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Giuseppe Dossetti

«Coraggio, sono io, non abbiate paura!»


di Giuseppe Dossetti

Diciannovesima Domenica del Tempo Ordinario,  Anno A – 13 agosto 2017 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-33).
 
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
 
Il vangelo di oggi ha una certa attualità, considerando la polemica in atto sugli immigrati e sui salvataggi in mare. Vorrei però attirare la vostra attenzione su alcune ricorrenze di questi giorni. Il 9 agosto abbiamo celebrato la festa di santa Teresa Benedetta della Croce, nata Edith Stein, ebrea, che, dopo esser stata discepola di Husserl, dall’agnosticismo di convertì alla fede cristiana e divenne monaca carmelitana. Arrestata nel 1942, venne portata ad Auschwitz e uccisa. Nello stesso giorno, abbiamo ricordato Franz Jaegerstaetter, un contadino austriaco, che fece obiezione di coscienza alla guerra di Hitler e per questo venne giustiziato nel 1943. Nel 2007, un Papa tedesco, Benedetto XVI, con grande coraggio, lo dichiarò martire e beato. Domani, invece, ricorderemo Massimiliano Maria Kolbe, il sacerdote polacco che ad Auschwitz si offerse al posto di un altro prigioniero in una decimazione. Queste figure straordinarie ci vengono offerte perché non disperiamo, di fronte all’enormità del male: esse hanno vinto, con un amore più grande dell’odio omicida che li circondava e al quale tanti non hanno saputo resistere.
 
Infatti, resta la domanda: come è stato possibile, nell’Europa civile e cristiana, che si giungesse a un tale abisso di malvagità e di perversione? Quali sono stati i passaggi di una progressiva resa da parte di tante persone buone e rette? Quando si sarebbe potuto resistere e come? E, infine, è possibile che il male si ripresenti con la stessa virulenza, senza che noi siamo capaci di riconoscerlo e di contrastarlo?
 
La memoria è doverosa: la dimenticanza sarebbe una viltà. Non solo, ma ci esporrebbe a complicità oggettive o a un’arrendevolezza cieca, incapace di cogliere le concatenazioni necessarie che, da certe premesse, portano a orribili conseguenze.
 
Io sono sconcertato e profondamente preoccupato, di fronte al linguaggio di odio che sento o che leggo, nei confronti dei migranti e di coloro che cercano di aiutarli. Molte di queste persone hanno certamente dei difetti, così come ci sono difetti e scorrettezze nell’apparato di accoglienza e di aiuto. Tutto ciò, però, non viene affrontato con un pensiero costruttivo o con proposte di buona politica: c’è invece la gara a chi trova le parole più crudeli e gli insulti più odiosi. Il risultato è, che tutti questi esseri umani non sono più esseri umani: sono dei nemici, degli alieni dai quali dobbiamo difenderci e la loro vita perde valore, come la loro storia e le loro sofferenze. Questa costruzione della figura del nemico fu caratteristica del fascismo e del nazismo, con gli ebrei, ma anche con tutti coloro che continuavano a credere nella democrazia e nella razionalità. Specularmente, anche i vincitori caddero nella medesima trappola e fu molto difficile liberarsi dagli stereotipi e restituire dignità e valore a ogni uomo, da qualunque parte egli venisse. Ma la democrazia ha un presupposto, l’uguale valore di ogni uomo, come dice l’art. 3 della nostra Costituzione: “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Ci dobbiamo chiedere seriamente se per caso non stiamo erodendo questo fondamento della nostra comunità civile.
 
Come dicevo, i problemi esistono e sono gravi. Il “buonismo”, posto che esista, sarebbe anch’esso conseguenza del medesimo errore, creare un modello fittizio da applicare a ogni migrante, senza considerarne le caratteristiche personali, anche quelle meno positive.
 
C’è bisogno di politica, di buona politica. Essa mancò nel primo dopoguerra, per la cecità, anch’essa frutto dell’odio e del nazionalismo, delle potenze vincitrici. La volontà di umiliare la Germania indebolì la fragile democrazia tedesca e la Repubblica di Weimar non resse all’ondata di violenza, che si alimentava alla povertà dei cittadini. Tutto era stato previsto profeticamente, ancora durante la guerra, da Papa Benedetto XV:  “Né si dica che l’immane conflitto non può comporsi senza la violenza delle armi. Depongasi il mutuo proposito di distruzione; riflettasi che le Nazioni non muoiono: umiliate ed oppresse, portano frementi il giogo loro imposto, preparando la riscossa e trasmettendo di generazione in generazione un triste retaggio di odio e di vendetta” (28 luglio 1915).
 
Una simile ottusità si riscontra in certi proclami di persone pubbliche e talvolta viene da immaginare che ci sia una trista furberia, per guadagnare qualche voto, parlando al fondo oscuro che è presente in ciascuno di noi. E’ sintomatico che, più le grida diventano forti, meno appare una proposta politica, cioè praticabile, costruttiva.
 
Tuttavia, questa onda di emotività, spesso cattiva, ma spesso anche frutto di disorientamento, dimostra che non esiste una terza via, quale sarebbe l’astenersi o il delegare. La questione dei migranti è l’ultimo più recente aspetto di qualcosa che è iniziato nel 1989, con la caduta dei muri: si è cercato di creare un ordine mondiale usando la guerra e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Si è parlato di “scontro di civiltà”, fornendo benzina alle fiamme dell’integralismo. Si è trascurato il grido dei paesi poveri, lasciandoli diventare campo aperto alle scorrerie di pochi potenti, privi di qualsiasi morale. Se non altro, la riflessione sugli ultimi trent’anni dovrebbe dimostrare che pace, giustizia, solidarietà, responsabilità di tutti verso tutti, non sono parole vuote per discorsi di “anime belle”, ma indicazione di un impegno che sia sommamente concreto e al quale nessuno può sottrarsi.
 
La buona politica, però, per noi cristiani ha un presupposto. La considerazione della storia recente ci dice che, in certe epoche, il male si scatena in modo così virulento, che  non bastano la buona volontà e la razionalità per contrastarlo. Esso va anzitutto smascherato nei suoi inizi: dopo, è molto più difficile fermare la valanga. E’ necessario che ciascuno di noi sorvegli se stesso e i fratelli, perché non cediamo agli idoli foschi della violenza, anche solo del pensiero e delle parole, e perché non ci ritiriamo in un’impossibile neutralità.
 
In secondo luogo, le figure dei santi che abbiamo ricordato in  questi giorni ci ricordano che in qualche luogo, magari nei margini o negli abissi del dolore, ci sono innocenti che hanno vinto il male, a prezzo talvolta della vita. Questo ci porta a contemplare con maggior pensosità la figura dell’Innocente, colui in nome del quale Teresa Benedetta, Franz e Massimiliano hanno sacrificato la loro vita. Egli ci ricorda che l’amore vince, paradossalmente, anche e soprattutto quando sembra perdere. La luce per la nostra mente e il coraggio per le nostre azioni li possiamo attingere da lui: ecco perché la preghiera e, in particolare, la liturgia, la Messa, sono così importanti. A noi cristiani viene chiesto di essere i sacerdoti dell’umanità, di riconoscere il male e di gettarlo continuamente nella fornace inesausta dell’amore di Dio, con la nostra preghiera e con l’umile offerta della nostra vita quotidiana.
 
 
 
 


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23/08/17 h. 21.41
Gianna Burani dice:

Dove trovo il commento di d.Dossetti al Vangelo di domenica 20/8? Grazie

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