa e giustificato motivo (ovvero senza ragione e quindi ingiustamente).

Tradotto in altri termini, il governo dei cosiddetti “tecnici”, in perfetta continuità con la cupa e autoritaria stagione del berlusconismo, sta cercando di fare quel che neppure il governo Berlusconi era riuscito a fare: introdurre la libertà di licenziamento.

La Cgil e la Fiom hanno tutte le ragioni di proclamare lo sciopero generale e di mettere in campo forme di lotta strenua contro quella che, occultata tra le pieghe di una casistica ingannevole e di un’arbitraria differenziazione tra diverse tipologie di licenziamenti (discriminatori, disciplinari, economici, ecc.), si presenta sostanzialmente come la cancellazione dell’art. 18. E tali ragioni e lotte noi sosterremo con forza.

Appare chiaro e inequivocabile che i provvedimenti decisi dal governo assumono cospicue valenze simboliche: sancendo la fine delle tutele in materia economica (legittimazione del licenziamento per “ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”), accreditano il principio in base al quale tutte le responsabilità e gli errori imprenditoriali e manageriali debbono gravare sempre e comunque sulle spalle dei lavoratori.

La scelta di mandare un segnale “convincente” ai banchieri e ai potentati della finanza internazionale, esibendo un facile e impudico trofeo a partire da un punto sensibile e altamente simbolico della resistenza dei lavoratori, risulta gravissima e autoritariamente sfidante.

Le stesse organizzazioni datoriali, che conoscono bene la situazione del sistema delle imprese e delle dinamiche del mercato del lavoro nel nostro Paese (licenziamenti su vasta scala in presenza di forme diffuse di inoccupazione cresciute in modo simmetrico, imprese che hanno operato “al ribasso” comprimendo il costo del lavoro senza innovare), riconoscono sommessamente che il tanto contestato e contrastato articolo 18 è un falso problema.

E, ciò che rende ancor più grave e inaccettabile il comportamento del Governo, delle annunciate misure di riforma del mercato del lavoro che avrebbero dovuto controbilanciare l’eliminazione dell’art.18, sostenendo i giovani nei loro percorsi di accesso al lavoro, non v’è traccia nel provvedimento proposto.

In virtù di quella visione ampiamente illustrata nei mesi e nelle settimane scorse secondo la quale, accanto ai lavoratori considerati pedine da muovere a piacimento e merce da scambiare con “paccate di miliardi”, i giovani (e non più giovani) precari sono dipinti come “sfigati” dediti a vane lamentazioni, i disoccupati come sfaccendati che, mentre fingono di cercare lavoro, pregano i santi a cui si sono votati di non trovarlo.

Non vengono estese nella sostanza le garanzie e le tutele ai giovani precari se non in misura irrisoria; non si eliminano  le tante forme di precariato (si interviene solo sugli stage) e si perpetua in tal modo la segmentazione del mercato del lavoro; non si rendono universali gli ammortizzatori sociali, nonostante la recessione ormai acclarata; si riduce la mobilità, abbandonando al loro destino i lavoratori over 50, che saranno più facilmente espulsi dal mercato del lavoro senza essere accompagnati alla pensione (traguardo reso irraggiungibile dalla nefasta riforma delle pensioni da poco varata); non sono previste misure in grado di rilanciare l’economia secondo nuove prospettive di sviluppo ecosostenibile.

Noi di Sinistra Ecologia Libertà saremo al fianco della Cgil e della Fiom nello sciopero generale e in tutte le altre mobilitazioni e iniziative di lotta con cui le lavoratrici e i lavoratori, le precarie e i precari si opporranno a questo tentativo di controriforma del mercato del lavoro di chiara impronta neo-liberista, in tutte le sedi politiche e istituzionali in cui abbiamo voce.

Ma dobbiamo fare di più e faremo di più. Nostra cura e nostro obiettivo sarà contribuire in maniera determinante alla costruzione di una visione e di un progetto politico alternativo, indicando vie d’uscita da una crisi di natura strutturale in grado di contrastare efficacemente l’obiettivo di smantellare il modello sociale europeo, perseguito con lucida e spietata determinazione dalle centrali del potere economico e finanziario che dettano legge in Europa, e di proporre un radicale cambiamento dell’assetto socio-politico dominante.

Questo progetto riguarda e coinvolge tutte e tutti coloro che si battono per difendere i diritti e la dignità del lavoro. Stiamo parlando delle radici sociali, politiche e culturali delle forze di sinistra e di centrosinistra, della loro ragion d’essere e delle motivazioni che sono alla base del loro operato. Compito di queste forze, in Parlamento, nelle piazze, in tutti i luoghi della mobilitazione e dell’iniziativa politica, è non lasciare solo il proprio popolo.

Carla Ruffini
Coordinatrice Sel Reggio


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