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Giuseppe Dossetti

''Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?''


di Giuseppe Dossetti

Terza Domenica di Pasqua, Anno C – 18 aprile 2010

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 21,1-19).

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. 


Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene».

Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


* * * * * * * * * *

Pietro intende dare le dimissioni: ha fallito come pescatore di uomini, vuol tornare a fare il pescatore di pesci. Ma le sue reti restano irrimediabilmente vuote. Proprio allora, all’apice dello sconforto, compare uno sconosciuto: un grande segno viene dato, che però è solo il punto di partenza di un percorso di avvicinamento, di riconoscimento e di intimità, che culmina nella domanda: “Mi ami tu?”. Essa viene ripetuta tre volte. Gesù vuol fare emergere, nella coscienza di Pietro, il senso di colpa per il triplice rinnegamento; tutto il passato deve essere gettato sul tavolo, poiché quella domanda offre un nuovo, assolutamente nuovo inizio.

Non conta quello che tu sei stato, quello che hai fatto: tutto ricomincia, come l’alba di un nuovo giorno. Tuttavia, una cosa è chiara: tu non ti appartieni più, ti sei consegnato; ma in questo sta la gioia, la libertà sta proprio nel seguire colui che ti ha conquistato con il suo amore. C’è un compito da svolgere: ti è stata data fiducia. Ma anche il dare la vita diventa una festa, poiché vien posto il sigillo alla fedeltà e alla gratitudine.

E’ bello scoprire in questa pagina la ragione per la quale la Chiesa continua e continuerà, nonostante le colpe e le miserie dei suoi membri. Non c’è solo la pedofilia di alcuni preti: io sento molto il peso dei silenzi passati e forse anche presenti di fronte alle guerre e all’oppressione della dignità dell’uomo. Giovanni Paolo II ha avuto il coraggio di elencare i motivi di una grande richiesta di perdono, nel Giubileo dell’anno 2000. Ancora una volta, come singoli e come Chiesa, siamo richiesti di rispondere alla domanda: “Mi ami tu?”. Tutto può ricominciare, sia per i carnefici che per le vittime.

Alle vittime, Gesù chiede di unire la loro sofferenza alla sua, come egli ha unito la sua sofferenza a quella dell’uomo: è di fronte alla mitezza dell’agnello che si arresta la catena della violenza dell’homo homini lupus; alla dignità violata viene offerto l’abbraccio di mani anch’esse trafitte, di un amore pieno di compassione, che promette una nuova integrità. Ai carnefici, viene pure offerto un nuovo inizio: certo, vien chiesto di assumersi piena responsabilità del male compiuto, senza scuse di fronte a Colui “che sa tutto”; ma la memoria del male può diventare energia spirituale, per un’umiltà che disarma le vendette, per un servizio senza riserve, per una fraternità ancora più delicata verso chi è nella disperazione per le colpe commesse.

Come è diversa la Chiesa dalle rocche del moralismo! Le sue porte debbono rimanere aperte, per tutti. La sua ricchezza è la presenza dell’Agnello, che il libro dell’Apocalisse vede ritto in piedi, sgozzato, ma vivente. Temo coloro che pensano alla Chiesa come al campo dei giusti, per accedere al quale si deve presentare un certificato di buona condotta: Gesù non chiede questo a Pietro, gli chiede soltanto: “Mi ami tu?”. Tutto il resto verrà dopo: non si tratta di svendere la verità e la giustizia, perché l’amore è più esigente di ogni tribunale etico.

“Ubi amatur, non laboratur; et si laboratur, ipse labor amatur”, disse Agostino d’Ippona, uno che seppe rispondere alla domanda del Cristo: “Quando si ama, non c’è fatica; ma se c’è fatica, si ama quella fatica”.


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30/05/10 h. 21.50
zambolo flavio dice:

Grazie per queste parole semplici ma
incisive, troppo spesso purtroppo noi
cristiani ci dimentichiamo di Gesù che
ci ama da sempre.

Grazie.

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