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Fabrizio Montanari

L'assassinio di Trotzkij


di Fabrizio Montanari

La tragica fine di Lev Davidovich Bronstein, noto come Lev Trotzkij, pur essendo stata ricostruita in ogni particolare e non restando più dubbi sull'identità del mandante, sulla sua dinamica e sul suo autore materiale, resta una tragica vicenda, capace da sola di illuminare un mondo, quello comunista della terza internazionale, che tante illusioni e altrettante tragedie ha seminato in Europa e nel mondo.

Rappresenta uno spaccato psicologico di tanti personaggi sdoppiati nel sacrificio della ragione sull’altare dell'ideologia, in particolare quella incarnata da Stalin. Come ha avuto modo di affermare Victor Zaslavsky: “Fare i conti con lo stalinismo significa riconoscere l’enorme responsabilità storica dei partiti comunisti occidentali e di tutta la sinistra stalinista nei confronti di milioni di persone in Occidente che, motivate da nobili ideali di uguaglianza, hanno finito per appoggiare il regime totalitario sovietico e in particolare quello staliniano, uno dei più sanguinari e criminali regimi nella storia del XX secolo”.

Il fondatore dell’Armata Rossa, amico di Lenin e, per diversi anni, secondo solo a Stalin nella gerarchia sovietica, sostiene la necessità storica di esportare la rivoluzione in altri paesi (la rivoluzione permanente), mentre Stalin è convinto che basti quella realizzata in Russia per liberare tutto il mondo. In realtà il dittatore sovietico vuole essere l’unico a dettare la strada agli altri partiti comunisti e a imporre loro le sue condizioni. Espulso nel 1927 dal partito e dall’Unione Sovietica nel 1929, Trotzkij viene messo su un treno con destinazione Odessa, dove lo imbarcano su un cargo sovietico diretto a Istanbul.

Salvo la Turchia che lo ha accettato in seguito a un accordo tra Stalin e Kemal Ataturk, nessun paese europeo è disposto a ospitarlo. Nessuno vuole inimicarsi Stalin e pregiudicare i rapporti commerciali e politici con l’Urss. Nel 1932 infine gli viene tolta anche la cittadinanza sovietica. Dopo una breve permanenza in Francia e in Norvegia, riceve l’offerta di ospitalità dal presidente messicano Lazaro Cardenas, uomo di sinistra ma non comunista.

Per lui che in esilio ha creato la Quarta Internazionale in opposizione appunto alla terza, quella stalinista, è un'occasione unica da non perdere per sottrarsi alla caccia spietata degli agenti segreti stalinisti. Stalin infatti lo vuole morto e per questo mobilita i migliori agenti dell’Nkvd, come si chiamava allora la polizia segreta, che devono scegliere il momento e il luogo più opportuno per eliminarlo.

Dopo 21 giorni di traversata la petroliera norvegese Ruth, il 9 gennaio 1937, entra nel porto messicano di Tampico. Ad accogliere Trotzkij, sua moglie Natalia Sedova e il nipotino Sieva ci sono pochi ammiratori e la pittrice Frida Kahlo. Diego Rivera, il suo compagno, è invece a letto ammalato. I due artisti per loro simpatia politica verso l’uomo che ha osato contrastare Stalin sono già stati espulsi dal Pcm e sono additati come traditori. Dopo un breve saluto ai compagni che sfidando le ire del Pcm sono accorsi ad accoglierlo, con un treno messogli a disposizione dal capo dello Stato, Trotzkij e quel che resta della sua famiglia raggiunge Città del Messico.


Frida Khalo e Diego Rivera

Trotzkij, in attesa di trovare una sistemazione indipendente e appropriata all’attività che vuole svolgere, è ospitato nella Casa Azzurra che Frida gli mette disposizione a Coyoacan. Il rivoluzionario russo dimostra di gradire l’ospitalità e le attenzioni di Frida e spera di trovare finalmente un po’ di tranquillità per dedicarsi alla stesura delle sue opere e alla cura di quel che resta della sua famiglia.

