Lunedì 2 luglio sarà sciopero nazionale per l’intera giornata di lavoro di tutti i dipendenti di Intesa Sanpaolo. A Parma, la mobilitazione riguarderà i marchi Intesa Sanpaolo, Intesa Sanpaolo Group Services, Carisbo, Banca Monte Parma, Neos Finance."La riforma previdenziale intervenuta a dicembre e il ddl Fornero di fine maggio hanno reso più onerosi i contenuti del Piano Industriale di gruppo 2011/2013, predisposto lo scorso anno, e vanificato il conseguente accordo, siglato il 29 luglio 2011 da organizzazioni sindacali e azienda, che nelle prospettive di sviluppo aziendale faceva leva su uscite di lavoratori, volontarie ed incentivate, nuove assunzioni, e tutele per il personale coinvolto nei processi di riconversione e riqualificazione professionale - spiegano le Rsa del Gruppo Intesa Sanpaolo, Dircredito, Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil e Uilca di Parma - Alla luce di questo e della evoluzione negativa dei mercati e delle aspettativa di crescita, gli obiettivi del Gruppo indicati nel suddetto Piano richiedevano una revisione".
"La fase di confronto, che ne è conseguita fin dal mese di maggio, avrebbe dovuto portare a conoscenza i nuovi indirizzi strategici del Gruppo, sempre nel rispetto della garanzie occupazionali, salariali e normative, come è sempre stato nell’impronta concertativa delle relazioni fra le scriventi organizzazioni sindacali e il Gruppo. Il sindacato quindi individuava le linee di indirizzo sulle quali costruire delle posizioni unitarie a sostegno della trattativa: conferma dell’impianto normativo e salariale dei cosiddetti “Accordi di Armonizzazione”, in sostanza il Contratto Integrativo del Gruppo, scadenti il 30 giugno ed argomento centrale di questa negoziazione; rifiuto della cancellazione dell’accordo sul Piano d’Impresa individuando una soluzione rapida e concreta per i lavoratori esodati; richiesta che l’avvio del nuovo orario di sportello/filiale sia posticipata alla fine del periodo estivo e che la nuova articolazione salvaguardi comunque le esigenze individuali conciliando tempi di vita e di lavoro; applicazione delle previsioni contrattuali nazionali circa la contribuzione aziendale alla previdenza complementare - prosegue la nota - La risposta aziendale non solo è stata negativa su tutti i fronti, ma il Gruppo ha considerato definitivamente superato l’accordo sul Piano d’impresa 2011/2013 aprendo la procedura contrattuale in relazione a processi di riorganizzazione, ristrutturazione e conseguenti tensioni occupazionali. Obiettivo il raggiungimento di una riduzione di costo di almeno 250 milioni di euro".
La riduzione dei costi prevede la chiusura di 1.000 filiali; deroghe al Ccnl; la sospensione dell’attività e dell’orario di lavoro con conseguente riduzione del salario; la modifica del sistema degli inquadramenti ed attribuzione delle mansioni; revisione delle regole di mobilità territoriale; flessibilità della articolazioni individuali di orario e ricorso al part-time - sottolineano i sindacati - Questa richiesta unilaterale di pesanti sacrifici ancora una volta esclusivamente a carico dei lavoratori, insieme al contraddittorio e disarticolato disegno del Piano d’Impresa, non poteva che sfociare in un netto e deciso rifiuto da parte delle organizzazioni sindacali delle modalità e dello strumento messo in campo dall’azienda. In queste condizioni non è stato possibile l’avvio di alcuna trattativa ulteriore. In risposta a questa chiusura del Gruppo, occorre da parte del sindacato una replica dura e coesa".









