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Mercoledì 28.06.2017 ore 17.52
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Chi viene e chi va


Grandi manovre sul territorio per riposizionarsi all’indomani della scissione della minoranza dem. Anche da queste parti, l’arte del riposizionamento non è vezzo da politologi o da anziani idealisti con la nostalgia in petto, ma questione concretissima di poltrone, indennità, carriere desiderate o solo sognate, reddito. Il treno non passa spesso e quando passa va preso dall’entrata giusta. Un errore può essere fatale per sempre.

 
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La geografia locale indica un’adesione apparentemente modesta al progetto scissionista – ora si chiamano Mdp, non c’è più il Partito, i movimenti vanno di moda – che tuttavia è difficile misurare se non con i sondaggi e con la partecipazione a iniziative pubbliche. Con i dipini si sono schierati due assessori della giunta Vecchi – Tutino e Sassi – la consigliera regionale Silvia Prodi (che venne eletta nel Pd senza essere del Pd), il segretario cittadino Vicini e il consigliere comunale De Franco.

 
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Il malcontento verso la segreteria Renzi è stato stoppato dalla candidatura di Andrea Orlando, che ha certamente tamponato molte altre possibili fuoriuscite consentendo all’area non-renziana di restare nel Pd potendo comunque contendere la leadership alle primarie.
 
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Su Orlando si sono prontamente spostati molti della vecchia guardia bersaniana (il che deluderà Bersani, ma questi sono giovani e devono pure campare anche loro). Qualche nome: Maino Marchi, Paolo Gandolfi, la Mori, sindaci quali Cavallaro, la Carletti, la Malavasi e diversi altri. Sosterrà Orlando anche la già civatiana di Albinea Roberta Ibattici.

 
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Rispetto al 2013, l’area renziana è rimasta grosso modo la stessa. Sotto la metaforica cappella di Graziano Delrio – renziano con potenziali velleità di successione, ne abbiamo scritto mille volte, la questione potrebbe tornare buona dopo le elezioni in caso di sconfitta – si collocano Andrea Rossi, la Vanna Iori, Ottavia Soncini, Giammaria Manghi, alcuni sindaci importanti (Gazza, Tagliavini, Mammi) e, con la tradizionale prudenza in cui più d’uno legge un eccesso di tatticismo, Luca Vecchi.

 
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Il segretario della federazione, Andrea Costa, ha aderito all’accordo sulla terzietà laddove possibile, ovvero: pensala come vuoi, ma fai il garante del congresso e non schierarti. Più o meno quel che accade in regione con Paolo Calvano, ma anche a Bologna e a Modena.

 
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A sostegno di Michele Emiliano, governatore della Puglia assai propenso ai giri di valzer, qui sembra che nessuno desideri portare acqua.

 
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Un acquisto di peso elettorale per i dipini porta il nome di Gianluca Rivi, ex consigliere regionale, sindaco due volte di Castellarano, uno che può ancora contare su un discreto consenso elettorale.
 
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Raffaele Leoni non seguirà Bersani nel nuovo movimento, al contrario di Alessandro Roccatagliati: entrambi vantano una lunga militanza nei Ds prima e nel Pd poi. 
 
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A favore di Orlando, dunque nel Pd, si posiziona quel che resta dei Giovani democratici. Certamente lo farà il segretario provinciale, Luca Bonacini di Rubiera.
 
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E sempre tra gli orlandiani – in questo caso in chiave espressamente anti-renziana, stante le note passate vicende – saranno certamente attivi i superstiti dell’area Letta, con a capo Pierluigi Saccardi e Marco Barbieri.
 
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La scissione ha risvegliato anche passioni che sembravano definitivamente sopite. L’ex assessore spaggiariano Franco Corradini, a lungo mal sopportato da Delrio e poi silurato da Vecchi dopo una trentina d’anni in sala Tricolore, ha fatto sapere che la nuova formazione guidata da Roberto Speranza potrebbe indurlo a un ritorno alla vita politica. Pare tuttavia che Tutino – che dell’area è coordinatore, almeno per quanto riguarda la quota di Enrico Rossi – non gradisca la presenza di Corradini, considerata troppo legata al passato.