In Urss tutti i suoi familiari e quelli della moglie sono sterminati; sua figlia, che era riuscita a emigrare a Berlino, si toglie la vita; il figlio Leon Sedov muore misteriosamente in Francia in una clinica dopo un lieve intervento chirurgico. La stessa sorte tocca a molti suoi seguaci sparsi per il mondo. Ovunque si trovino vengono avvicinati ed eliminati dai sicari di Stalin. La sua ristretta corte infine risulta infiltrata di agenti sovietici. Un tragico destino infatti lo attende al varco.

Nella notte fra il 23 e il 24 maggio 1940, quando Trotzkij si è già trasferito in una piccola fortezza alla periferia di Città del Messico, messa a sua disposizione dal governo, un gruppo di fuoco composto da venti persone armate di tutto punto e guidate dagli agenti segreti sovietici Siqueiros e Grigulevich, irrompe nella casa sparando all’impazzata raffiche di mitra. La pianta della casa è fornita all’Nkvd dal suo agente Maria de la Sierra, addetta alla segreteria di Trotzkij, infiltrata nel suo staff fin dai tempi della sua permanenza in Norvegia.

Alcune guardie del corpo restano uccise. Trotzkij e la moglie invece si salvano miracolosamente nascondendosi sotto il letto. Si è trattato di una spaventosa tempesta di fuoco. La polizia accerta che solo nella stanza da letto in cui erano Trotzkij e la moglie sono stati sparati circa trecento colpi. L’americano Robert Sheldon Harte, uno dei seguaci addetti alla sicurezza, che ingenuamente ha aperto la porta e che forse ha riconosciuto qualcuno degli assalitori, viene poco dopo ritrovato cadavere in una casa di campagna di proprietà dello stesso Siqueiros.

La catena degli amici è però pronta ad aiutare i protagonisti dell’impresa miseramente fallita. Il poeta cileno Pablo Neruda, ad esempio, fa invitare Siqueiros nel suo paese per dipingere dei murales ed è così che il principale responsabile del primo attentato a Trotzkij non deve nemmeno comparire davanti a un tribunale.


Neruda, Rivera, Siquerios

Molti, specie l’opposizione radicale e la stampa borghese, ritengono tuttavia che questa “missione” sia stata ideata con il contributo determinante dell’italiano Vittorio Vidali su incarico di Stalin. Vidali è un comunista triestino della prima ora, a lungo rifugiato a Mosca, sopravvissuto alle purghe del 1935, inviato in molti paesi come agente dei servizi segreti e poi di stanza in Messico. Combattente in Spagna dove crea il Quinto Reggimento, è da tutti conosciuto come il mitico Comandante Carlos e da molti considerato uno dei responsabili della repressione degli anarchici durante il maggio di sangue di Barcellona nel 1937.

Morirà in Italia nel 1983 dopo aver guidato il Partito comunista del territorio libero di Trieste ed essere stato eletto senatore del Pci. In Messico si è legato sentimentalmente fin dagli anni trenta alla fotografa Tina Modotti ed è uno dei referenti più ascoltati del Partito comunista messicano.

Già sospettato d’essere coinvolto nell’assassinio del rivoluzionario Antonio Mella, Vidali respingerà sempre le accuse di complicità nell’assassinio di Trotzkij, sospettando di essere stato vittima di un complotto ordito a Mosca volto a eliminarlo perché al corrente di troppe informazioni compromettenti per il regime sovietico. Nel suo libro “Diario del XX Congresso” ricorderà quei fatti indirizzando precise accuse ai protagonisti di allora:

“Si trattò proprio di una storia organizzata da fuori e con l’utilizzazione di gente amante dell’avventura come Siqueiros, bravo artista dotato di una fantasia veramente pittoresca… Ho l’impressione che quell’attentato facesse parte di un piano che doveva concludersi con l’uccisione di Trotzkij, un piano elaborato nei dettagli da Mosca e probabilmente da Stalin. Allora, e soprattutto dopo la morte di Trotzkij, ci fu una campagna contro di me, organizzata dall’attuale membro del Partito comunista messicano Diego Rivera, il quale dopo la morte di Trotzkij prese in fretta l’aeroplano non senza aver prima dichiarato che il responsabile non potevo essere che io”.

