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Giovedì 23.11.2017 ore 13.54
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Area Nord e cordate


L'Affondazione Manodori ha parzialmente risolto il problema di affittare Palazzo del Monte, stante il peso ormai del tutto inesistente del suo ruolo di modesto azionista del mega-gruppo bancario e il ritorno di Unicredit nella storica sede di via Toschi (i cui lavori sono stati conferiti, ad assegnazione diretta, a un gruppo con sede a Napoli: appalto che avrebbe fatto comodo a qualche boccheggiante impresa locale, ma non contiamo più una cippa nemmeno per queste cose).

 
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In sostituzione, sul versante Piazza del Monte arriva Teddy: fast fashion con sede centrale a Rimini, poca comunicazione, standard di prodotto di fascia under pop, ossia al di sotto della già discretamente proletaria H&M: qualità un filo al di sopra delle bancarelle al mercato del martedì e del venerdì, la differenza sostanziale sta nella confezione e nell'avere un tetto. La storia di Zara, di cui qualche giornale vagheggiò in passato, si è confermata per ciò che era: una piccola bufala locale messa in giro da gente male informata.

 
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Sul versante piazza Prampolini aprirà nientemeno che uno studio dentistico spagnolo con ambizioni di espansione internazionale. Se è vero, com'è vero, che i commerci sono l'anima sociale di una città, le previsioni nel settore non gratificano i molti che continuano a considerare il centro storico il cuore di Reggio Emilia.
 
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Prosegue nel frattempo la migrazione verso la collina del pubblico indigeno. La recente vocazione di piazza Fontanesi come baricentro di locali, ristorantini e un poco di movida va allargandosi alle aree limitrofe (Guazzatoio, piazza della Legna). Per sei mesi l'estate reggiana funziona, almeno sul piano del pubblico (pure troppo, per i residenti, ma non si può avere tutto nella vita). Il problema sono i mesi freddi: accanto a Restate, ci vorrebbe un Reinverno.

 
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Il Comune fa la sua parte e, con qualche eccezione, ha fatto meglio del passato. Restaurare le facciate degli edifici in decadenza è ormai un affare per i proprietari, visti sgravi e contributi. Il problema è più crudo: la politica arriva dove arriva, ma se un privato preferisce tenersi un immobile allo sfascio piuttosto che metterci due soldi - anche nell'interesse della valorizzazione del quartiere - non si possono mandare le ruspe.
 
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Fuori centro, in area Nord, decolla l'Arena Campovolo. Ne abbiamo parlato parecchio e non vogliamo ripeterci. Osserviamo con qualche sconforto brandelli di para-sinistra e para-ambientalisti opporsi a prescindere, ignorando del tutto il profilo a impatto zero dell'operazione. Si promette una finalmente vera pista ciclo-pedonale lungo l'intero perimetro del Campovolo, la piantumazione di oltre mille alberi - qualcosa che possa diventare un parco e non un titolo.
Alcuni di questi para-ambientalisti sono gli stessi che approvarono in consiglio comunale, una ventina di anni fa, le devastazioni ambientali della cementificazione 'ndranghetista della periferia e dei quartieri, i cui effetti la città osserva ancora oggi, e non solo nell'aula bunker del processo Aemilia.

 
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Ai più giovani oppositori, cui mancano studi e memoria, una sola osservazione: una sinistra che si oppone al rock ha un problema non politico, ma di fondamenta culturale. Se non vogliono studiare, almeno partissero da Elvis e dei Beatles, e prima di parlare connettessero la lingua ai neuroni.

 
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Consiglio comunale. Pare abbiano parlato del Venezuela. Mozione Forza Italia, firma della gentile sostituta del condannato in appello Pagliani per faccende di mafia. Ora, della sindrome da delirio egotico che l'ingresso in sala Tricolore può scaturire nelle psicologie più bisognose di conferme, ribadiamo un concetto qui espresso più volte: il consiglio comunale conta già quasi nulla in sé, ma in ogni caso è tenuto a occuparsi di questioni assai pratiche, tipo le buche nelle strade. La politica estera è faccenda di Palazzo Chigi e della Farnesina. Qualsiasi testo approvato in consiglio comunale in materia non conta niente, nessuno lo leggerà, finirà nel bidone della carta da riciclare come è giusto che sia. Se proprio volete condividere un'opinione, usate Facebook. Avrete anche qualcuno che forse vi ascolterà.
 