 
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Da qui al 30 aprile può accadere di tutto (si vedano anche le vicende giudiziarie che stanno coinvolgendo Babbo Renzi, con grave nocumento d’immagine per il figliolo ex presidente del Consiglio) e la corsa forsennata al tesseramento, soprattutto in aree d’Italia poco propense al rispetto delle regole. Le primarie, secondo i principi fondativi del Partito democratico, riflettono la celebre “vocazione maggioritaria” sottolineata a suo tempo da Veltroni. Ora che il maggioritario è morto e sepolto, e sembra proprio che finiremo per votare con una legge proporzionale con preferenze (ossia con un ritorno alla Prima Repubblica, ma in assenza di fatto di veri partiti), il senso delle primarie sembra venire meno anche nell’individuazione del candidato premier. Se il nuovo Parlamento sarà teoricamente ingovernabile, è ovvio che le forze rappresentate dovranno cercare accordi e fare compromessi. Oppure si tornerà alle urne presto – come è già accaduto recentemente in Spagna (paese che comunque è cresciuto del 3,3% del Pil). Che il non-governo sia la soluzione ai mali italiani? Ad maiora.



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Addendum
 
Negli ultimi giorni le posizioni all'interno del Pd emiliano sono andate chiarendosi anche ai vertici degli organi dirigenti.


 
Paolo Calvano, segretario regionale, sostiene in modo aperto la candidatura di Renzi, mentre la segretaria modenese Lucia Bursi appoggia Orlando.
Attualmente, le posizioni ancora indefinita sono quelle di Francesco Critelli (segretario della federazione di Bologna) e di Andrea Costa (federazione di Reggio Emilia).
E' verosimile che, con l'avvicinarsi delle primarie, il numero dei "non allineati" sia destinato a ridursi.
 
 


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22/03/17 h. 0.48
Martov dice:

Piero , io non brontolo , affermo. Il blairismo ha perso ovunque , vedi anche le ultime elezioni olandesi.
Se vai al governo dicendo di essere di sinistra poi fai politiche antipopolari e contro i diritti dei lavoratori, peggiori di quel che fece il miliardario Berlusconi, che ci vai a fare ? Per dare la poltrona al Renzi di turno e al suo giglio magico ?

21/03/17 h. 8.37
Piero dice:

Caro MARTOV,fin che C'E' gente come te la destra in Italia avrà vita facile.
Voi di sinistra siete solo capaci di brontolare e non di governare,una volta che avevate il Governo vi dividete e lo buttate via.
Grande mossa strategica!!!!!!!!!

20/03/17 h. 10.22
Martov dice:

se il dato generazionale , nella valutazione politica, prende il sopravvento dell'analisi politica seria, si aprono le vie alle avventure di vario tipo , come è stata quella del "giovane" Renzi. Essere giovani , di per sè , non significa alcunchè, l'importante è essere preparati, onesti e propositivi. Intanto, nel nuovo movimento di cui si parla non entrano solamente i fuoriusciti dal PD , ma anche un importante pezzo di SEL e tanti elettori delusi che si erano ritirati dalla politica attiva.
Chi è uscito è da apprezzare perchè ha fatto una scelta coraggiosa rinunciando alle rendite di posizione di chi rimane ancora in questo partito ad personam (Renzi) che è divenuto il PD.

10/03/17 h. 16.14
desperados dice:

Nullafacenti incapaci, hanno paura che la manna finisca e di essere costretti ad andare a LA-VO-RA-REEEEEEE, tranne che non muoiano tutti prima, sperom.

05/03/17 h. 15.12
geppo dice:

...ma sono giovani e devono pur campare anche loro... ahahahahaha

05/03/17 h. 0.47
Beh! dice:

Tutino e Corradini un ticket geniale !

04/03/17 h. 14.48
Gianni Marconi dice:

Da qualsiasi parte si guardi la galassia di centro sinistra sembra lo sforzo immane per conservare l'esistenza in vita di una specie arrivata al capolinea genetico.

04/03/17 h. 12.30
nonnapapera dice:

ronf!ronf!ronf!Cambia tutto, ma rimane tutto uguale....famoso motto italico, e chi lo scrisse mi pare fosse non esattamente un giovane e sicuramente non da un think-tank in uno dei tanti tecnopoli nazionali...vecchi senza progetti e giovani anagrafici con vecchie idee di sopravvivenza che cercano un salvagente per non affrontare la realta'dell'autodeterminazione economica e quindi intellettuale e politica.
Per noi handicappati sociali e politici non ci resta che Piff.

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