Restano, tuttavia, ancora aperti molti dubbi e le versioni sono spesso tra loro contrastanti. Per farci un’idea più precisa di quanto affermato in molti ambienti politici e giornalistici è bene ricostruire i movimenti compiuti dal comunista triestino. Il 19 aprile 1939 Vidali raggiunge in aereo il Messico, dove ritrova dopo l’avventura spagnola Tina molto affaticata e invecchiata. I due sono ospitati dall’amico Diaz de Cosio. Sua moglie è la giovane e bella indios Isabel Carbajal, che qualche anno dopo sposerà Vittorio e gli darà il secondogenito Carlos (Carlitos).


V. Vidali e T. Modotti

David Alfaro Siqueiros, l’amico pittore ed ex combattente di Spagna, gli procura, grazie alle sue conoscenze governative, un regolare permesso di soggiorno in Messico, dove Vidali ha una precisa missione da compiere. La segreteria del Soccorso Rosso Internazionale gli ha affidato, infatti, il compito di organizzare gli aiuti ai profughi fuggiti dalla Spagna dopo la vittoria di Franco. Inizia a collaborare con il giornale El Popular, legato agli ambienti comunisti messicani, e si distingue nell’opera di costruzione del partito e delle organizzazioni sindacali.

Con Francesco Frola, Mario Montagnana e Leone Olper fonda inoltre l'Alleanza antifascista Giuseppe Garibaldi, un’associazione che intende riunire politicamente tutti gli esuli italiani d’America di sentimenti antifascisti. L’eco della guerra mondiale giunge anche nel lontano Messico e mobilita tutti gli antifascisti. Vidali vorrebbe essere in Italia e combattere a fianco dei suoi amici, che sa essere in pericolo, ma non è ancora in possesso dei documenti necessari per lasciare il Messico. L’Urss, il Soccorso Rosso e il Pci, per ragioni in parte diverse e in parte coincidenti, lo vogliono ancora in Messico.

In America Latina Vidali ha tantissime amicizie e può contare sull’aiuto di diversi compagni molto influenti. Il clima politico del paese è profondamente mutato dalla sua ultima permanenza, tanto che il nuovo presidente della Repubblica Lazaro Cardenas è ora espressione del fronte democratico-progressista e si dimostra aperto a ospitare tutti gli antifascisti esuli dall’Europa. Durante i sette anni della presidenza Cardenas il Messico si trasforma, in effetti, in un’isola democratica e felice in un mondo che va alla deriva.

Queste condizioni politiche permettono che si ricostituisca in Messico parte del gruppo che ha operato in Spagna e che è accusato d’essere stato il responsabile della persecuzione operata nei confronti degli anarchici e dei trotzkisti a Barcellona e in molte altre città della Spagna. E’ attorno a questo gruppo che nascono e prendono forza gran parte delle vicende politiche che scuotono il Messico.

Vidali è amico del pittore comunista David Alfaro Siqueiros, già ufficiale dell’esercito repubblicano nel corso della guerra civile spagnola, e dell’argentino Codovilla, entrambi protagonisti, il 20 maggio 1940, del primo fallito attentato a Leone Trotzkij.

La stessa pittrice Frida Kahlo, amica di Tina Modotti e di Vidali e sospettata a torto di aver fatto il doppio gioco, è accusata d’aver preso parte all’assassinio del rivoluzionario russo, viene interrogata dalla polizia e incarcerata. Solo grazie all’intervento del presidente Cardenas può guadagnare di nuovo la libertà.

Per completare il quadro e capire meglio l’assurdità di tali accuse è bene, inoltre, ricordare il rapporto più che intimo intercorso per alcuni mesi tra la pittrice e il rivoluzionario russo, quando quest’ultimo era ancora ospite in casa Kahlo. Lui le prestava dei libri e infilava tra le pagine dei bigliettini che erano altrettante richieste d’appuntamento e dichiarazioni d’amore. Per trascorrere qualche ora d’intimità, s’incontravano in Calle Aguayo, a casa della sorella Cristina.