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Ha fatto clamore il no al conferimento della cittadinanza onoraria a Santiago Calatrava. Piuttosto che un cambio di rotta sulla concessione di queste ormai ridicolo onorificenze, il voto ha il sapore della vendetta politica consumata a distanza.

 
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Solo pochi mesi fa, la stessa sala Tricolore ha approvato la consegna teorica della medesima cittadinanza honoris causa all'ergastolano curdo Abdullah Ocalan detto Apo, un signore oggi assai pacifista ma che in passato, alla guida del Pkk, si è messo sul conto della propria coscienza un pacco di stragi e morti ammazzati al confronto storico dei quali le Brigate rosse appaiono simili a un'organizzazione scoutistica.

 
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Quindi: viva il compagno Apo, eroe della lotta armata, e abbasso l'archistar Calatrava, reo di farsi pagare le opere che gli vengono commissionate in tutto il mondo. Secondo qualcuno, Calatrava dovrebbe lavorare gratis.
 
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Cambiamo argomento. Interessante la cordata privata sulle Fiere. Molto composita, perfino colorata con personaggi quali Stefano Aleotti (il quale sta per aprire un nuovo locale negli spazi dell'ex Zoe a San Maurizio: si può prevedere che girerà molta gnocca). Il capocordata dell'affitto è un uomo della galassia creata nel tempo da Carlo Baldi (di cui si dice essere intervenuto personalmente per levare dei guai la coop Betulla).

 
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Il punto è che sull'area Fiere esistono non solo un paio di perizie dalle dimensioni piuttosto impegnative (tra i 24 e i 36 milioni di euro per il solo terreno), ma soprattutto non è consigliabile il tentativo di una speculazione immobiliare. Un conto è affittare quello spazio per un anno, altro è decidere le sorti di un'area di fondamentale importanza strategica tra la Mediopadana, l'area industriale di Mancasale e il casello dell'autostrada. Quanto vale quel terreno? A quanto lo cederà il liquidatore? I cordatisti - almeno, alcuni tra loro - confidano nell'affarone e chiudere con 4-5 milioni di euro. E' la classica partita dove il potere politico si incrocia frontalmente con questioni di pila. Secondo logica, al primo posto dovrebbe esserci la programmazione, ossia l'interesse dei cittadini, ossia una politica urbanistica pulita, leggera, sana, trasparente. Forse è il caso di accendere un cero.
 
 
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Anche perché ora area Nord significa essenzialmente tre cose: riqualificazione delle Reggiane (eccellente l'annunciato arrivo di Palomar, che può aprire una stagione nuova per autori, attori, artisti, creatori, operatori, media), Arena Campovolo e riuso delle zone degradate sul principio della rigenerazione urbana.

 
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Solo l'Arena vale 320mila presenze in più in città nel semestre maggio-ottobre. Su Reggiane è difficile fare stime, ma si parte da diverse centinaia di professionisti e operatori del settore industria 4.0 attivi in zona ogni giorno. Last but not least, va aggiunto il Centro Malaguzzi, con le sue continua visite di delegazioni internazionali. Già dall'estate prossima saranno visibili i primi, significativi cambiamenti per quell'area e, di conseguenza, per l'intera città.
 
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Questo per dire che Reggio Emilia - un luogo dove ci lecchiamo ancora le ferite dello stupro urbanistico-mafioso avvenuto tra la metà degli anni Novanta e i primi anni Duemila - non ha bisogno di aggiungere nulla, bensì di alleggerire, riqualificare, ripulire. E di mettere al primo posto delle proprie ambizioni la qualità del vivere: energia pulita e rinnovabile, qualità del cibo, qualità dell'aria, convivenza e socialità evolute.
 
 
 


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07/11/17 h. 10.59
Concordo su tutto dice:

Articolo frizzante. Per spirito e contenuti condivisibile su tutta la linea!

06/11/17 h. 15.22
conigliere del coniglio comunale dice:

nel coniglio comunale i coniglieri non discutono di buche per le strade perchè tanto non decidono nemmeno quelle.....il coniglio comunale ha solo il potere di mandare a casa il sindaco bocciandogli il bilancio.....cosa che a reggio emilia non succederà mai!!!!!!!!1

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