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Cop21, Lombroso: "Governi in ritardo sul riscaldamento globale"


di Lara Barilli



L'Università degli Studi di Modena e Reggio è presente alla Conferenza delle Parti (Cop 21) delle Nazioni Unite per il Clima (Unfccc), l’evento parigino dedicato al riscaldamento globale. E partecipa durante la seconda e decisiva settimana di negoziati sul clima. Abbiamo intervistato Luca Lombroso, tecnico meteorologo dell’Osservatorio Geofisico del Dief - Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”, il quale sta seguendo a Parigi i lavori.

L'Università degli Studi di Modena e Reggio partecipa alla Conferenza delle Parti (Cop 21) delle Nazioni Unite per il Clima (Unfccc) nel ruolo di “observer”. Cosa significa?

Le Cop - Conferenza delle parti, che è l’organo di governo della Convenzione Onu sul clima - sono conferenze ibride. Negoziati sul clima appunto, a cui partecipano i delegati governativi di 195 Paesi, l’Unione europea - unico firmatario come organizzazione di Stati - e la società civile, come appunto “osservatori”. Ne fanno parte le organizzazioni ambientaliste, i popoli indigeni, le parti sociali - comprese le organizzazioni del lavoro - e anche il mondo della ricerca. Noi, come Dief Unimore, partecipiamo nella delegazione della Fondazione Lombardia per l’Ambiente, con cui collaboriamo e che è accreditata all’Unfccc, il segretariato della Convenzione.

 


Unimore vanta una vasta esperienza di analisi del clima, fra le più significative in Italia, grazie alla lunga serie di dati accumulati in quasi due secoli, a partire dal 1830. Quali cambiamenti climatici sono in atto nel nostro pianeta e quale scenario futuro possiamo immaginare? 

L’aumento delle temperature è il fatto più evidente, testimoniato dai dati meteo locali e globali ma anche da tanti effetti indiretti, come perdita della biodiversità, ritiro dei ghiacciai, aumento del livello del mare.



Osservando un contesto più ridotto come quello emiliano, quali cambiamenti ci aspettano dal punto di vista climatico?

Fra gli scenari futuri ne voglio citare uno, che ho elaborato con alcune semplici simulazioni in questo articolo divulgativo sul sito www.emiliaromagnameteo.com, dove si vede cosa potrebbe succedere alla costa emiliano-romagnola. Il mare non sommergerà la Pianura Padana e l’intera Emilia Romagna ma, in ogni caso, gli impatti del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici dovuti principalmente alle attività umane non mancheranno di causare seri problemi anche alla nostra regione.







Come si vede dalla mappa e dalle immagini, la costa e larghe aree del ferrarese e della provincia di Ravenna sono a serio rischio di venire sommerse dall’innalzamento del mare, anche nello scenario più ottimistico e in caso di successo della conferenza di Parigi. E’ dunque il caso di pensare a serie strategie di adattamento, anche delocalizzando ciò che si trova troppo vicino al mare, perché non è portando camion e camion di sabbia, o con i sabbiodotti, che si risolve questo grave problema. Con il pianeta surriscaldato di 4°C, l’acqua del mare arriverebbe addirittura a 10-20 km da Bologna e nella bassa modenese. Coi 2°C, grosso modo il mare resta entro il confine virtuale della A13, lambendo alcune zone di Ferrara città.



Un altro problema è che con le ondate di caldo a fine secolo le nostre città rischiano di diventare invivibili.

Ci sono soluzioni concrete e praticabili contro il riscaldamento globale e gli sconvolgimenti in atto nel nostro pianeta? Cosa dovrebbero fare le grandi potenze mondiali?

L’obiettivo futuro dovrà essere quello di limitare il riscaldamento planetario entro 2°C rispetto all’era preindustriale ed entro il 2100, meglio ancora 1.5°C, soprattutto per la sopravvivenza delle piccole isole e Stati del Pacifico e caraibici. La discussione verte anche su questi due numeri, ma il secondo è quasi simbolico, per rispettarlo dovremmo infatti abbandonare i combustibili fossili, incluso il metano, entro il 2030! L’opzione 2°C è realizzabile “decarbonizzando” la società entro il 2070, e qui si oppone guarda caso l’Arabia Saudita, ma anche l’Australia. Ora sembra, però, che sia sorta una grossa alleanza fra Ue e una settantina di Paesi in via di sviluppo, più gli Usa. Vedremo nelle prossime ore.

 

#cop21 due gradi di #globalwarming sono troppi,ci metto la faccia!

Posted by Luca Lombroso on Martedì 8 dicembre 2015


E cosa invece possiamo fare noi normali cittadini?

I prontuari di buone pratiche distribuiti nel periodo del Protocollo di Kyoto, in cui si diceva “chiudi il rubinetto mentre ti lavi i denti” o “ spegni le luci inutili” si sono rilevati insufficienti e talvolta ridicoli, così come “metti il coperchio sulla pentola”, perché il problema è quel che bolle in pentola. Quello che mangiamo insomma. La carne può avere un impatto enorme non solo sulla salute, ma anche sull’ambiente. L’altro filone importante di azione sono i consumi domestici, elettrici (io vado a fotovoltaico) e per il riscaldamento. Qui il campo di azione di riduzione dei fabbisogni energetici degli edifici è enorme, basta mettere in pratica quello che già esiste in commercio, ma servono anche in questo incentivi economici e soprattutto semplificazioni burocratiche per il cittadino.

Secondo lei dalla Cop21 usciranno impegni concreti o teme che la conferenza si possa concludere con l'ennesimo nulla di fatto? 

L’accordo ci sarà - da vedere i dettagli tecnici e burocratici - ma già si sa che mancano, per rispettare i limiti di riscaldamento planetario, 12 miliardi di tonnellate di CO2. Insomma, i governi arrivano tardi e agiscono in modo insufficiente. D’altro canto l’azione del singolo è insufficiente; nel mezzo, quello che serve è il livello subnazionale. Ovvero regioni, città, ma anche imprese e comunità locali.



Ultimo aggiornamento: 18/12/15

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