A novembre dello stesso anno, in occasione dell’anniversario della rivoluzione russa, Frida gli aveva mandato un suo autoritratto con la dedica “A Leon Trockij con tutto il cuore”. Frida aveva conosciuto il pittore Diego Rivera proprio in casa della Modotti qualche tempo prima, ma poi l’intima amicizia tra le due donne era repentinamente finita a causa d’insanabili contrasti politici. Tina e Vittorio, infatti, restavano fedeli a Stalin, mentre Frida e Diego erano passati al servizio della Quarta Internazionale.


F. Kahlo e L. Trotzkij

Pur avendo trovato rifugio in Messico in una villa appositamente trasformata in una specie di fortezza e sorvegliata da alcuni fedeli seguaci, Trotzkij è inseguito e raggiunto dagli uomini dell'Nkvd. Il 20 agosto del 1940 il fondatore dell'Armata Rossa viene, infatti, ucciso nel suo studio a colpi di piccone.

I fatti devono essersi svolti più o meno così: Ramòn Mercader, l’assassino di Trotzkij, ha modo di conoscere in Francia la cittadina americana d’origine russa Sylvia Angeloff, sorella di Ruth, una delle segretarie di Trotzkij. Entrambe le sorelle sono spesso ospitate con grande affetto da Trotzkij nella sua casa messicana.

Sylvia è una ragazza non particolarmente bella, timida e molto ingenua, con la sola grande passione per l’ideologia comunista. E’ giunta a Parigi con l’amica Ruby Weil, in realtà agente dell’Nkvd e infiltrata negli ambienti trotzkisti americani. Seguendo le istruzioni ricevute, Ramòn la corteggia e la ospita a Parigi, dove può usufruire di un appartamento preso in affitto da Siqueiros nell’estate del 1938. Mentre Sylvia si innamora, Ramòn tesse la tela per avvicinarsi il più possibile a Trotzkij.

Mercader è solito cambiare spesso nome: a Parigi è Mornard Jacques, a New York diventa Tony Babitch e Frank Jackson. L’input viene da New York e in particolare dal dirigente comunista Earl Browder, amico di Vidali, il quale incarica l’agente del Gpu Jack Stachel di far entrare in contatto Mercader con qualcuno che possa introdurlo nel selezionato giro di persone che circondano Trotzkij.

Il segretario del Partito comunista messicano Hernan Laborde (1985-1955), pur condividendo la lotta al trotzkismo, è invece assolutamente contrario all’assassinio politico e cerca di ostacolare il piano. Ma la sua opposizione è sconfitta grazie all’appoggio decisivo del Partito comunista americano guidato da Browder, che era stato il primo dirigente comunista americano ad accogliere Vidali al suo arrivo in Usa e, forse, la persona che più di tutti ha insistito perché si recasse in Messico.

Sylvia e Ramòn si rivedono nel 1939 a New York, dove Ramòn dice di essere arrivato per sfuggire alla chiamata alle armi e di lavorare per un'importante ditta commerciale. Sylvia è felice di rivederlo e non sospetta di nulla. Trasferitosi a Città del Messico ufficialmente per ragioni di lavoro, Ramòn e Sylvia convivono in un modesto albergo e spesso Ramòn accompagna la sua amata alla casa di Trotzkij dove Sylvia presta la sua opera di segretaria.

Grazie a Sylvia e a sua sorella, Mercader stringe amicizia con alcune guardie del corpo del rivoluzionario russo, oltre che con il nipote Sieva. A poco a poco riesce a farsi accettare in casa e stringe amicizia anche con lo stesso Trotzkij. Ha così modo di studiare la disposizione delle stanze e capire quale strategia adottare, una volta compiuto il delitto, per uscire velocemente dall’abitazione. Intravista la possibilità di avvicinarsi a Trotzkij, passa all’azione. Il metodo scelto è tra i più cruenti: userà una piccozza.

Poco dopo le cinque del pomeriggio Ramòn si presenta alla casa, avendo cura di parcheggiare la macchina in posizione tale da non aver nessun problema a fuggire. E’ vestito di scuro con il cappello e l’impermeabile sul braccio che nasconde il micidiale attrezzo. Con la scusa di voler sottoporre a Trotzkij un articolo politico che ha scritto si avvicina al rivoluzionario russo, restando in piedi alle sue spalle. Poi mentre Trotzkij è intento a leggere il documento chiude gli occhi e sferra il micidiale colpo. Colpito alla testa, Trotzkij lancia un tremendo grido di dolore, mentre la moglie e le guardie del corpo si precipitano su Mercader e lo fermano.

