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Sabato 21.07.2018 ore 01.43
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Confcommercio: salvare i negozi di vicinato


Il tessuto sociale di un paese ha molteplici sfaccettature. Una di queste, anche molto determinante, è rappresentata dai negozi di vicinato. Ogni comunità per poter svilupparsi e continuare a vivere ha bisogno che tutte le sue componenti interagiscano correttamente le une con le altre. È fondamentale quindi che anche il commercio sia visto come forza produttiva e vitale di un paese e di una comunità e come tale veda compiuti seri sforzi indirizzati a sostenerla.

 
Quali sono le criticità impellenti che minano la tenuta del commercio di vicinato?
Ipermercati, orari di lavoro continuativi e sempre più prolungati, domeniche e festività sempre aperto e, per non farsi mancare nulla, le vendite on-line e i colossi del web, che pagano le tasse altrove e di fatto poi non sono sempre così convenienti, hanno spinto verso il basso quello che un tempo era considerata un’arte, l’arte del vendere, “IL COMMERCIO”.
 
Cosa significa questo per la comunità? Significa meno entrate per i comuni e maggiori costi per i cittadini che si troveranno a pagare sempre di più i servizi essenziali erogati dai comuni che non saranno in grado di continuare ad erogare dato il calo delle entrate dal gettito fiscale loro spettante.
È una ruota che gira, insomma, e dall'aspetto culturale si arriva a minare un tessuto sociale fatto da centinaia di piccole aziende commerciali, che ora si ama definire piccole imprese, forse perché è davvero un’impresa rimanere attivi, lucidi e competitivi sul mercato delle vendite al dettaglio. Il cittadino non acquista in loco, il commerciante ha un fatturato minore, minori sono le entrate per le casse dello Stato che rigira la quota ai comuni e il cittadino si ritrova con meno servizi.
 
Le amministrazioni e gli enti di sviluppo locale devono riflettere su questo aspetto e arrivare a formulare una politica di sostegno e rilancio del commercio tradizionale per invertire la tendenza; anche in funzione degli investimenti fatti e in previsione che sono volti a promuovere la mobilità in bicicletta e che per coerenza necessiterebbero di difendere se non addirittura rafforzare il servizio di vicinato.
Se acquisti in paese lo mantieni vivo: non è solo uno slogan ma un concetto concreto che le nostre amministrazioni locali dovrebbero abbracciare con più forza e determinazione se non si vuole arrivare ad avere intere zone desertificate, prive della vita che generano i negozi e abbandonate a se stesse. I centri dei paesi, le strade dei quartieri sono più vivi e ordinati se si torna a frequentarli grazie al sostegno al commercio che da parte sua ha tutto l'interesse, e lo ha fatto, a rendere la rete commerciale all'avanguardia con attività moderne e al passo con i tempi.
 
Questi sono gli elementi fondamentali di cui le Delegazioni di zona di Confcommercio-Imprese per l’Italia Reggio Emilia si vogliono fare portavoce con questo documento e queste riflessioni da sottoporre agli amministratori locali:
 
1. Richiesta di un impegno effettivo a livello nazionale sulla tassazione delle vendite online equiparandole alla tassazione del Paese in cui avviene la vendita (“web tax”)
 
2. Campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini sull’importanza di acquistare sul territorio di residenza per avere un ritorno di utile immediato attraverso incentivi da concordare con le amministrazioni locali
 
3. Rendere partecipe la forza del commercio ai tavoli di programmazione turistica perchè non si può incentivare il turismo senza che la forza commerciale di un territorio indichi anche le proprie necessità. Chi meglio dei commercianti che tutti i giorni alzano le loro saracinesche nei centri e nelle periferie dei paesi e nelle più nascoste zone delle nostre montagne, e lo fanno per tutto l'anno restando sul territorio a stretto contatto coi cittadini e con chi lo visita, ne conoscono pregi e criticità?
 
Confcommercio Reggio Emilia. Il Presidente provinciale e i Presidenti delle Delegazioni di Zona (Donatella Prampolini Manzini, Davide Massarini, Emilio Montanari, Giovanni Pergreffi, Riccardo Pilati, Lorena Prandi, Nadia Vassallo)
 


Ultimo aggiornamento: 12/07/18

13/07/18 h. 11.37
Claudio dice:

I negozi di vicinato hanno ancora ragione di esistere, specie nelle zone decentrate dall'area centrale della provincia: penso all'appennino o alla bassa dove insistono molti paesini o borgate e se non ci fossero i ""negozietti"queste periferie morirebbero tutte, visto che la regione,la provincia e i comuni piano pano annullano i servizi sociali. Poi nelle grandi città, i negozietti di quartiere hanno anche una funzione di controllo del territorio, nel senso che creano movimento ed è più facile che si evitino ladrocini ecc.ecc. Per quanto riguarda gli orari, quando i negozi chiudevano il giovedì pomeriggio( i commercianti hanno fatto battaglie per evitarlo) e la domenica, non mi risulta che nessuno sia morto di fame, tutt'altro- Anche le commesse dei supermercati hanno diritto al riposo settimanale, altro che balle. La GDO pensa solo alle peoprie tasche, riducendo i dipendenti a schiavi e i clienti a meri compratori di quello che la gdo vuole vendere.I negozi di periferia o prossimità, alimentari e non avevano cominciato a """ SPARIRE"""" decenni prima dell'avvento della GDO o dell'e-commerc, per una semplice ragione, venivano sfrattati per poi aprirci negozi di abbigliamento con affitti decuplicati- A Sassuolo, c'era via Menotti piena di negozi di tutti i tipi- erano una meraviglia, oggi ci sono solo negozi di abbigliamento, scarpe e poco altro.In queste condizioni i centri storici sono obbligati a morire.
Purtroppo per noi- Ultima questione, non tutti hanno 20/50 anni per spostarsi a fare spesa, ma ci sono anche anziani che non possono muoversi, ed il negozietto assolveva anche a questo servizio portando a casa la spesa- Poi ultima cosa, negli anni 60 e parte 70, i negozietti, le macellerie assolsero anche il compito delle banche finanziando la spesa agli operai durante il mese, segnando sul famoso libretto nero, ma a fine mese con l'arrivo dello stipendio c'era la fila davanti ai negozi per pagare il debito-- era imperativo--Il commercio va e deve essere riformato-

12/07/18 h. 23.51
Marco dice:

Quali negozi di vicinato? Quelli di quartiere che hanno la stessa merce degli ipermercati ma magari a prezzi più elevati? La qualità media degli esercizi commerciali del centro storico la vedete? Per fortuna qualcosa è cambiato, ma ancora troppo troppo poco. Meglio decisamente gli outlet. Se poi volete che il commercio sia al passo con i tempi non bastano solo aperture nei weekend ma anche con orari prolungati. Avete una visione del commercio antica, siete fuori tempo. Se volete tutelare il passato o attività cadavere sprecate tempo e non aiutate certo il commercio. Le vostre sono solo lamentele graiuite che sicuramente non aiutano il commercio e tanto meno lo rendono al passo coi tempi. Per quanto vi opporrete al cambiamento questo vi supererà smentendovi sempre più.

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