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Giuseppe Dossetti

"Chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno"


di Giuseppe Dossetti

Terza Domenica di Quaresima, Anno A – 19 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Giovanni
(Gv 4,5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno.

Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.

Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».

Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».

Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».

Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».

Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».

Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.

Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?».

Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni.

Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».


* * *

Nella donna samaritana la Chiesa può riconoscere se stessa. Essa è composta in prevalenza da coloro che vengono dal paganesimo, che “hanno avuto cinque mariti e vivono con uno che non è il loro marito”, che cioè hanno adorato gli idoli di questo mondo.

Ora però “adoriamo in spirito e verità” e abbiamo trovato “l’acqua che zampilla per la vita eterna”, che continuamente disseta l’uomo, il suo desiderio di pace, di bellezza, di giustizia.

La donna lascia la brocca e corre in città; annunzia: ”Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. Non c’è vergogna, ma la meraviglia di essere stata accolta e amata nella sua realtà di peccatrice. I cittadini sono indotti a andare incontro a Gesù e alla fine concludono: “Non è più per la tua parola che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.

Come sarebbe bello che il mondo dicesse oggi alla Chiesa le stesse parole! Certo, la Chiesa deve parlare, ma meno dei valori morali e della legge naturale e più della sua esperienza spirituale, del perdono ricevuto, della gioia dopo l’angoscia di una vita senza senso.

Dovrebbe anzi essere contenta quando le sue parole non sono più necessarie, perché l’uomo ha incontrato Gesù e il Maestro interiore parla direttamente al suo cuore. Ciò che è permanente nella Chiesa è anzitutto la testimonianza: parlare di sé, sentirsi profondamente vicina all’uomo, ai suoi limiti, alle sue debolezze; la sua esperienza la porta a indicare all’uomo che non sono le vie della potenza e della presunzione quelle che lo possono guarire.

La Chiesa diffida perciò di tutte le ideologie, di qualunque tendenza, per riportare invece l’uomo nella sua condizione di interlocutore del tutto singolare, di fronte al Tu, che gli viene incontro e gli dice: "Sono io, che parlo con te".

C’è una straordinaria bellezza nell’immagine di Gesù, che siede stanco al pozzo per aspettare ciascuno di noi. Come è grande la delicatezza del nostro Dio! Egli non assomiglia al Giove tonante, che atterrisce i suoi sudditi.

Se tu conoscessi il dono di Dio...”: c’è dunque un dono, non un premio ai giusti e ai forti; il dono è disponibile, perché c’è una volontà di amore che bussa discretamente alla nostra porta. È bello pensare che ciascuno di noi è aspettato, senza fretta, senza ultimatum.

C’è sempre tempo, per il Padre. Egli vuole essere adorato “in spirito e verità”. Lo Spirito è l’acqua viva che ci viene offerta ed è offerta a tutti: non è necessario andare a Gerusalemme o sul Garizim, basta rientrare in se stessi, ascoltare ciò che lo Spirito ci suggerisce.

La “verità” è il rapporto che si instaura con il Padre attraverso Gesù. Il nome tecnico sarebbe “rivelazione”: ma “verità” suggerisce il dinamismo della scoperta, di una luce spirituale che trasforma, che fa conoscere Dio non tramite dottrine o libri, ma attraverso l’esperienza dell’incontro.

Certamente molti uomini oggi si abbeverano ad acque inquinate. In alcuni casi esse sono profondamente contrarie alla dignità del bevitore, e questo va detto senza compromessi.

Però Gesù è interessato alla sete dell’uomo: essa è comunque l’impronta di Dio, perché la stessa insoddisfazione, l’avidità compulsiva di bere sempre di più, sono il segno che le cose di questo mondo non possono saziare, che ben più grande è il bene che ogni essere umano ricerca.

Ma è bene anche sentirsi ricercati: "Quaerens me sedisti lassus", ti sei seduto per la stanchezza, mentre mi stavi cercando. Così canta l’antico inno latino. La Chiesa può essere lo strumento di questa ricerca, anzi, la ricerca dell’incontro con l’uomo è il mandato che il suo Maestro le ha lasciato. Se questo vuol dire uscire dalle proprie sicurezze, andare incontro agli uomini là dove vivono, è bene che sia così.

Le miserie dell’uomo non debbono spaventarci: anche noi siamo stati o saremmo potuti essere uguali a loro. Se abbiamo ricevuto grazia non è per i nostri meriti, ma perché annunciamo agli altri quello che abbiamo ricevuto e che è offerto a tutti.


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