Al processo Ramòn dirà: “Con la piccozza, chiudendo gli occhi, gli vibrai un tremendo colpo alla testa. Lui lanciò un grido che non dimenticherò mai. Fu un lungo aaaah, lungo senza fine, lo sento ancora nella mia testa. Balzò in piedi, si avventò su di me e mi morse la mano, vi sono ancora i segni dei denti. Lo scagliai a terra, ma lui si rialzò, e cadde nell’altra stanza”.


La polizia mostra la piccozza utilizzata da Mercader / Trotzkij sul letto di morte

Trasportato all’ospedale, Trotzkij morirà il giorno dopo a 60 anni d’età. Prima di spirare riesce, tuttavia, a pronunciare qualche parola: “Non bisogna ucciderlo. Occorre farlo parlare”. Cosa che in verità non avvenne mai. Sua madre Caridad Del Rio Mercader, che lo ha sempre incoraggiato a lavorare per i servizi segreti sovietici, lo aspetta con un’auto accesa in una via accanto per portarlo in salvo, ma Ramòn non riesce a raggiungerla. Caridad riparerà, via California e Cuba, poco dopo a Mosca.

Ramòn Mercader, conosciuto dalla polizia messicana come Jacques Mornard o Frank Jackson, è condannato il 25 giugno 1944 a vent’anni di carcere, il massimo della pena consentito dalle leggi messicane. Lui non parla con nessuno e non svela il suo vero nome. I sovietici gli procurano l’avvocato Eduardo Cincieros, uno dei più valenti legali del Messico, e in carcere non gli fanno mancare nulla. Tutti i giorni riceve la visita di una giovane donna, Roquelia, che in seguito diventerà sua moglie, ma che ora è semplicemente un agente dell’Nkvd.

Il primo a riconoscerlo è il fotografo spagnolo Agustin Puertolas che lo ha incontrato in Spagna durante la guerra civile, poi sarà la volta dello scrittore Julian Gorkin e tanti altri suoi ex compagni nella guerra di Spagna. Liberato il 6 maggio 1960, all’uscita dal carcere trova ad aspettarlo dei diplomatici cecoslovacchi che gli consegnano un passaporto con il quale lascia immediatamente il Messico. Poi via Cuba raggiungerà Mosca.

I russi lo difenderanno sempre e onoreranno la madre Maria de La Caridad del Rio Hernandez, già combattente dell’esercito repubblicano spagnolo, con l’Ordine di Lenin. Figlia del governatore spagnolo di Santiago di Cuba, bella, volitiva e dal carattere avventuroso, aveva sposato, nel 1911, l’industriale di tessuti Pablo Mercader dal quale aveva avuto cinque figli: Luis (combattente nell’Armata Rossa e professore emerito alla scuola tecnica superiore di ingegneria a Madrid), Jorge (membro dell’Nkvd), Pablo (morto in battaglia durante la guerra civile), Montserrat (già segretaria del comunista francese e combattente in Spagna André Marty, noto anche come il macellaio di Albacete) e appunto Ramòn.

Raggiunta la Francia si iscrive al Partito comunista e, allo scoppio della guerra civile spagnola, si reca a Barcellona con i figli Pablo e Ramòn per dare il suo contributo alla causa repubblicana. Al termine del conflitto, durante il quale perde sul fronte di Madrid il figlio Pablo, con il comunista russo Leonid Ejtingon (detto Naoum), comandante delle forze di sicurezza di Stato (Nkvd), si rifugia a Mosca, dove Ramòn è addestrato ad azioni terroristiche da Pavel Sudoplatov, numero due di Berija e capo del gruppo speciale dell’Nkvd per le operazioni speciali all’estero.

Dopo la morte di Stalin sarà arrestato e trascorrerà oltre 15 anni nei campi di prigionia. Riabilitato nel 1992 per aver agito su ordine del Comitato centrale, è morto alcuni anni dopo nella sua abitazione. Quando Ramòn è pronto viene, dunque, mandato in missione. Il suo compito, come sappiamo, è il più delicato e rischioso che si possa immaginare: eliminare il più temibile rivale del grande Stalin.

