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Giuseppe Dossetti

"Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"


di Giuseppe Dossetti

Ascensione del Signore al cielo, Anno A – 28 maggio 2017

Dal Vangelo secondo Matteo
(Mt 28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.


* * *

Il cielo è un simbolo universale per indicare la dimensione spirituale dell'uomo, la sua “trascendenza”, ossia l'anelito ad andare sempre oltre, il suo non accontentarsi mai, la sua sete di infinito, per la quale “la siepe che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude”, per dirla con Leopardi, diventa uno stimolo a immaginare “interminati spazi”.

Ma non per tutti è dolce “naufragar in questo mare”: per molti il cielo è un tetto di bronzo, uno schermo invalicabile sul quale passano fantasmi che incutono orrore. Se “cielo” vuol dire speranza, quale speranza possono avere uomini e donne che perdono il lavoro e sanno che non ne troveranno mai più uno? Oppure, chi fugge dalla guerra e dalla fame o dalla persecuzione?

Al massimo essi non aspirano a un cielo, ma a una terra, a un luogo dove appartenere, dove avere un po' di dignità e di pace. Oggi si pensa spesso che neanche Dio aiuti. Si sa che Egli è in cielo, che il cielo è il suo trono: ma in nome suo si commettono ormai troppe violenze; oppure, dal suo Olimpo, Egli guarda le vicende umane con distacco, magari riservandosi un giudizio finale.

Oggi, per il cristiano, è un giorno di grande festa. Terra e cielo si incontrano, di nuovo è possibile uno slancio, una speranza. Gesù, che “sale al cielo”, ripristina un passaggio, la possibilità di una comunione: nuovamente, vale la pena impegnarsi e sacrificarsi, perché l'ultima parola è vita, è amore e gioia, quella gioia che accompagna gli apostoli a Gerusalemme, di ritorno dal Monte degli Olivi.

Tuttavia tutto questo potrebbe sembrare una bella favola, il simbolo di una nobile illusione. Gesù dice: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra”. Ma quali sono i segni di questo potere? Dice: “Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo”. Ma quali sono i segni di questa presenza?

Possiamo quindi capire che alcuni dei discepoli abbiano dubitato. Questo ci dà la libertà di interrogarci, senza temere di mancare di fede. La fede è sempre un rischio, quindi il dubbio ne fa parte.

La grandezza della fede sta proprio nella frase che san Paolo usa a proposito di Abramo: “Sperò contro ogni speranza”, spem contra spem speravit. Se ci si dovesse impegnare in una grande avventura – come il matrimonio, la generazione dei figli, la vita religiosa, ma anche la ricerca scientifica o una nobile causa per il bene comune – solo quando avessimo le idee chiare e distinte, credo che il mondo rimarrebbe nel grigiore di un egoismo impaurito.

Le ragioni della fede nascono dall’incontro con il Signore, sul monte del sacrificio o nella pianura della vita quotidiana. Quando l’abbiamo incontrato, le domande perdono la capacità di spaventarci, poiché la risposta è sempre una sola: “Io sono e sarò con te”.

Ma per incontrarlo che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo rientrare in noi stessi, anzitutto, liberandoci dagli idoli del mondo, dal rumore assordante delle vanità e delle promesse di falsi e miserabili piaceri, o dall’ebbrezza per i nostri grandi disegni. L’umiltà è verità.

Poi, certamente, aiuta l’incontro coi poveri, con il dolore dell’uomo: veniamo aiutati a capire perché il modo della presenza, scelto da Dio, sia quello della croce. Infatti nessuno può sentirsi escluso; anche colui che dicesse “non mi interessa”, o “io sono indegno, per me non ci può essere perdono”, sa che quella porta rimane aperta per lui fino alla fine dei tempi.

Ma non solo la terra entra in cielo; oggi anche il cielo si abbassa, fino a congiungersi con la terra. La storia, ogni storia, da quella grande delle nazioni a quella piccola di ogni singolo uomo, diventa il luogo di una presenza, diventa storia sacra. Nessuna lacrima cade dimenticata, nessun gesto di bontà è inutile, nessun uomo è perduto, nessuna dignità è violata, senza che ne venga chiesto conto, senza che essa sia rivendicata da colui che è morto per ogni uomo.

Vorrei anche dire una parola, in conclusione, a chi ha responsabilità di altri uomini, agli uomini della politica e dell'economia, in primo luogo. Oggi, contemplando l'uomo accanto a Dio, voi riconoscete la dignità di coloro che vi sono affidati. Essi non possono essere lo sgabello sul quale salire per arrivare a un vostro ipotetico cielo.

Colui che vi ha concesso di avere un potere, grande o piccolo che sia, vi dice anche: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero straniero e mi avete ospitato, ero malato o in carcere e siete venuti a trovarmi; tutto quello che avrete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me”. Voi avete una grande responsabilità e su di essa un giorno sarete giudicati.

Nello stesso tempo, però, non abbiate paura, non cedete al pessimismo. Se vi considererete servi, servi di Dio e dei poveri, se agirete con umiltà, interrogandovi davanti alla vostra coscienza, quel poco che le vostre forze riescono a fare sarà moltiplicato dal Padrone. Non cercate il consenso degli uomini, ma quello di Dio.


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