Le visite che si susseguiranno nel corso del pomeriggio si terranno nella sede centrale di CCPL (via M.K. Gandhi, 8, Reggio) ed avranno una durata di 40 minuti circa, durante i quali verranno commentate diverse opere della raccolta.
La prenotazione è gradita ma non necessaria.
Per info e prenotazioni si può scrivere a comunicazione@ccpl.it o telefonare allo 0522/299249.

Un assaggio delle opere che sarà possibile visionare.
La natura
Pompilio Mandelli, Paesaggio, 1959-1964, olio su tela, cm 115 x 95
Enrico Della Torre, Transito, 1988, olio su tela, cm 100 x 219
Simone Pellegrini, Orto, 2003, tecnica mista su carta intelata, cm 245 x 235
La natura è fonte d’ispirazione inesausta per gli artisti di tutti i tempi e, proprio a seconda dei tempi, della sensibilità, dello spazio e della cultura, il rapporto fra la natura e l’artista può dare vita a opere diverse ed inaspettate: Pompilio Mandelli è portavoce di quell’”Ultimo naturalismo” che il critico Francesco Angeli definisce come “estremo sussulto di pittura in natura” in ambito informale; Enrico Della Torre ha un rapporto strettissimo con la natura ma all’artista non interessa descriverla, cerca piuttosto di dare vita ad linguaggio nuovo che crei e trasformi la realtà; il lavoro di Simone Pellegrini sottolinea invece una componente tanto profonda quanto insondabile della natura, che elude il dominio della ragione rimandando a un che di primigenio.
Il Pop - Il gioco - Il simbolo
Joe Tilson, Finestra veneziana Zita, 2010, legno dipinto, cm 200 x 90 x 6
Mario Ceroli, Ti scrivo, 2000, terre e legno su cartone, cm 77 x 58
Marco Lodola, In punta di piedi, 2007, perspex e neon, cm 260 x 190 x 30
La Pop Art è stata una corrente artistica, ma soprattutto una “rivoluzione culturale”, il simbolo di una svolta nel modo di pensare e di fruire l’immagine. Gli echi dei suoi stilemi, delle sue maniere e dell’ironia che la contraddistinguono, permeano il mondo che ci circonda e si fanno riconoscere nelle opere di alcuni artisti contemporanei. Ad esempio, Joe Tilson, entrato nel movimento Pop inglese nei primi anni '60, percorre una strada estremamente originale, ricchissima di implicazioni e sviluppi strutturali, linguistici, antropologici, poetici. L'artista londinese recupera, già ai suoi esordi, non solo il valore antropologico delle immagini moderne, ma anche il senso delle immagini archetipe della tradizione culturale. Mario Ceroli, verso la metà degli anni Sessanta viene suggestionato del linguaggio pop statunitense e, anche se la sua ricerca figurativa rimane sempre legata alla tradizione umanistica della pittura italiana e le forme delle sue opere restano sempre legate ad una elegante ricerca artigianale, non mancano gli echi Pop. Andy Warhol sosteneva che la «pop art» è un modo diverso di amare le cose. Marco Lodola, lo scultore della luce, non poteva tradire il maestro né il suo amore per l' arte popolare. “Scrivete che sono un elettricista. Ho una visione proletaria dell' arte. Mi sento realizzato solo quando attacco i fili elettrici che, come d' incanto, accendono le mie sculture.”
Alcune eccellenze del territorio
Il territorio emiliano ha dato i natali ad alcuni artisti la cui ricerca si è fatta apprezzare a livello internazionale: dalla generazione di Vittorio Cavicchioni, Carlo Mattioli, Gino Gandini e Marco Gerra, a Davide Benati, Omar Galliani, Franco Guerzoni, Graziano Pompili, Alfonso Borghi e molti altri che vi invitiamo a scoprire nella sezione “La Raccolta d’arte” del sito.
Davide Benati, Bassifondi del cielo, 2003, acquarello su carta intelata, cm 195 x 297,5
“La tela è orizzontale e dall’alto la guardo. Come un monaco che si accinga a disegnare un Mandala, come un monaco che intoni un Mantra. Dopo giorni i colori si faranno corpo, avranno saturato lo spazio ma continueranno a rivelare per sempre la loro trasparente illusorietà.” Davide Benati parla così della sua pittura, specchio di un’intima e profonda contemplazione che nasce da una ricerca dal sapore orientale.
Omar Galliani, Nuove anatomie, 2001, matita su tavola e pastello, cm 251 x 185
Omar Galliani è uno dei massimi esponenti dell'arte contemporanea italiana. In un'epoca dominata dalle tecnologie, la sua ricerca artistica si incentra sulle possibilità del disegno utilizzando il carboncino e la matita. Le sue opere, pervase dal dualismo luce-tenebre del chiaroscuro, lasciano apparire e dissolvere le immagini, che assumono così la valenza alchemica di visioni, simboli.
Graziano Pompili, Paesaggio con ombra, 1996, marmo statuario scolpito, cm 179 x 22 x 22
"L'uomo vive nel paesaggio ma il paesaggio è fatto da lui, forgiato con l'agricoltura con le case. Con questo lavoro io mi occupo del luogo dove abita l'anima dell'uomo e la sua storia", la casa viene offerta come emblema di solitudine e di fuga dal mondo, ma anche metafora del rifugio a cui sempre si può fare ritorno e baluardo in difesa dagli attacchi esterni.