Gli assicurano che, se riuscirà nell’impresa, l’Urss gli sarà per sempre riconoscente. In effetti Ramòn sarà decorato con l’ordine di Eroe dell’Unione Sovietica e morirà di vecchiaia il 10 ottobre 1978 a Cuba. Le sue ceneri sono state successivamente trasferite a Mosca, nel cimitero di Kuntsevo, accanto alla dacia di Stalin. Nel giugno del 1987 il Kgb ha disposto sulla sua tomba una lastra con questa iscrizione: “All’eroe dell’Unione Sovietica Ramon Ivanovich Lopez” (quello era il suo nome in russo). Sylvia invece morirà a Brooklyn nel 1995, tormentata per essere caduta così ingenuamente nelle mani dei sovietici e aver involontariamente favorito l’assassinio di Trotzkij.

Come abbiamo visto è a New York che Vidali incontra Browder, il segretario del Partito comunista americano, e Stachel, poco prima di raggiungere Città del Messico, quando i preparativi dell’attentato sono ormai giunti alla fase finale. Che sia andato a New York per ricevere ordini? La verità non si saprà mai. Nel suo libro di memorie intitolato “Comandante Carlos” Vidali sosterrà che allora ebbe con loro un violento scontro d’opinioni, così come accadde con l’emissario dell’Internazionale, l’argentino Victor Codovilla, deciso a liquidare anche fisicamente l’ex capo dell’Armata Rossa.

In seguito Mercader ammetterà di non aver avuto scelta e d’aver agito così su ordine della Gpu per salvare la madre prigioniera a Mosca, dove aveva lavorato agli ordini di Berija. Questa motivazione, però, alla luce della testimonianza del fratello Luis non pare veritiera ma pronunciata per non rivelare il suo ruolo d’agente dell'Nkvd.

Dopo l’attentato Caridad era tornata a Mosca, dove le era stato offerto un appartamento nel quartiere residenziale di Kalujskaia. Stando alla testimonianza del figlio Luis, con il trascorrere del tempo Maria provò un enorme senso di colpa per aver incoraggiato il figlio a diventare un killer e una profonda disillusione del regime comunista. Il generale Volkonogov, direttore dell’Istituto di storia militare dell’Unione Sovietica, ha in seguito scoperto negli archivi sovietici il documento originale contenente l’ordine di uccidere Trotzkij. Il foglio porta la firma di Stalin e per consenso di Vorosilov, Molotov e Ordzonikidze, tutti membri del Politbjuro.

Il 22 agosto la Tass si limita a riportare senza alcun commento questa notizia: “In un ospedale di Città del Messico è morto Trotzkij, a causa di una frattura del cranio provocata da un attentato perpetrato da una persona della sua cerchia più vicina”. Sulle colonne del periodico della Confederazione dei lavoratori dell’America Latina “Por un mundo mejor” Vidali tiene in quei giorni un diario settimanale, nel quale ovviamente offre la sua versione dei fatti.

La polizia continua a ritenere Vidali coinvolto nell’assassinio di Trotzkij e, nel marzo del 1941, lo arresta presso i giardini dell’Alameda Central. E’ rinchiuso nel carcere di El Pocito alla periferia di Città del Messico, dove per parecchi giorni è costretto a stare in isolamento, nella sporcizia e nel buio più assoluto. Grazie però alla rete d’amicizie e di complicità che ha tessuto in Messico riesce ancora una volta a togliersi dai guai. In suo aiuto accorrono, infatti, il senatore Luis Monzon e il figlio di questi, che è ufficiale del controspionaggio messicano. Il loro intervento risulta decisivo e gli vale la liberazione.

Anche Siqueiros, che si mantiene in contatto con i piani alti del potere politico messicano, si adopera attivamente per la sua liberazione. Grazie poi all’intercessione del console cileno Pablo Neruda ottiene anche un visto speciale per il Messico. Vittorio resterà amico, confidente e ammiratore di Pablo Neruda per tutto il resto della vita. Quando il poeta arriverà in Italia troverà al suo fianco, come guida e organizzatore di diverse manifestazioni culturali, il vecchio e mai dimenticato amico di un tempo.

Il ministro dell’interno Garcia Tellez, a sua volta, riceve Vidali nel suo ufficio e gli offre nuovi documenti. Ancora nel suo ultimo libro Vidali, a distanza dunque di trent’anni, sosterrà con forza: “La polizia politica sovietica tentò di coinvolgermi nel più losco e clamoroso complotto di quegli anni per isolarmi, per tentare di distruggermi politicamente, dal momento che non era riuscita, grazie ad Elena Stassova, a Togliatti, a dirigenti del Comintern come Tom Bell, ad avermi nelle sue mani. Mi sentivo avvolto da una specie di trama oscura, impalpabile, di cui non riuscivo a individuare il disegno e a cogliere le finalità. Tutti i dettagli, i particolari di quella situazione che allora non potevo capire, li ho accostati pian piano nel corso degli anni”.

Vittorio sospetta che dietro l’insistenza di Browder di inviarlo in Messico proprio in quei giorni nei quali si progettava l’attentato ci sia stato l’imput del Nkvd, che intendeva offrire all’opinione pubblica una persona nota alla polizia su cui deviare le indagini e i sospetti. Nel suo libro “La caduta della Repubblica” Vidali non esiterà a contestare anche la testimonianza del dirigente del Poum J. Gorkin contenuta nel libro, edito a Parigi nel 1948, “Ainsi fut assassiné Trotski”.

Lo storico Robert Conquest invece nel suo libro “Il grande terrore” afferma con sicurezza: “L’assassinio di Trotzkij fu affidato a un alto funzionario dell’Nkvd, Ejtingon. Questi partì per l’America portando con sé Carlo (Vittorio) Codovilla ch’era stato coinvolto con l’assassinio di Nin, e Vittorio Vidali, un altro dei più formidabili tra i killer venuti dalla Spagna. E’ stato l’altro agente dell’Nkvd a organizzare l’attentato contro Trotzkij a cui parteciparono Siqueiros e Vittorio Vidali”.

Prove certe e inconfutabili circa la sua diretta o indiretta partecipazione all’assassinio di Trotzkij non ne esistono. Siamo solo in presenza di accuse indiziarie avanzate dalla polizia e dai giornali messicani che mettono in relazione la sua presenza sul luogo del delitto (Città del Messico), la frequentazione dei diretti responsabili, il suo ruolo di fiduciario dei servizi segreti sovietici con l’assassinio del rivoluzionario russo.

Tale convinzione era rafforzata anche dal fatto che ovunque ci fosse stato un delitto politico marcato Stalin (vedi le purghe in Urss, il Maggio di sangue a Barcellona con i casi Berneri e Nin, il Messico con l’uccisione di Mella e poi di Trotzkij) lì era presente Vidali e lì lavorava per il partito a stretto contatto con gli autori accertati dei delitti. Per contro abbiamo le dichiarazioni dello stesso Vidali che offrono una versione opposta di quanto accaduto, mettendo sotto accusa i servizi segreti che avrebbero voluto colpirlo per cancellare definitivamente uno scomodo testimone degli orrori compiuti dai sovietici in giro per il mondo.



Note

1) Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Caideron nacque a Coyoacan, Città del Messico, il 6 luglio 1907. Nella prima infanzia fu colpita da una forma acuta di poliomielite. Nel 1922 entrò alla National Preparatory School. A diciotto anni, in un incidente, fu trafitta dal corrimano di un autobus che le perforò la colonna vertebrale, il bacino e l’utero. Durante la lunga convalescenza cominciò a dipingere. Nel 1928 conobbe a casa di Tina Modotti il pittore Diego Rivera, che sposò l’anno successivo. Poi divorziarono per risposarsi successivamente.

Ebbe diversi amanti. Pare anche che abbia avuto una relazione sentimentale con Lev Trotzkij. Nel 1938 espose i suoi quadri in Europa e negli Stati Uniti. Andrè Breton definì i suoi quadri “bombe avvolte in nastri di seta”. Due anni più tardi cominciò a insegnare arte: i suoi studenti furono chiamati Los Fridos. Affranta dal dolore il 13 luglio 1954 morì nella sua casa di famiglia a Coyoacan. Il suo ultimo messaggio fu: “Aspetto felice la partenza e spero di non tornare mai più”. Nel 1982 la Whitechapel Art Gallery di Londra ha organizzato una mostra intitolata Frida Kahlo e Tina Modotti. In seguito l’esposizione ha girato la Germania ed è stata presentata a New York. Da quella mostra è poi stato tratto un documentario dallo stesso titolo.

2) Rivera Diego (1886-1957). Forse il pittore messicano più illustre e creativo. Dopo diversi viaggi in Europa, nel 1915 si stabilisce a Parigi, ricevendone l’influenza del post-impressionismo e del cubismo. Espone alcune opere cubiste per poi ritornare alla pittura figurativa. In Messico si avvicina alla pittura murale, si iscrive al Partito comunista e fa parte del gruppo fondatore del sindacato dei pittori, scultori e incisori rivoluzionari. Le sue opere decorano tutti i maggiori palazzi messicani.

Nel 1925 dipinge due ritratti di Tina Modotti raffiguranti “La vergine Terra” e “Vita e Terra”. Nel 1927 è invitato in Urss ai festeggiamenti del decimo anniversario della Rivoluzione di Ottobre. Dal 1930 al 1931 si stabilisce negli Usa, dove espone in diverse città. Rivera e la sua compagna Frida Kahlo ospitano a Città del Messico i coniugi Trotzkij e per questo sono espulsi dal Pcm. Nel 1950 è presente alla Biennale di Venezia. Nel 1954 è riammesso nel Partito comunista. E’ sepolto nella Rotonda degli uomini illustri al Panteon Civile di Città del Messico.

3) Siqueiros David Alfaro (1896-1974). Pittore messicano in stretto rapporto con le idee novecentesche e in particolare con l’ideologia comunista. Dopo una sosta a Parigi, dove conobbe Diego Rivera, ritornò in Messico per unirsi ai pittori che stavano realizzando i primi murales nella Escuela Nacional Preparatoria di San Ildefonso. Tra il 1936 e il 1938 fu in Spagna come ufficiale dell’esercito repubblicano.

Fu poi incaricato di realizzare i murales per il Politecnico di Città del Messico. Lavorò a Los Angeles realizzando esposizioni in molte città e tenendo lezioni di moralismo presso la Chouinard School of Art. Con Orozco e Rivera divenne il più efficace celebratore dei nuovi ideali rivoluzionari grazie a un realismo epico e monumentale. Il suo capolavoro è “La marcia dell’umanità”, realizzato presso l’Hotel Parque de la Lama a Città del Messico.


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28/11/14 h. 12.22
Protov dice:

Sono d'accordo su tutto quanto scritto da martov.
Su wikipedia in italiano e in russo la morte di Mercader viene ascritta a sarcoma, mentre su wikipedia in spagnolo a cancro del polmone e su quella in tedesco genericamente a cancro.
Purtroppo le implicazioni degli innumerevoli vergognosi delitti perpetrati da questa cricca di criminali e parassiti della rivoluzione d'ottobre non sono solo morali, ma sociali e politiche di livello globale ed epocale essendo una delle cause della sconfitta del movimento operaio e di liberazione antimperialista e avendo contribuito all'attuale situazione di arretramento dei diritti dei lavoratori e dei popoli del terzo mondo.

31/12/12 h. 16.09
martov dice:

Semplicemente grazie di questa sintetica, ricostruzione del vergognoso assassinio di uno dei più grandi teorici del socialismo. Un vero e sincero rivoluzionario, grande e raffinato intellettuale,che ha sempre raccontato la verità storica sulla rivoluzione sovietica,
A mio parere Vidali è sicuramente coinvolto nell'assassinio di Trotsky così come in quello di Nin e di Berneri. Purtroppo, occorre ammettere che anche il PCI è stato sempre controllato dalla nomenklatura staliniana dalla liberazione fino a fine anni '60.
Mercader però non deve essere affatto morto di vecchiaia (quanti anni aveva, 65?), ma anche lui fatto fuori dal KGB in quanto non più affidabile.

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